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| EDITORIALE |
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19.08.2008 -
Le azzurre dicono addio a Pechino, adesso forza azzurri! - di Lorenzo Dallari
Peccato, davvero. Il sogno delle azzurre si è infranto contro gli Stati Uniti, bella squadra, ottimamente allenata e motivata da quella grande persona che è Jenny Lang Ping, capace di eliminare l’Italia aggiudicandosi con un netto 15-6 un tie break scriteriato, approcciato malissimo e concluso peggio. Peccato, lo ribadisco. Perché il gruppo di Massimo Barbolini avrebbe meritato di centrare una storica semifinale della rassegna olimpica per la sua forza, la sua classe, la sua capacità di adattarsi alle difficoltà. Invece e’ andata male, molto male. Olimpiade finita ai quarti di finale esattamente come nel 2004 ad Atene, allorquando ad eliminare le azzurre - sempre al tie break - era stata Cuba, l’avversaria che avrebbe atteso l’Italia dopo aver piegato per 3-0 la Serbia, regalando in tal modo una sfida nella sfida, con Tai Aguero contro le sue ex compagne con le quali aveva saputo conquistare nella sua altra vita agonistica due ori a Cinque Cerchi. Adesso invece l’obbligo è quello di riflettere su una sconfitta difficile da prevedere e difficile da metabolizzare, anche se ineccepibile per come è maturata: avanti 2-1, le campionesse d’Europa si sono letteralmente smarrite, hanno perso male il quarto set e in pratica non hanno mai giocato nel quinto. Peccato, davvero. Sperando che adesso non inizino stupidi e inutili processi sommari. Peccato, perché era la volta buona per cercare di vincere il primo oro della storia in una manifestazione che continua a essere stregata, non solo per i nostri ragazzi. “Questa partita non sarà facile da dimenticare” ha commentato alla fine Leo Lo Bianco, mentre Nadia Centoni ha sottolineato “La tristezza in noi è tanta”: credo a entrambe, so che queste loro parole sono venute dal profondo del cuore. A giocarsi le medaglie saranno invece Cuba e Stati Uniti da una parte, Brasile e Cina dall’altra: la formazione di Zé Roberto, trasformata dopo un 2007 da dimenticare, ha eliminato senza patemi il Giappone, le padrone di casa – olimpioniche in carica - hanno messo fuori gioco la Russia di Gianni Caprara campione del Mondo, altra delusione del torneo asiatico (e il tecnico romagnolo ha già detto che lascerà la panchina delle iridate). Tutte le nostre speranze a questo punto sono riposte sugli azzurri, che hanno superato il temibile quarto di finale con la Polonia vice-campione del Mondo, guidata da Raul Lozano (ormai esonerato dalla Federazione polacca): ostacolo bypassato solo 17-15 al termine di un combattutissimo tie break chiuso dalla giovane speranza italica Matteo Martino dopo essersi trovata avanti 2-0. Ottimo Mauro Gavotto (21 punti nel ruolo di opposto titolare al posto dell'infortunato Fei, recuperà in tempo per la semifinale?), bene capitan Cisolla e il navigato Bovolenta, senza dimenticare il prezioso apporto del rientrante Mirko Corsano. L’Italia deve comunque superarsi per centrare la finale, nella quale dovrà vedersela con il Brasile, passato senza tremare dal quarto con la non irresistibile Cina (battuta per 3-0). L’Italvolley ha una grande responsabilità: quella di tenere alto l’onore di tutto lo sport azzurro di squadra, in evidente crisi. Assente dall’Olimpiade le nazionali di basket maschile e femminile, hanno già lasciato Pechino sia il calcio che la pallanuoto, seguite oggi dall’Italvolley rosa. Che qualcosa non funzioni per il meglio mi pare evidente: sia il Coni che le varie Federazioni devono fare un bell’esame di coscienza e cercare rimedi per un futuro che non promette nulla di buono. Indipendentemente dal numero degli stranieri utilizzati in campionato e dai regolamenti.
