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| ANGOLO DELLA TECNICA |
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03.04.2008 -
Sistemi di difesa. L'importanza del libero - Prof. Andrea Burattini
Cercherò di non creare troppo caos, confondendo le idee chiamando i vari sistemi difensivi con troppi numeri e nomi, limitandomi solamente a descriverli in maniera discorsiva. Innanzitutto bisogna sottolineare il fatto che a questo punto si deve fare riferimento anche al posizionamento del muro e all’attacco avversario, in altre parole, ora vedremo come posizionare i nostri difensori in base a dove proviene l’attacco ed al nostro modo di approntare il muro. Prenderemo in esame come esempio un sistema difensivo che potrebbe andare bene per squadre Under 14 o 16. Partiamo con un attacco di mezza palla al centro; il nostro muro potrebbe raddoppiare o con l’ala destra o con la sinistra, di conseguenza, dalla parte dove c’è il raddoppio, il difensore di seconda linea, andrà a coprire il pallonetto, mentre gli altri due di seconda linea si preoccuperanno della traiettoria in diagonale, mentre il terzo di rete rimarrà a coprire il pallonetto. Nel caso si riesca ad approntare il muro a tre sul centrale avversario, allora entrambe le ali di seconda linea scenderanno a coprire il pallonetto mentre il difensore di posto sei rimarrà lungo per prendere le palle schizzate dal muro. Se l’attacco proviene dall’ala (o da posto 4 o da posto 1 o 2), tenendo conto che andremo a contrapporre all’attacco avversario un muro a due, ci disporremo in difesa o con l’ala dietro al muro che va a coprire il pallonetto e di conseguenza il posto sei si sposterà o a destra o a sinistra a seconda da dove proviene l’attacco difendendo la parallela, mentre l’altra ala si preoccupa della diagonale insieme al terzo di rete che non è coinvolto nell’azione di muro; oppure con tutti e tre i difensori di seconda linea che rimangono a difendere lunghi le varie traiettorie di attacco, mentre il terzo di rete sarà la persona preposta a prendere i pallonetti. Studiando in maniera abbastanza approfondita il gioco delle categorie minori, sono giunto alla conclusione che la zona più colpita dagli attacchi avversari si trova verso il centro del campo (soprattutto palle abbastanza lente), ecco perché ritengo che un modulo difensivo abbastanza buono per le fasce di età under 13 e under 14, preveda il posizionamento dell’uomo di posto sei più avanti rispetto al solito (sui 3 o 4 metri), questo a prescindere dall’impostazione del muro, mentre gli altri due difensori si dovranno preoccupare solamente delle traiettorie lunghe e fuori muro. A proposito proprio di questo ultimo concetto, è basilare che la posizione del difensore debba essere esattamente fuori dal cono d’ombra del muro; tale concetto infatti sta alla base della famosa correlazione muro-difesa.
Continua in allegato con una sezione dedicata al ruolo del libero.
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18.03.2008 -
Allenare la tecnica - Giovanni Guidetti
Approfitto oggi di queste righe per parlare un po’ di pallavolo giocata, o meglio allenata. A Volleyland (devo ammetterlo, è stata la mia prima volta ma è veramente un momento eccezionale e non capisco perché il femminile non l’abbia ancora copiato o meglio ancora non lo abbia fino ad ora mai condiviso!) si è parlato tanto e bene del nostro amatissimo sport e delle sue sfaccettature. Gira e rigira, però, alla fine la frase più detta e ascoltata è stata : “ Perché non si insegna più la tecnica come una volta?”. Premesso che gettate di campioni come la Generazione di Fenomeni non nascono solo con il buon lavoro, ma di gruppi cosi se ne vedono uno ogni secolo…. E premesso che la pallavolo è molto cambiata e il Rally Point System ha portato molte meno ripetizioni in ogni gesto (visto che ovviamente si giocano molti meno punti senza il vecchio cambio palla)….E premesso che il livello medio dei nostri campionati a mio avviso si è alzato eccome, che ne dicano i nostalgici (basti pensare che ora tutti i giocatori hanno 2 o 3 tipi di battuta, 6/8 tipi di palloni attaccati da diverse zone, che tutti i centrali sanno palleggiare bene, che i liberi hanno portato una qualità esagerata alla seconda linea e che si riesce a raddoppiare e a volte triplicare il muro nonostante il pallone viaggi a una velocità stratosferica, e questo vale anche per le abilità di tutti i tipi di bagher!!!)….Premesso tutto questo….. ….E’comunque anche vero che non si allena più la tecnica!
