|
 |
novità volley, nazionale italiana volley, tornei beach volley, risultati pallavolo, analisi schemi volley, volley Italia, pallavolo italiana |
 |
|
| MEDICINA E SPORT |
 |
 |

 |
| 20.03.2007 - Il doping nello sport |
 |
Il termine secondo alcuni deriva da “doop”, un liquido denso a base di vino e tè, usato per combattere la fatica e forse anche la paura, dai coloni olandesi emigrati agli inizi del 1600 sulle rive del fiume Hudson, in territorio moicano; secondo altri da “dop” un liquore usato come stimolante da alcune tribù Sud Africane. Se si getta uno sguardo alla storia si nota che l’uso di “droghe” per aumentare le prestazioni nello sport è un fenomeno non recente: gli egizi usavano una mistura prodotta con la bollitura in olio di parte dell’intestino di un asino abissino ed aromatizzata con petali di rosa, mentre gli antichi greci mangiavano funghi psicoattivi prima delle gare. Nel diciannovesimo secolo le notizie di casi di doping furono molte; le sostanze usate includevano la caffeina, la nitroglicerina, la stricnina. Il concetto di doping applicato allo sport è stato definito nel 1964; le prime indagini per verificare l’uso di sostanze vietate risale ai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972 in cui 7 atleti, tra i quali 4 vincitori di medaglie, furono trovati positivi agli stimolanti. Da allora questa pratica si è molto diffusa tanto da divenire “connaturale” con alcuni sport (ciclismo) e strumento politico, doping di Stato; gli atleti venivano sottoposti a sistematici programmi di doping per promuovere l’immagine della loro nazione (ex DDR con nuoto ed atletica e più recentemente il nuoto cinese). L’attuale impiego diffuso del doping nelle attività sportive determina il rischio che vengano coinvolti in questa pratica anche i più vulnerabili atleti minori di età (1); ciò rappresenta una emergenza sociale che richiede un impegno generale per contrastare questo fenomeno dannoso per la salute (può avere conseguenze anche fatali) (2) e la credibilità dello sport. Ma per sconfiggere un avversario è necessario conoscerlo: per doping si intende la somministrazione agli atleti o l’uso da parte di questi di classi farmacologiche di sostanze dopanti o di metodi di doping vietati, allo scopo di aumentare le prestazioni psico-fisiche (3). Gli agenti dopanti figurano in una lista di vigilanza (*), aggiornata periodicamente e pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale n 127 del 3 giugno 2005 ed in forma di decreto Ministeriale 13 aprile 2005. Nella stessa G.U. è stato pubblicato anche il Decreto Ministeriale 19 maggio 2005 attuativo della legge n. 376\2000 sul doping considerato reato penale e pertanto di competenza del giudice ordinario. I reati in materia di doping comportano pene minime da 3 mesi a 3 anni e sanzioni pecuniarie, oltre all’interdizione temporanea dell’esercizio della professione se il reato è stato commesso da un medico.
Secondo la World Antidoping Agency (WADA) istituita nel novembre del 1999 per iniziativa del CIO (Losanna, Dichiarazione sul doping nello sport) deve essere considerato doping:
- la presenza di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti in un campione biologico dell’atleta - l’uso o il tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito - il rifiuto o l’omissione ingiustificata a sottoporsi ai controlli - la manomissione o il tentativo di manomettere i risultati in una fase dei controlli - il possesso di sostanze vietate per uso non terapeutico e la pratica di metodi proibiti - il traffico o spaccio di sostanze vietate
Per alcune sostanze incluse nella lista delle sostanze vietate (beta-2 agonisti e glucocorticoidi per via non sistemica) ed impiegate in alcune patologie è stato previsto una Esenzione ai Fini Terapeutici (TUE); per ottenerla va riempito un apposito modulo ed inviato al Coordinamento Attività antidoping del CONI. Il Consiglio Europeo ha approvato un Codice di comportamento antidoping (risoluzione n.92\C44\01) in cui si afferma che doping è contrario ai principi di lealtà e correttezza nelle competizioni sportive, ai valori culturali dello sport ed alla sua funzione di valorizzazione delle naturali potenzialità fisiche e delle qualità morali degli atleti e che è dovere degli operatori sanitari essere compiutamente informati circa gli effetti degli agenti e metodi dopanti onde poter correttamente consigliare gli sportivi che a loro si rivolgono (4).Recentemente il Codice di deontologia Medica 2006 ( corpus di regole di autodisciplina predeterminate dalla professione, vincolanti per gli iscritti all’ordine che a quelle norme devono quindi adeguare la loro condotta professionale) all’ art. 73 afferma che “il medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici o di altra natura finalizzati ad alterare le prestazioni psicofisiche correlate all’attività sportiva a qualunque titolo praticata, in particolare qualora tali interventi agiscano direttamente od indirettamente modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto”. Al medico di medicina di base spetta svolgere anche una funzione educativa sui giovani. onde prevenire eventuali propensioni al doping di minori. E’ responsabilità personale dell’atleta (l’ignoranza non è ammessa come scusante) assicurarsi di non assumere sostanze vietate, per cui va consigliato di assumere solo farmaci prescritti per uso terapeutico dal medico e di accertarsi sempre che i prodotti di automedicazione non contengano sostanze vietate.