Buona pallavolo e buone Olimpiadi a tutti! |
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17.08.2008 -
Per le azzurre gli Stati Uniti nei quarti di Pechino, per gli azzurri la Polonia - di Lorenzo Dallari
La azzurre trovano dunque gli Stati Uniti sulla propria strada nei quarti di finale della rassegna olimpica. Non è andata male, nel complesso, pur nel rispetto della qualità delle avversarie. La squadra di Massimo Barbolini ha dunque la possibilità concreta di staccare martedì il biglietto per la semifinale, in cui poi incontrerebbe la vincente della sfida tra Cuba e Serbia. Un cammino difficile ma non proibitivo, con la possibilità di riordinare un po’ le idee dopo la batosta subita ad opera del Brasile di Zé Roberto, apparso a Pechino in ottime condizioni: per le sudamericane adesso l’ostacolo – poco difficile – è rappresentato dal Giappone, mentre l’altro quarto è quello sulla carta più equilibrato: le padrone di casa della Cina se la vedono con le campionesse del Mondo della Russia. Siamo arrivati in dirittura d’arrivo di un torneo nel quale l’Italia ha favorevolmente impressionato a lungo prima di incappare nella vena delle verde-oro, molto migliorate rispetto alla passata, deludente, estate: è il momento della verità, nel quale è vietato sbagliare per raggiungere il traguardo più importante e tutt’altro che proibitivo per un gruppo che ha la potenzialità di raggiungerlo. Ne sono convinto e vado ripetendolo, come di certo sta facendo anche il bravissimo ct, che pure – conoscendolo bene da tempo – starà predicando tranquillità e serenità, pensando solo al prossimo impegno: filosofia corretta, soprattutto a questo punto di un torneo che, comunque si concluderà, verrà ricordato per il dramma umano vissuto da Tai Aguero, la fuoriclasse italo-cubana che ha voluto ringraziare tutti quelli che le sono stati vicini nel difficile momento della scomparsa della mamma: Coni, Federvolley e Consolato cubano hanno fatto di tutto per farle riabbracciare per l’ultima volta ma il miracolo non è riuscito. Il sogno di tutti è quello di poter applaudire Tai mentre chiude l’ultimo attacco della finale a Cinque Cerchi, firmando in questo modo il suo terzo trionfo olimpico con una dedica assolutamente speciale.
AZZURRI AVANTI TUTTA. Intanto abbiamo conosciuto quali saranno gli avversari degli azzurri nei quarti di finale, resi noti solo dopo l’ultima sfida del girone di qualificazione contro la Cina; vinta solo 16-14 al tie break. Grazie alla tanto sospirata vittoria sulla Bulgaria, giunta dopo tre anni di digiuno contro i balcanici di Martin Stoev, l’Italia spera adesso di poter ritrovare dalla sua la dea bendata che pare averla dimenticata, visti i tanti infortuni che hanno messo fuori gioco Fei (ancora indisponibile), Corsano (in grado di giocare) e Mastrangelo (visto in campo contro i cinesi). Andrea Anastasi è però oggi tecnico maturo ed esperto e non si è certo fatto demoralizzare né da una situazione piuttosto complicata né da brutto passo falso con gli Stati Uniti (in un autentico momento di grazia pallavolistico dopo il trionfo in World League) e sa perfettamente che il suo gruppo può arrivare molto avanti. Basta lasciarlo tranquillo e dargli la fiducia che merita, esattamente come ha fatto con il giovane Matteo Martino, divenuto ormai titolare fisso in una squadra matura e completa. L’ostacolo dei quarti è rappresentato dalla Polonia vice-campione iridata guidata da Raul Lozano, un brutto cliente insomma. Poi, in caso di auspicata vittoria, l'avversaria in semifinale sarà al 99 per cento il Brasile, che nell'altro quarto se la vede con la non irresistibile Cina. Nulla è però precluso a chi ci crede, e solo chi pensa in grande può centrare grandi imprese. Facciamo pertanto tutti il tifo sia per l’Italia maschile che per quella femminile, nella speranza che le loro imprese possano tra l’altro ridare linfa vitale all’intero movimento. Ne abbiamo decisamente bisogno.
Buona pallavolo e buone Olimpiadi a tutti! |
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09.08.2008 -
Il coraggio di osare - di Lorenzo Dallari
Conosco Tai Aguero da tantissimi anni. Prima l'ho ammirata dominare un'infinita' di manifestazioni internazionali, l'ho vista vincere in pratica da sola insieme a Regla Torres l'Olimpiade australiana nel 2000, poi l'ho conosciuta bene una volta che ha deciso di lasciare definitivamente il suo Paese per girare pagina, per vivere una vita nuova, lontano da tutto e da tutti, in primis dagli affetti famigliari. Scelta rispettabile in quanto oltremodo dolorosa, condivisibile da qualcuno e rinnagabile per qualcun altro, ma comunque coraggiosa. Dall'ormai lontando 2001, allorquando lascio' nottetempo il Torneo di Monterux per raggiungere Perugia e la sua nuova esistenza pallavolistica e umana, Tai ha vinto tantissimo con il club umbro, ha ripreso a sorridere, si e' fatta amare, e si e' sposata con un italiano, conosciuto ovviamente grazie alla pallavolo. Forse non avrebbe potuto essere diversamente, e cosi' e' stato. Con la sua dolce meta' se ne e' andata prima a Novara e poi in Turchia, e grazie al matrimonio ha potuto godere di un nuovo status, quella di nostra connazionale. A tutti gli effetti, tanto da meritarsi la convocazione in azzurro dal suo vecchio maestro perugino Massimo Barbolini, quando il ct modenese l'ha chiamata a vestire la maglia della nazionale italiana. Scelta ovviamente molto difficile, ancora una volta, ma ponderata a lungo: alla fine la risposta e' stata affermativa, e grazie anche a quella decisione l'Italia e' diventata per tutti la squadra da battere, la numero uno: prima campione d'Europa e poi - addirittura imbattuta - dominatrice dell'ultima Coppa del Mondo. Con Tai sempre sugli scudi, come del resto e' inevitabile: lei oggi e' la numero uno al mondo, una gigante capace di fare sempre la differenza, una fuoriclasse che sa fare tutto e benissimo, una campionessa nel cuore e nella mente prima che nel corpo da superatleta, che non disdegna pure le sfide con uomini che spesso batte. Il destino, beffardo, questa volta le ha giocato un brutto scherzo.