Continua in allegato.
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29.02.2008 -
La difesa - Prof. Andrea Burattini
Forse rischierò quasi di cadere nel banale e nella ripetitività asserendo che il Rally Point System ha portato notevoli cambiamenti nella pallavolo; uno dei fondamentali che hanno assunto maggiore importanza a seguito dell’introduzione del nuovo Sistema di gioco è, senza dubbio, quello della difesa. A seguito della maggiore incisività della battuta (anche questa frutto dell’evoluzione del nostro gioco), diventa sempre più una necessità disporre, in generale, di una difesa efficace e, in particolare, ultimamente è sempre più frequente vedere non solo giocatori “piccoli” adoperarsi in spettacolari interventi difensivi ma anche giocatori di “taglia più grande”, tanto questo fondamentale da essere diventato un elemento qualificante per un giocatore di buon livello. L’obiettivo del difensore è fondamentalmente quello di “prendere la palla”, è quindi una conseguenza logica che la componente volitiva diverrà elemento determinante per un buon difensore. Per tirare su una palla bisogna che la mia motivazione sia grandissima e che altrettanto grande sia la mia convinzione che quella palla verrà difesa. A questo punto viene da chiedersi quale sia la cosa più importante nel fondamentale della difesa, se l’aspetto volitivo o quello prettamente tecnico. Avere un buon supporto tecnico è sicuramente una cosa importantissima, ma penso che la volontà e l’attenzione siano due componenti determinanti. In altre parole è meglio avere dei difensori che magari stilisticamente non siano perfetti, ma che risultino efficaci, piuttosto che il contrario. Altra caratteristica del difensore di buon livello è la capacità di “prevedere” dove cadrà la palla. Con questo non voglio dire che il difensore debba essere un “mago” ma che deve essere in grado, ricordando le caratteristiche dei giocatori avversari, le rotazioni precedenti e le caratteristiche di gestione della squadra da parte del palleggiatore, di posizionarsi in quella parte del campo dove saranno maggiori le possibilità che la palla cada. Un giocatore che aveva particolari capacità in questo, era Karch Kiraly. Alla domanda che spesso gli veniva fatta: “Come mai riesci a prendere tanti palloni in difesa?” Lui rispondeva molto semplicemente: “ Facile, so dove cadrà la palla”.
TECNICA E POSTURA La posizione in difesa deve essere una posizione “comoda”, ovvero il difensore deve assumere una postura nella quale non si faccia alcuna fatica a rimanere per qualche secondo e, soprattutto, dalla quale sia facile uscire, cioè alzarsi per andare a prendere un pallone che sia lontano dalla posizione stessa. Partendo dai piedi diciamo che la divaricata varierà a seconda delle caratteristiche dell’atleta, normalmente i piedi (paralleli) saranno sicuramente più larghi della larghezza delle spalle, logicamente più larga sarà la base di appoggio meglio è.
Continua in allegato.