(*) Principali classi di agenti e metodi dopanti (vedi WADA website: www.wada-ama.org o www.olimpic.org ) che soddisfano ad almeno due dei seguenti tre criteri: 1) potenzialmente favorenti le prestazioni 2) potenzialmente dannose alla salute 3) esse violano lo spirito dello sport.
Ormoni e sostanze correlate (ACTH, hCG,LH, hGH, eritropoietina, glicoorticosteroidi ecc) Farmaci anabolizzanti Farmaci ad azione estrogenica Diuretici, probenecid ed altri agenti mascheranti il doping Narcotici Psicostimolanti (anfetamine ecc.) Cannabinoidi Alcolici Farmaci Beta-2 agonisti Farmaci Beta-bloccanti Metodi proibiti (emotrasfusioni, plasma expanders, trasportatori artificiali di O2 ecc.) Doping genetico
Quest’ultimo metodo (gene doping o tecnologia di trasferimento genetico) è comparso nella lista nel gennaio 2003; da decenni è noto che le differenze genetiche esistenti tra gli atleti possono aumentare le capacità prestazionali. Ne fa testo la storia dello sciatore di fondo finnico Eero Màntyranta, doppia medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali del 1964 ad Innsbruck. Egli aveva un enorme vantaggio sugli avversari che gli permetteva allenamenti molto più intensi e prolungati: era nato con una mutazione genetica dell’Eritropoitina espressa a livello recettoriale e questa aumentava del 25\50% la sua capacità di trasporto di ossigeno con gli eritrociti. Questa condizione parafisiologica potrebbe essere riprodotta con la suddetta metodica (come vettore si usa un adenovirus) e non sarà facile mettere a punto tecniche adatte a rilevare questo abuso (4). Il rovescio della medaglia è che i rischi inerenti a questa condizione rimarrebbero tutti presenti, così come è stato successivamente documentato per lo sciatore ed i suoi familiari (5) colpiti da incidenti cerebrovascolari. Ma perchè gli atleti si dopano? Sfortunatamente sono disponibili pochissime ricerche su questo tema ma vi è un certo numero di possibili ragioni che possono indurli a farlo: - il conoscere od il supporre che i loro avversari lo fanno - la determinazione a fare tutto ciò che è possibile per vincere - la pressione diretta od indiretta di allenatori, parenti, dirigenti - pressioni da governi o autorità sportive - mancanza di accessi ai metodi naturali che migliorano le prestazioni (buona nutrizione, assistenza psicologica, adeguato recupero - l’attesa del successo da parte della comunità di appartenenza - vantaggi economici - influenza nei media nell’aumentare le attese ed i vantaggi E’ verosimile che una combinazione di questi fattori sia presente in molti degli atleti che usano il doping.
BIBLIOGRAFIA
1) Doping and the child: an ethical policy for the vulnerable. Lancet 2005;366:874-6. 2) Coughlin C. Performance enhancing drugs and supplements. Emerg Med Serv 2005;366:874-6. 3) Convenzione Europea contro il doping Strasburgo 1989; ratificata 1995 con legge 522 4) Mc Croy P. Super athletes or gene cheats? Br J Sports Med 2003;37:192-3. 5) Aschwanden C. Gene Cheats New Scientist 2000;24:9.
|
 |
|
 |
|
 |
|