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Guida al Volley 2019
PARLIAMO DI VOLLEY :  Campionato femminile



05.01.2019 - Ricordiamoci che le donne rappresentano l'eccellenza nello sport
Fabio Pagliara
Fabio Pagliara
Ci voleva il calcio e il suo carrozzone miliardario per alzare il “velo” sulla questione femminile nello sport, sugli spalti come nei campi. Ci volevano i riflettori che illuminano lo sfarzoso nulla del deserto arabo, la Supercoppa, la Juve e il Milan, i politici che come tori si scagliano sul drappo rosso della polemica a ogni costo. Eppure il binomio donna-sport è uno dei più grandi paradossi nazionali, con questa sproporzione enorme fra i risultati al femminile e la considerazione del mondo sportivo per chi tiene alto il vessillo tricolore in quasi tutte le discipline. Pallavolo, Basket, Atletica, Ginnastica, Sci, Nuoto, Pallanuoto: non c’è praticamente sport nel quale i medaglieri non siano sempre più a “tinta rosa”, se mi si passa il luogo comune, pur con le solite, odiose, discriminazioni che ancora oggi rendono alle donne più complicato degli uomini affermarsi ad alto livello, in maniera proporzionale alla facilità con la quale si parla di loro quando si scatenano gossip o amorazzi normalissimi a questa età. La vera discriminazione, però, scatta quando da atlete le donne devono assumere ruoli dirigenziali o di responsabilità, dal campo (allenatrici) alla scrivania (dirigenti, amministratrici, manager): una ecatombe, certificata da un maschilismo tanto anacronistico quanto ancora molto diffuso nel Belpaese (mai eufemismo fu più, tristemente, azzeccato), con un numero di donne nei ruoli di responsabilità che si contano sulla punta delle dita. Tutte brave soldatine in campo incapaci di diventare colonnelli o generali dai posti di comando? Impossibile. Lo sport non mente, mai. Chi è leader sui terreni di gioco, chi dimostra di avere spesso più lucidità, raziocinio, costanza, caparbietà quando si tratta di perseguire il risultato massimo, non può non essere titolato a farlo nella vita di tutti i giorni, altrimenti avremmo inutilmente studiato il fenomeno per anni e ci saremmo presi in giro sul valore formativo dello sport e sul suo essere cartina al tornasole dei comportamenti sociali. Molto banalmente lo sport dei “maschi che comandano” alza un muro, non meno odioso dei divieti sauditi per la Supercoppa, lasciando alle donne le briciole, il retropalco, la tribuna solo se accompagnate dal marito. Indigniamoci, dunque, per gli emiri trinariciuti che sborsano milioni di sponsorizzazioni e nascondono così sotto il tappeto le loro arcaiche contraddizioni, senza dimenticare che la prima “questione femminile” è a casa nostra, in Italia, dentro le nostre divise ornate con lo scudetto tricolore. Ricordiamoci che le donne rappresentano l’eccellenza nello sport non solo quando Federica Pellegrini domina in vasca o le nostre pallavoliste salvano i bilanci iridati al movimento, quando le giovanissime speranze dell’atletica si fanno valere a livello internazionale o quando il medagliere olimpico brilla di metalli preziosi grazie alle donne. Ricordiamoci di loro quando si tratta di premiare il merito, la competenza, l’esperienza di vittorie conquistate sul campo da spendere per rilanciare lo sport. E se il merito è donna, i maschietti se ne facciano, finalmente, una ragione. 
(Commento pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 5 gennaio 2019)

 
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