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17.01.2008 -
La battuta in salto e in salto flot - Prof. Andrea Burattini
Trattando questo argomento andiamo a toccare uno dei tasti più delicati della pallavolo moderna: anche durante l’ultimo torneo di qualificazione olimpica, abbiamo visto come sia sempre più vera l’affermazione secondo la quale, l‘alto livello nella pallavolo sia sempre più caratterizzato dalla battuta in salto. Io mi sento di aggiungere comunque che un altro tipo di servizio che fa la differenza è quello in “salto flot”. Questo per due motivi, in primo luogo per l’efficacia dello stesso, ed inoltre perché negli ultimi anni è calato molto il livello tecnico dei nostri giocatori, in particolar modo nel fondamentale della ricezione. In questa pallavolo sempre più fisica e rapida, si sta cercando sempre più la potenza a discapito della precisione tecnica; questo non sarebbe molto grave se tale problema riguardasse solamente l’alto livello, ma, il “dramma” è che tale filosofia ha toccato pure la sfera di certi settori giovanili, contribuendo alla formazione di giocatori molto dotati dal punto di vista fisico, ma scarsamente abili tecnicamente. Tornando al Servizio, cominciamo con il Jump Flot: Questo tipo di battuta, viene sempre più utilizzata, anche nell’alto livello, e la sua efficacia è notevole. Essa può essere utilizzata anche come servizio tattico, la sua pericolosità nasce non tanto dal fatto che nella sua esecuzione la palla viene colpita da un’altezza maggiore, quanto dal fatto che la velocità di quest’ultima risulta maggiore rispetto ad una battuta piedi a terra, e quindi sarà molto più difficile eseguire una ricezione tecnicamente corretta proprio a causa del fatto che i tempi di esecuzione risulteranno molto più brevi. Normalmente la palla viene infatti colpita circa a 15/ 20 cm più in alto rispetto alla battuta flot con i piedi a terra. Da questo si può facilmente evincere che non sarà questa la causa della sua maggior efficacia, ritengo infatti che questa sia data dalla maggior quantità di moto che viene impressa alla palla nel momento del colpo, infatti bisogna sommare alla forza impressa dal “colpo secco” sulla stessa, anche la spinta impressa dal corpo dell’atleta che, in volo, va verso la palla.
Continua in allegato.
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14.01.2008 -
La mentalitą perduta - Prof. Vincenzo Di Pinto
E’ terminato il torneo preolimpico in Turchia, vinto dalla Serbia. L’Italia, ridisegnata da Anastasi per problemi fisici nonostante uno spirito diverso, gioca e vince bene con l’Olanda, si smonta alle prime difficoltà con la Polonia; perde con la Spagna, complice un infortunio a Cernic e viene per fortuna rimandata a maggio. Premesso che è difficile la gestione di una squadra in difficoltà, con qualche automatismo ancora da perfezionare; l’Italia è sembrata una squadra senza cambi, ferma sulle gambe e senza iniziativa individuale. Dopo ogni disfatta azzurra, puntualmente da alcuni anni, si cerca di trovare una causa o un colpevole: mancanza di fenomeni, i tecnici lavorano male nei club, più tecnici stranieri, mancanza di giocatori italiani, non si lavora con i giovani, e non ci sono giocatori giovani italiani, troppi stranieri, troppi infortuni, ecc. E le altre nazionali hanno tutti questi requisiti? Hanno campionati con potenzialità inferiori al nostro, hanno pochi giocatori di qualità e spesso da noi non considerati perché inadeguati al nostro campionato e poi ci battono. Se consideriamo il numero e la qualità dei giocatori noi dovremmo essere terzi nel ranking mondiale dopo Russia e Brasile. Qualcosa di vero c’è, ma le analisi devono essere approfondite e non di comodo, e poi parlano tutti, meno che i tecnici, (rappresentano l’insegnamento, la mentalità e il progetto di gioco). Negli ultimi anni, si è parlato di tecnici, solo per la rivalità tra Montali e Velasco. Vi ricordate la nazionale di calcio eliminata dagli europei e dal mondiale con Trapattoni, stessi problemi: pochi giocatori di qualità, Totti e Vieri inamovibili, i Club non davano spazio alla nazionale ecc. Poi è arrivato Lippi ha detto: il movimento italiano è buono; i giocatori ci sono e devono essere umili; nessun giocatore è insostituibile, quelli con maggior qualità devono saper rispettare le regole e giocare per la squadra; il campionato italiano è importante perché prepara i giocatori, chi non gioca nel Club per motivi tecnici o di disciplina non sarà convocato; chi entra nel Club azzurro deve dimenticare i problemi della sua società ed ha formato un