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Guida al Volley 2008
MEDICINA E SPORT


24.03.2007 - Gli integratori
La volta scorsa è stata tracciata una breve storia remota e recente del doping nello sport, si è definito cosa esso sia ed infine si sono elencati i motivi per cui gli atleti si dopano. L’analisi prosegue segnalando quali sono le caratteristiche che il fenomeno ha attualmente:
1) condiziona pesantemente alcuni sport in particolar modo quelli di resistenza, con gravi rischi per la salute degli atleti
2) si sta espandendo ed ha travalicato i confini dell’ambito sportivo; nella sola Italia sarebbero mezzo milione i consumatori di doping
3) coinvolge anche i giovani e sta diventando uno dei maggiori problemi per la tutela della salute pubblica. ( La Repubblica 17.3.07)
Lo scorso gennaio, a Losanna, la WADA ha lanciato un grido di allarme in quanto esiste un enorme mercato mondiale, controllato da organizzazioni mafiose, di farmaci dopanti e droga. Per la produzione e la vendita vengono utilizzati gli stessi canali e questo mercato determina enormi guadagni illeciti. Lo sport, come afferma Sandro Donati, da sempre impegnato nella lotta al doping, ha avuto il merito di fare emergere il fenomeno, ma oggi non lo riguarda più esclusivamente.
La nostra è una “civiltà” sempre più segnata dal doping (oltre che dalle droghe) ? Sembrerebbe di si. Tuttavia, nonostante l’evidente portata sociale del fenomeno, l’ argomento, spesso presente negli organi di informazione, viene trattato quasi esclusivamente per due aspetti: la tutela della salute dell’atleta e la difesa della credibilità dello sport. Appare invece necessario inquadrare il problema in termini generali e richiedere l’intervento dei governi, andando oltre G. W. Bush che nel gennaio 2004, nel discorso all’Unione, attaccò il doping incontrollato tra gli sportivi professionisti in USA.
Ma per chi ama lo sport esiste anche un aspetto che se paragonato ai primi due potremo definire secondario, tuttavia da difendere strenuamente: la trasparenza del risultato sportivo. L’attacco a questo valore è portato dall’uso (abuso?) di un paio di cosidetti integratori dotati, a seconda di come vengono assunti, di una doppia “personalità”: la creatina ed i BCAA (branced-chain amino acid \ aminoacidi a catena ramificata) enormemente diffusosi non solo tra chi fa sport a livello professionistico ma anche tra i praticanti sport a livello amatoriale.
Per capire va precisato che nei Paesi Anglosassoni è presente una distinzione terminologica tra “sports drinks” e “supplements” o anche “ergogenic aid”; in Italia, stante una insufficiente disponibilità lessicale, esiste solo il termine integratore. Questo viene utilizzato per indicare una ampia classe di prodotti, diversi tra loro per composizione biologica ed indicazioni d’uso, che spazia dalla semplice bevanda energetica al prodotto che agisce sulla massa muscolare. Sembra pertanto più corretto definire come integratori “quelle sostanze che apportano solo calorie, elettroliti e vitamine; queste vanno ad integrare la normale alimentazione, vengono assunte per colmare un deficit o per evitare una condizione di carenza e possono essere sostituite anche da normali alimenti”. Come supplementatori invece “quei prodotti che aggiungono e che non possono essere sostituiti, se non in minima quantità, con la normale alimentazione”(1) .
Una distinzione assai importante che al lettore appare chiara: l’atleta che assume integratori lo fa per sopperire alle perdite di liquidi, minerali e carboidrati durante e dopo una intensa attività, anche se prestigiose associazioni affermano che “l’attività fisica, le performance atletiche, il recupero sono ottimizzati semplicemente osservando una adeguata alimentazione ed assicurando una buona idratazione” (1). Chi assume supplementatori invece, lo fa per aumentare le prestazioni; la responsabilità del loro utilizzo viene attribuita al coinvolgimento esercitato dai medici, preparatori atletici, allenatori, genitori. La pubblicità che compare su riviste di body-building, sui giornali sportivi e sui siti Internet delle case produttrici inducono l’atleta a percepire queste sostanze come “naturali”, tanto da essere assunte normalmente con la dieta, utili per correggere eventuali squilibri dietetici e non identificabili chiaramente come anaboliche. Vengono rappresentate pertanto come una sicura alternativa agli ormoni steroidei, all’ormone della crescita o ad altre sostanze il cui uso è illegale e certamente molto controverso. Va però ricordato che molti supplementatori risultano inquinati da sostanze pericolose per la salute e, a volte, dopanti; ad esempio negli Stati Uniti l’industria che produce i supplementi dietetici è completamente incontrollata e di conseguenza sono in circolazione nel mondo una notevole quantità di prodotti di dubbio valore, contenuto e qualità (3).
Alla prossima ! in cui valuteremo le proprietà, le ambiguità , i rischi inerenti all’uso (abuso?) di creatina e BCAA.

BIBLIOGRAFIA

1)Boldrini E, Cristani A. Integratori e supplementatori sono utili nello sport? Recenti Prog Med 2003;93(2):49-50.
2) American College of Sports Medicine, American Dietetic Association, and Dietitian of Canada. Joint Position Statement: nutrition and athletic performance. Med Sci Sports Exerc 2000; 32(12):2130-45.
3) Baylis A, Cameron-Smith D, Burke LM. Inadvertent doping though supplement use by athletes:assesment and managment of the risk in Australia. Int J Sport Nutr Exerc Metab 2001;11:365-83.

 
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