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MEDICINA E SPORT


10.07.2007 - Jet Lag e viaggi aerei: implicazioni per le capacità prestazionali - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

I viaggi aerei di medio-lunga durata (oltre le 3 ore) rappresentano una parte importante della vita dello sportivo professionista; infatti lo sport ad alti livelli è diventato un’industria che trascende i confini continentali. Anche diversi atleti della Pallavolo ne sono coinvolti, sia italiani che stranieri. Più volte nella stagione, come quella che ci apprestiamo a vivere di qualificazioni olimpiche, ma per solito una volta all’anno, gli atleti vanno e vengono dal Giappone per disputare una competizione mondiale della durata di un paio di settimane, che inizia a breve distanza dall’arrivo ed al ritorno, a volte solo dopo poche ore, riprendono a giocare in Campionato.
I voli possono determinare significativi problemi agli atleti perchè i fisiologici disturbi causati e lo stress del viaggio possono interferire con la preparazione per la competizione e determinare altri problemi tra cui quello di un transitorio aumentato rischio di infortunio.
I viaggi aerei causano stanchezza, determinata dalle lunghe attese alla partenza ed all’arrivo per lo svolgimento delle procedure di controllo, da uno stato disidratativo quale risultato dell’aria secca respirata in cabina ed infine da una certa rigidità corporea determinata dalla poca mobilità attuata durante il volo. Questi sintomi costituiscono la fatica o stress da viaggio, si combattono bevendo adeguatamente (ma non alcolici) e sgranchendosi periodicamente le gambe durante il volo. Comunque questa sintomatologia si risolve rapidamente, una volta arrivati.
Diversamente avviene per il più comune ed importante disturbo, chiamato Jet lag, che si manifesta dopo lunghe trasvolate. Si avverte quando, all’arrivo, l’organismo non è in grado di adattarsi rapidamente al cambiamento di fuso orario ed i naturali ritmi del corpo perdono la sincronia con l’ambiente in cui ci si trova. In tal caso compare una sindrome caratterizza da (1):

- incapacità di dormire alla corretta ora locale
- irregolarità intestinale
- disorientamento temporaneo
- ridotta capacità di concentrazione mentale
- aumentata incidenza di cefalea ed irritabilità

I sintomi possono variare durante la giornata e sono tanto più severi quanto maggiore è il numero dei meridiani attraversati e se il viaggio è avvenuto verso Est.
Il jet lag è determinato da una disincronizzazione del sistema circadiano corporeo ed il ritmo sonno-veglia non è più in armonia con l’ora locale. La naturale necessità di dormire il giorno dopo l’arrivo è avvertita prima se il volo è stato verso ovest e più tardi se il volo è stato verso Est; pertanto nel primo caso è opportuno un ritardo e nel secondo un anticipo del tempo per il riposo notturno con lo scopo di ridare sintonia ai ritmi circadiani.
Per gli atleti esiste il problema di quanto le prestazioni possano essere alterate dal jet lag: per rispondere a questa domanda è necessario fare qualche considerazione sulle basi biologiche dei ritmi circadiani e sulla importanza del rapporto tra ritmi circadiani e prestazioni agonistiche. (continua)

BIBLIOGRAFIA

1) Waterhouse J, Edwards B, Nevil A. Identifying some determinants of “jet lag” and its syntoms: a study of athletes and other travellers. Br J Sports Med 2002;36:54-60. 

07.06.2007 - Malattie infettive, allenamento e l'etica nello sport - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

MALATTIE INFETTIVE

A partire dagli anni 80, con la scoperta dei metodi per rilevare la presenza dell’HIV e dell’HCV nel sangue, nel mondo dello sport è sorto un interrogativo: può gareggiare un atleta HIV, HBV, HCV positivo? Per rispondere è necessario che il team medico abbia a disposizione una serie di informazioni scientifiche, medico- legali e delle indicazioni date da sentenze emesse nel merito della questione.
Da allora vi sono state alcune dispute legali risolte quasi sempre a favore dell’atleta che chiedeva di giocare; le sentenze dei Tribunali si basano sul fatto che la possibilità di trasmissione dell’infezione ai giocatori o agli arbitri è assai bassa, ma con la clausola che venissero attuate tutte le precauzioni possibili onde evitare il contagio.
Il team, alla fine, deve saper valutare se l’interesse pubblico è superiore al rischio corso dai compagni di squadra e dagli avversari; decisivo, ovviamente, è il tipo di sport praticato; esso determina il grado di rischio emorragico ed in base a questo è possibile redigere una graduatoria con rischio decrescente:
Sport di combattimento (boxe)
Sport di contatto (calcio)
Sport di collisione (basket)
Sport di non-contatto (golf)