gruppo squadra molto ampio; ci organizzeremo con lo spazio che il campionato ci lascia, dando serenità al movimento e prendendosi le responsabilità del progetto avallato dalla federazione. In Italia dopo Anderlini, un tecnico, e dopo il progetto tecnico di Pittera con Skiba allenatore e avallato da Briani, è arrivato alla guida della nazionale Velasco, un tecnico che vinceva scudetti in Italia, grande lavoratore oltre che comunicatore che come Lippi disse: i giocatori in Italia hanno grandi potenzialità, ma devono aver fame di lavoro in palestra e di risultati, con il giusto atteggiamento e senza alibi. Ha creato un vero gruppo squadra, dicendo che la squadra migliore può non essere fatta dai giocatori migliori; che l ‘Italia aveva un campionato importante, fondamentale anche per la nazionale. Era il periodo in cui si diceva oltre a quelle già citate, che i Russi, ed i paesi dell’est vincono perché c’è la dittatura, Cuba perché hanno le fibre bianche e lui disse: noi lavoreremo di più in palestra e con i pesi, le sedute di ore 3 per due volte al giorno. Faceva continue riunioni tecniche a vari livelli per migliorare la tecnica di base e i tecnici. Una vera guida per tutto il movimento. Ha dato centralità alla figura dell’allenatore che doveva essere un esempio di professionalità. Il coach doveva coordinare tutta l’attività giovanile e lui stesso lo faceva con Polidori e Lorenzetti, introducendo il piano altezza e la junior league, importante per la crescita dei giovani (altro argomento) e i tecnici di alto livello.
Continua in allegato.
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28.12.2007 -
Binomio vincente: attacco forte e gestione dell'errore - Prof. Vincenzo Di Pinto
Campionato di pallavolo 2006/07, Cuneo termina al vertice con il suo maestro e ormai re della regular season Silvano Prandi. I maestri sono degli allenatori-educatori di un ambiente e di una squadra , come diceva Sacchi. Sanno creare un’organizzazione e mentalità di lavoro, stabilire regole, un atteggiamento corretto, formare giocatori per l’alto livello, sanno gestire e dare un gioco vincente alla squadra . Al 2 posto, dopo aver comprato il titolo, un avvio stentato, un ottimo girone di ritorno finisce Roma dell’allenatore Serniott. Dopo essere stato per tanti anni il 2 di Prandi, Roberto torna in Italia dopo l’esperienza in Francia soprattutto con il canadese Hoag. Al 3 posto arriva Treviso che poi vince tutto. Questo campionato 2007/08, premesso che è condizionato dalle soste e dalla nazionale e che alcune società ne hanno tratto vantaggio, Cuneo in modo particolare, Perugia, Latina,Taranto…; ormai alla fine del girone di andata, conferma al vertice Cuneo e Roma. Ieri nel test significativo di Modena, il Cuneo spreca alcuni mach-ball per un meritato 3-1, per poi vincere in rimonta 3-2, giocando sempre di squadra anche nei momenti di difficoltà, sbagliando poco e con un grande attacco, straordinario Wijsmas. Cuneo ha chiuso la partita con un ottimo 63% in attacco e pochi errori al servizio. La battuta in salto è stata molto alternata alla tattica salto-float secondo gli studi fatti e con conseguenti scelte a muro. Al contrario la discontinua Modena a tratti squadra aveva bisogno delle magie di Riccardo e grandi battute, ma facendo errori determinanti in attacco, ed al servizio. Roma invece batte con un grande attacco e pochi errori Macerata per 3-0. Il primo set Macerata attacca con percentuali più alte, ma perde per il numero superiori di errori e numero dei muri vincenti, 2 e 3 set è un monologo della Roma. Il coach della Roma dice di essere felice ai microfoni di SKY perché la sua squadra ha fatto solo 14 errori. L’anno scorso da uno studio fatto sul campionato è venuto fuori che alle migliori squadre corrispondeva in proporzione un miglior attacco e meno errori. Questo anno i dati della lega sembrano confermare la tendenza per le prime 3, aggiungerei anche Padova e Montichiari, la differenza sono gli errori. Secondo il canadese Hoag e quindi Serniotti in ogni set non bisogna superare numero 6 di errori. Vediamo quali errori: numero attacchi fuori: invasioni a muro; battute sbagliate; ace subiti. Serniotti dice: fondamentale è la mentalità di lavoro in palestra, allenarsi con grande intensità e chiarezza per creare automatismi determinanti nei momenti importanti. In Italia è quasi obbligatorio lavorare con esercizi ad obiettivo per creare una mentalità vincente, in Francia servono meno , ed in brasile ancora meno. Un altro modo di ridurre gli errori è la tecnica(sarà argomento di un altro articolo).
