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| MEDICINA E SPORT |
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| 15.10.2009 - La T.E.CA.R. terapia |
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La T.E.CA.R. terapia (Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo all’interno dei tessuti) usa una attrezzatura elettromedicale nata a Barcellona agli inizi degli anni 90 ( 1) ed utilizzata in medicina sportiva, per la prima volta, dalla nazionale spagnola di baseball. In Italia è in uso da oltre un decennio ed il suo impiego si è recentemente molto diffuso. L’applicazione della metodica trova moltissime indicazioni: infatti il suo impiego va dalla prevenzione degli infortuni alla terapia riabilitativa (dimezzerebbe i tempi di recupero), dal trattamento dei tumori alla medicina estetica. Molto sinteticamente ecco alcune (limitate) informazioni sul funzionamento dello strumento. Questo attraverso due differenti elettrodi determina un campo elettromagnetico costituito da energia biocompatibile; questa non è generata dagli elettrodi e spinta fuori, ma è richiamata dai tessuti attraverso la formazione di “cariche elettriche”, considerate naturali. Questa energia determinerebbe 3 differenti effetti (2): - meccanici: le cellule del tessuto connettivo e muscolare sono stimolate dallo stress meccanico a produrre più fibre collagene e proteoglicani (glicoproteine che costituiscono la principale componente della matrice extracellulare negli animali) - biologici: la differenza di temperatura tra il derma ed il muscolo sottostante determina un migliore effetto circolatorio ed un incremento del metabolismo cellulare - termici: l’eritema superficiale che si forma nell’area trattata determina un aumento della circolazione superficiale ed un decremento di quella muscolare
Il nostro interesse valutativo, anche per non disperdersi nel mare magnum delle indicazioni, è stato volutamente limitato all’ applicazione della metodica nella traumatologia sportiva; una parte anche questa assai estesa, che riguarda diverse strutture (muscoli, tendini, cartilagini, ossa, vasi). Per iniziare questo lavoro ci siamo avvalsi di una indagine investigativa del tutto particolare, tesa a verificare se in altri Paesi questa tecnica sia usata in modo così diffuso e, successivamente, se nel mondo siano stati eseguiti studi comparativi con le altre metodiche riabilitative, attraverso i quali poter determinare la sua efficacia e su che tipo di patologia. Si è partiti da una constatazione ottenuta proponendo al motore di ricerca Google le parole chiave “tecarterapia negli atleti” (indagine A). Sull’argomento vengono selezionate ben 644 pagine, mentre la verifica condotta in lingua inglese e spagnola fornisce risultati molto diversi nel senso che le pagine non sono più di 60 e sostanzialmente tutte correlate ad una pubblicazione del 2005, edita in Italia a Parma (2). Se vengono utilizzate le stesse key words su Pub Med (indagine B) (PubMed è il motore di ricerca della US National Library of Medicine, universalmente utilizzato, che include nel 2007 oltre 17 milioni di citazioni ed abstracts tratti da 5000 giornali scientifici di ricerca biomedica pubblicati in oltre 80 nazioni) compare, unicamente, lo studio prima citato e pubblicato sulla rivista Acta Biologica Medica (2). Anche una parziale lettura di quanto reperito con l’indagine A permette di fare le seguenti osservazioni: a) la tecnica si è molto diffusa in Italia; quasi ogni centro riabilitativo la annovera tra le sue attrezzature, numerosi corsi specifici sono tenuti in molte sedi, anche universitarie b) le patologie passibili di trattamento riguardanti l’apparato locomotore degli atleti sono assai numerose c) la metodica viene sempre proposta come altamente efficace sia nella prevenzione che nel trattamento delle lesioni ed i tempi necessari, per ottenere questo risultato, sono significativamente ridotti rispetto alle altre metodiche. Ad esempio, trascrivo alcune citazioni: “ la tecarterapia è l’ultimo grido in campo fisioterapico e sta attirando prepotentemente l’attenzione degli addetti ai lavori”, “il sistema Tecar è di enorme aiuto negli infortuni avvenuti durante la preparazione e la competizione...”, “uno strumento che dovrebbe sempre essere a disposizione di un team di alto livello; il suo apporto è fondamentale per il recupero fisico degli atleti, sopratutto a livello muscolare”. La verifica della attendibilità di quanto sopra riportato può iniziare partendo dallo studio ben condotto dagli Autori parmensi (2); da questo si apprende che sono stati valutati 45 atleti suddivisi in 3 gruppi da 15, sofferenti rispettivamente per severa tendinite inserzionale dell’achilleo, del tendine patellare del ginocchio e all’epicondilo del gomito. Le metodiche usate per il trattamento sono state: ultrasuoni “freddi”, laserterapia CO2 e tecarterapia. Le conclusioni a cui gli autori sono giunti: “ nessuna differenza statisticamente significativa è stata osservata tra tecar e laser CO2 terapia o tra tecar e ultrasuoni “freddi” terapia. Nel contesto è stato rilevato un più alto range di efficacia terapeutica nel gruppo trattato con ultrasuoni “freddi” comparati con laser CO2 e tecar. In conclusione gli Autori affermano che gli ultrasuoni “freddi” sono un utile strumento per i Medici che operano nello sport, in quanto offre dei vantaggi, nel trattamento delle tendiniti, rispetto al laser C02; inoltre non sono rilevabili significative differenze con la t.e.ca.r. terapia sebbene gli ultrasuoni “freddi” dimostrino un migliore range di efficacia”. (continua)
BIBLIOGRAFIA
1) Ley A, Cladellas JM, De Las Heras P. Trasferiencia electrica capacitiva. Tecnica no invasiva de hipertermia profunda en el tratamiento de los gliomas cerebrales. Resultados Preliminares. Neurochirurgia 1992; 3:118-23. 2) Costantino C, Pogliaconi F, Vaienti E. Cryoultrasound therapy and tendonitis in athletes: a comparative evaluation versus laser CO2 and t.e.ca.r.therapy. Acta Bio Med 2005;76:37-41.
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