ALLENAMENTO

L’allenamento è un processo in cui gli stimoli all’organismo sono determinati da un programma di esercizi svolti per migliorare il livello di efficienza di vari apparati (ad es. cardio-respiratorio, osteo-articolare); questo viene fatto al fine di indurre un miglioramento delle prestazioni in uno sport dato.
L’allenamento può essere diviso in tre specifiche fasi:
- la prima detta “della preparazione” in cui si privilegia lo sviluppo di una buona condizione sia aerobica che anaerobica, della forza e della potenza; in questa fase l’atleta si sente stanco e, se deve competere, verosimilmente risulterà con capacità prestazionali ridotte
- la seconda “ pre-competitiva o di transizione” durante la quale il lavoro diviene prevalentemente tecnico con periodici “richiami” di forza
- la terza detta “competitiva” in cui l’obiettivo è quello di garantire le capacità di performance mantenendo le condizioni ottenute con la preparazione.

Continua in allegato. [segue...]

16.05.2007 - L'etica sportiva: la riservatezza ed i farmaci che aumentano le prestazioni - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

RISERVATEZZA

La professionalità costituisce la base del contratto tra medicina e società, essa trova la sua espressione in 3 principi fondamentali: la centralità del benessere del paziente, la sua autonomia ed il principio della giustizia sociale all’interno del sistema sanitario (9); tra le responsabilità professionali (impegno alla competenza professionale, all’onestà etc...) è essenziale, nella pratica medica, l’impegno alla riservatezza.
Per ottenere la fiducia e la confidenza dell’atleta è necessario che il team tuteli adeguatamente la riservatezza delle informazioni che lo riguardano. Tenere fede all’impegno alla riservatezza è oggi più importante che mai sia perchè in Italia vi è una legge detta sulla Privacy (N.675 del 1996 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”) sia considerando l’impiego diffuso dei sistemi informatizzati per compilare i dati .
E’ consigliabile, per garantire la riservatezza, redigere una cartella clinica tradizionale o informatizzata da tenere nel proprio studio, non accessibile a terzi. Il team medico deve inoltre sapere distinguere tra informazioni cliniche che riguardano specificatamente la condizione fisica dell’atleta, pertanto trasmissibili, con il suo consenso, ad altri staff ed alla dirigenza, e altre strettamente personali (ad es. problemi psicologici o psichiatrici che possono condizionare la sua carriera) che vanno mantenute riservate.
Il team, come Arlecchino, ha due padroni da servire: l’atleta\paziente e la dirigenza societaria. Un corretto bilanciamento non è mai agevole in quanto le figure professionali e dirigenziali che operano in una società sportiva, a volte, ritengono che conoscere l’entità di un infortunio di un atleta rappresenti un modo per dimostrarsi partecipi alle vicende societarie. Inoltre, ognuno per il proprio settore, ritiene di poter dare indicazioni per gestire o sopperire all’assenza; pertanto appare opportuno redigere, ad ogni inizio di stagione agonistica, una lista di presentazione degli specialisti (consulenti di fiducia) da consegnare alla squadra, ai quali, in caso di infortunio, va fatto riferimento “in primis”e sulla base del loro parere il team potrà decidere per eventuali ulteriori consulenze esterne.
In conclusione: la società sportiva non può essere un’isola separata dal resto della società in cui opera! E’ necessario un lavoro lungo di sensibilizzazione ma può essere utile, fin da ora, richiedere a tutti i componenti della squadra di firmare un consenso su chi può essere informato sui dati clinici che lo riguardano; ho volutamente usato il termine estensivo di squadra in quanto comprensivo delle altre figure tecniche, a loro volta passibili di infortuni o problemi che ne possono condizionare il rendimento e quindi interessare alla dirigenza.