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24.12.2007 -
L'importanza del palleggiatore - Prof. Vincenzo Di Pinto
Siamo all’epilogo del girone di andata del campionato di pallavolo 2007/2008. Le prime deduzioni confortano le società che hanno dato molta più importanza al ruolo del palleggiatore rispetto al passato; per la salvezza sono ormai evidenti (vedi Mattera a Latina o Esko a Padova), per il vertice ci sono degli indizi che il tempo, la possibilità di lavorare e il modo in cui i tecnici li guideranno nella crescita tecnica (alcuni) e di gioco, ci chiariranno. Le giuste riflessioni sono 3: 1) I palleggiatori arrivano a toccare quasi 1 su 3 dei palloni giocati, oltre a decidere la normale sequenza di un’ azione di volley: dopo ricezione, dopo copertura, dopo difesa. 2) Una squadra innanzitutto è influenzata dalla personalità dell’ allenatore e rifletterà i suoi alti e bassi emotivi, subito dopo però è il palleggiatore ad influenzare le caratteristiche emotive e psicologiche di una squadra. 3)costruisce o rompe la fiducia degli schiacciatori, dei ricettori, detta i tempi del gioco di squadra . Alcuni risultati delle ultime giornate, condizionati dalla prestazione dei palleggiatori, hanno cambiato il “campionato della salvezza” rendendolo intrigante. Perugia dopo quattro sconfitte vince con Milano senza Stokr. con una grande prestazione di Sintini allontanandosi dalla zona rossa. Corigliano vincendo a Montichiari con uno straordinario Corvetta percepisce per la prima volta una reale possibilità di salvezza. Infine il Latina vince con Taranto una partita di vitale importanza, grazie ad un grande prestazione del suo palleggiatore. Recupera la fiducia, potenziata dalla giusta scelta di riaffidare a Giordano Mattera il ruolo di palleggiatore, al posto del talentuoso e giovanissimo Zayztev, ma totalmente a digiuno di una vera responsabilità di gioco. Rinverdendo quella massima del nostro campionato: la salvezza con i palleggiatori e lo scudetto anche con gli schiacciatori. Premesso che dipende sempre dalla tipologia di squadra (Nuti è un palleggiatore da play-off tecnicamente completo), e che le squadre di bassa classifica spesso hanno budget economici bassi e devono saper fare i conti con il nostro duro campionato. I giovani alzatori , senza due o tre anni di A2, anche stranieri, hanno avuto sempre grandissime difficoltà, per esempio: Vermiglio il primo anno di A2 e secondo anno retrocessione in A1 con il Falconara; Meoni retrocessione con Padova in A1; Pinheiro retrocessione in A1 con Taranto; Peter Blangé ha avuto grandi difficoltà nel primo anno a Catania, come anche Esko a Padova, Grbic e l’americano Suxho a Montichiari, come anche Ahmed questo anno, infatti spesso gioca il bravo Tiberti. Ottima è la gestione e la crescita di Gonzales da parte di Prandi ,con un secondo molto bravo alle spalle e chiarezza nei ruoli e nella comunicazione. L’anno scorso Gonzales soprattutto all’inizio ha avuto difficoltà a Bassano in A2.
Continua in allegato.
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27.11.2007 -
La battuta da sotto e con i piedi a terra - Prof. Andrea Burattini
Andiamo ad analizzare i vari tipi di battuta partendo dai più semplici.
La battuta da sotto: Dal campionato Under 14 del 1993/94 è stata inserita la regola che il servizio non doveva essere effettuato, in questa fascia di età, da “sopra”; questo per favorire il gioco e per limitare la grande differenza che c’era tra la battuta e la ricezione. A questo proposito venne messo l’obbligo di eseguire il servizio da sotto. Questo tipo di battuta se a livello di potenza risulterà ovviamente scarsamente efficace, può avere una sua valenza dal punto di vista tattico. Nell’esecuzione di tale fondamentale, possiamo porre l’attenzione principalmente su due varianti: • La traiettoria della palla • La direzione Sulla traiettoria prima era più facile lavorare, visto che la regola diceva che nella battuta da sotto la palla poteva essere colpita a qualsiasi altezza. Bastava che il colpo fosse stato portato da sotto l’altezza della spalla. A seguito di alcune contestazioni avvenute negli anni scorsi, si è cercato di rendere ancor più restrittivo il regolamento, imponendo che l’esecuzione della battuta venga effettuata mantenendo il braccio parallelo al tronco. Va da sè che a questo punto per quello che riguarda la traiettoria sarà più difficile risultare incisivi visto che il punto di impatto con la palla sarà molto al di sotto del margine superiore della rete; sarà comunque possibile trovare qualche riscontro positivo, lavorando su di una traiettoria che passi il più vicino possibile a tale margine. Anche se con questo tipo di servizio tutto viene “rovesciato” verso il basso, alcuni principi rimangono gli stessi della battuta flotting. Risulterà importantissimo infatti imprimere una buona accelerazione al colpoed allo stesso tempo sarà ugualmente importante mantenere, nel momento dell’impatto con la palla, la mano ben dura. In questa fascia di età, sicuramente, due tra i fondamentali più importanti, sono la battuta e la ricezione; quindi anche per quello che riguarda questo tipo di servizio, bisogna avere la giusta considerazione. Dal punto di vista della Tecnica pura, il suo valore non sarà molto rilevante anche perché si tratta di un fondamentale su cui porremo l’attenzione solamente con i tredicenni e quattordicenni, ma potremmo ugualmente rendere utile il lavoro su questa, in prospettiva futura, se nel proporla, la nostra attenzione sarà sempre rivolta ai due elementi di cui parlavamo prima (Accelerazione e Mano dura) a cui potremo aggiungere il miglioramento della sensibilità del colpo sulla palla ed il “Colpo Secco” sulla stessa.
Continua in allegato, anche con la battuta piedi a terra da vicino riga o da distante.
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22.10.2007 -
La battuta - Prof. Andrea Burattini
Proviamo a puntualizzare in questa sessione, tecnicamente e tatticamente, quali sono gli aspetti più importanti da tenere presente nell’impostazione di tale fondamentale, soprattutto con degli atleti giovani. Cercheremo dunque di affrontare le problematiche più importanti a cui si andrà incontro, tenendo sempre ben presente il fatto che, soprattutto da giovani, ogni situazione di lavoro può risultare alquanto diversa, e quindi la metodologia di lavoro può risultare differente da realtà a realtà. La prima cosa da sottolineare è che questo fondamentale deve ormai essere considerato a tutti gli effetti “Fondamentale di attacco”. Ora a maggior ragione, visto che con la regola del net, sono stati tolti molti freni inibitori nell’esecuzione di tale fondamentale. Il concetto di non considerare la battuta come una semplice “rimessa in gioco della palla”, deve risultare sempre ben chiaro in testa al giocatore fin dall’inizio della sua carriera di pallavolista. Quando parlo di efficacia della battuta, non parlo solo del servizio potente, ma anche (e soprattutto per le fasce di età giovanile) di “Battuta tattica”; in altre parole, anche con una battuta non necessariamente potente, deva riuscire o a mettere direttamente in difficoltà l’avversario, o devo provare ad obbligarlo a fare il gioco che voglio. Per ottenere tale risultato, va da se che bisogna avere un ottima padronanza del gesto, che scaturisce solo da una gran mole di lavoro di tecnica individuale; inoltre è necessario conoscere, a livello giovanile, almeno tre tipi di battuta: • Battuta tesa con piedi vicino alla riga di fondo • Battuta corta (in tutte e tre le zone) • Battuta flottante con i piedi distanti dalla riga di fondo
Continua in allegato.
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