Continua in allegato. [segue...]

08.05.2007 - L'etica sportiva - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

Per concludere la parte riguardante il ruolo del team medico nelle Società Sportive, è opportuno porsi la domanda : “ il dovere del team è di salvaguardare la squadra o gli atleti” ?
In molti casi l’interesse coincide. Generalmente il bene dell’atleta è il bene della sua squadra. Tuttavia situazioni controverse possono nascere quando vi sono benefici di breve durata per la squadra ma che possono andare a detrimento della salute dell’atleta: il dovere del team medico è di tenere conto innanzitutto della salute dell’atleta. Pertanto è necessario dare una corretta informazione all’atleta riguardo alla natura dell’infortunio, alla sua gravità, chiarendo bene il percorso riabilitativo in accordo con il preparatore atletico ed infine specificando bene le eventuali conseguenze per la sua carriera (7). Nel caso in cui il benessere dell’atleta risultasse in conflitto con una terza parte, questo va sempre privilegiato.
L’allenatore, il preparatore atletico, il fisioterapista o qualsiasi altro dirigente devono sapere che spetta al team medico, dopo avere vagliato attentamente i pareri dello staff tecnico, prendere l’ultima decisione su se e quando un atleta può ritornare in campo.
Se si insiste a contravvenire alle indicazioni date dal team, va richiesto all’atleta od ai suoi familiari se è minorenne, di firmare una “liberatoria”.

Prendiamo ora in considerazione le 6 aree di possibile conflitto:

1) Il CONFLITTO di INTERESSI e LINEE GUIDA per la sua RISOLUZIONE

l principale obiettivo del team medico è quello di aiutare l’atleta e quindi la Società Sportiva o la Nazionale a raggiungere il risultato desiderato, mantenendo il rispetto dei codici professionali ed etici.
Un lavoro non semplice poichè le decisioni cliniche da prendere, durante lunghe stagioni agonistiche, possono essere influenzate da diverse sollecitazioni provenienti dagli stessi giocatori che, solitamente molto motivati, finiscono per amore della partecipazione, del successo nelle competizioni ed anche per considerazioni economiche, per sottovalutare l’importanza degli infortuni subiti (9). Ma pressioni e decisioni improprie possono venire anche dall’allenatore e dai dirigenti, a volte con la minaccia di togliere la fiducia al team, altre volte ricorrendo, a sua insaputa, a pareri esterni.
Continua in allegato. [segue...]
18.04.2007 - L’etica applicata alla Medicina Sportiva - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

L’etica applicata alla Medicina Sportiva: principi per la realizzazione di codici etici tra il team medico e le altre professionalità nelle Società Sportive di alto livello.

INTRODUZIONE STORICA

Lo Sport ha assunto un’ importanza sempre maggiore nella politica, nella economia e nella cultura italiana e mondiale. Conseguentemente si è assistito alla diffusione, tra gli atleti, del professionismo e, in Italia, di quello che chiamerei “pseudodilettantismo”: ciò ha imposto nuovi modelli organizzativi negli enti e nelle società che gestiscono le attività sportive.
A seguito di ciò sono nati numerosi problemi etici e di interrelazione professionale tra gli staff (1) che operano nelle Società, per la cui comprensione e risoluzione appare indispensabile riferirsi alla letteratura esistente, in quanto di acquisito attraverso esperienze ed elaborazioni nazionali, vi è poco o nulla. L’Associazione Medici Italiani di Pallavolo (AMIV) di cui faccio parte, ritiene prioritario assumere un atteggiamento costruttivo sul tema, iniziando ad analizzarlo e facendosi promotrice di una serie di iniziative tese ad elaborare Linee Guida condivise ed in grado di risolve le conflittualità.
Storicamente i medici hanno ritenuto che la domanda di salute ponesse dei problemi etici alla domanda di sport e che la prima dovesse stabilire dei limiti alla seconda. Si è pertanto verificato che nello sport pre-moderno i medici hanno ferocemente criticato allenatori ed atleti che cercavano la vittoria anche a costo di pagare un prezzo alla salute. [segue...]
03.04.2007 - I supplementatori - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

Tra i tre supplementatori la più usata (nel 1999 ne sono state vendute 250 tonnellate), la più studiata (oltre 206 lavori pubblicati fino ad ora), la più controversa (modifica il biochimismo e la bioenergetica muscolare) e, purtroppo, spesso gestita nella posologia e nella durata del trattatamento non dal medico ma dal preparatore atletico o dall’allenatore, è la CREATINA (dal greco kreas = carne). Correttamente etichettatta come benzina per i muscoli è un prodotto che viene considerato una sostanza naturale (food) ma anche un farmaco (drug). Una doppia identità che, a seconda delle modalità con cui si usa, può configurare un processo di trasformazione definibile con la seguente frase: “quando un cibo diventa un farmaco”. Chiara, in questo senso, la direttiva 65/65/CEE che prevede che “ogni sostanza somministrata per recuperare, correggere o modificare una funzione fisiologica deve essere considerata un prodotto medicinale, pertanto prescrivibile solo da un medico in caso di sospetta o provata carenza o di malattia”.
La dose di supplementazione orale di creatina monoidrato consigliata dovrebbe essere pari al turnover giornaliero, stimato in circa 2 g. Su indicazione del Ministero della Salute in atleti sani impegnati in allenamenti giornalieri di alta intensità, la massima quantità di creatina assunta deve essere pari a circa due volte il turnover giornaliero, cioè meno di 6 g/die, per un periodo inferiore ad una settimana ed il tutto deve avvenire sotto controllo medico (1). Usata con i dosaggi previsti dai protocolli (fase di carico: 0,3 g/kg p.c. in 3-4 somministrazioni al giorno) perchè solo a questi dosaggi è ergogenica, la creatina dovrebbe possedere le tre caratteristiche richieste per ogni farmaco: qualità, efficacia e sicurezza ma perplessità sono state sollevate per ognuna di queste.
La qualità non è sempre garantita in quanto la creatina viene industrialmente estratta da 2 molecole di derivazione bovina (sarcosina e cianamide), e ciò comporta rischi di contaminazione con sostanze chimiche considerate tossiche.

Continua in allegato. [segue...]
24.03.2007 - Gli integratori - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

La volta scorsa è stata tracciata una breve storia remota e recente del doping nello sport, si è definito cosa esso sia ed infine si sono elencati i motivi per cui gli atleti si dopano. L’analisi prosegue segnalando quali sono le caratteristiche che il fenomeno ha attualmente:
1) condiziona pesantemente alcuni sport in particolar modo quelli di resistenza, con gravi rischi per la salute degli atleti
2) si sta espandendo ed ha travalicato i confini dell’ambito sportivo; nella sola Italia sarebbero mezzo milione i consumatori di doping
3) coinvolge anche i giovani e sta diventando uno dei maggiori problemi per la tutela della salute pubblica. ( La Repubblica 17.3.07) [segue...]
20.03.2007 - Il doping nello sport - Dr Alessandro Cristani Azienda ospedaliero-universitaria di Modena

Il termine secondo alcuni deriva da “doop”, un liquido denso a base di vino e tè, usato per combattere la fatica e forse anche la paura, dai coloni olandesi emigrati agli inizi del 1600 sulle rive del fiume Hudson, in territorio moicano; secondo altri da “dop” un liquore usato come stimolante da alcune tribù Sud Africane.
Se si getta uno sguardo alla storia si nota che l’uso di “droghe” per aumentare le prestazioni nello sport è un fenomeno non recente: gli egizi usavano una mistura prodotta con la bollitura in olio di parte dell’intestino di un asino abissino ed aromatizzata con petali di rosa, mentre gli antichi greci mangiavano funghi psicoattivi prima delle gare. Nel diciannovesimo secolo le notizie di casi di doping furono molte; le sostanze usate includevano la caffeina, la nitroglicerina, la stricnina. [segue...]
 
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