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29.07.2008 -
Olimpiade, arriviamo! - di Lorenzo Dallari
Ancora poche ore e scatta il momento più importante dell’anno, il più atteso, il più prestigioso per uno sportivo: l’Olimpiade. Si giocherà a Pechino, dove ci si augura che i numerosi sogni cullati per tanti anni possano divenire splendida realtà: la pallavolo italiana insegue da troppo tempo l’oro a Cinque Cerchi, e dopo le cocenti e indimenticabili delusioni degli azzurri a Barcellona 92 e ad Atlanta 96 (senza peraltro dimenticare Sydney 2000), questa volta sono le ragazze di Massimo Barbolini ad ambire a ragione al gradino più alto del podio, anche se io insisto nel non sottovalutare i ragazzi di Andrea Anastasi (nonostante un cammino non esaltante nella recente World League vinta a sorpresa dagli Stati Uniti, con il Brasile che ha perso un appuntamento internazionale dopo 6 lunghi anni!).
AZZURRE D’ORO? L’Italdonne può contare su una formazione di primissimo livello, forte sia a livello di individualità che di collettivo, con la mentalità giusta per affrontare il Torneo per eccellenza: dopo il successo all’ultimo Europeo e il cammino trionfale nell’ultima Coppa del Mondo, la squadra di Barbolini parte con i favori del pronostico, inutile nascondersi dietro a un dito, pur nella consapevolezza che le avversarie sono di primissimo livello. Nel panorama internazionale oggi basta un nonnulla per perdere o per vincere, tanto è l’equilibrio che caratterizza le prime del ranking: Italia, Russia, Brasile, Cina, Cuba e Polonia possono vincere ma anche essere protagoniste di un clamoroso flop, dipenderà da tantissimi fattori. Io scommetto che l’Italia si fregerà alla fine di una medaglia, e mi auguro ovviamente possa essere quella del metallo più prestigioso. Il ct ci crede e non ha lasciato nulla di intentato pur di centrare il traguardo più significativo della sua pur eccellente carriera (il prossimo anno tornerà a guidare un club, come vorrebbe?), confermando di essere lungimirante assai portando con sé alla fine due liberi (Cardullo e Croce), garantendosi in tal modo una copertura superlativa in uno dei ruoli più delicati della pallavolo Moderna. L’importante sarà impattare con attenzione il primo girone, che alla prima giornata - sabato 9 agosto - regalerà subito al Capital Indoor Stadium la supersfida con la Russia di Gianni Caprara e Irina Kirillova: vincere al debutto con le campionesse del Mondo significherebbe un abbrivio galvanizzante e benaugurate in vista delle partite tutt’altro che proibitive con Kazakhistan, Algeria e Serbia, prima del gran finale del girone con il temibilissimo Brasile di Zé Roberto, che di recente ha dato alle azzurre una sonora lezione. L’Italia ha comunque un appuntamento con la storia che non vuole e non può lasciarsi sfuggire, un’occasione probabilmente non irripetibile ma di certo ghiottissima. E confermo le mie impressioni nonostante la grande Tai Aguero abbia dovuto lasciare il gruppo prima dell'avventura cinese per accorrere al capezzale della madre morente, rientrando in tal modo a Cuba per la prima volta dopo la fuga che l'aveva portata in Italia (neppure per la morte del padre aveva potuto rientrare nell'isola caraibica): un grande abbraccio alla fuoriclasse dell'Italia, che dovrebbe tornare in tempo per i quarti di finale.
AZZURRI D’ORO? Io credo fermamente anche nella squadra maschile, che quando gioca come sa può competere con chicchessia. Il volley al top è però caratterizzato da un livellamento di valori impressionante, come del resto hanno confermato pure le recenti finali di World League, e pertanto l’Italia dovrà preparare al meglio dettagli tecnico-tattico e soprattutto delicati aspetti di carattere psicologico per evitare brutte sorprese. Il gruppo però è di primissimo livello, completo in ogni reparto, e se la diagonale Vermiglio-Fei renderà come è nelle sue possibilità, nessun traguardo è precluso agli azzurri. Ne è perfettamente consapevole anche Andrea Anastasi, da vecchio volpone qual egli è (gli anni passano per tutti, e anche il Nano ne ha vissute ormai tantissime di esperienze, di belle e di brutte…): sono convinto che farà tesoro anche dell’amarezza olimpica australiana, determinata da una semifinale disgraziata con la Serbia dei fratelli Grbic e di un super Vujevic che ha “relegato” l’Italia alla finale per la medaglia di bronzo.
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15.07.2008 -
I voti al campionato maschile - di Lorenzo Dallari
Chiuso un volley-mercato scoppiettante, diamo un po’ i voti di mezza estate al prossimo campionato maschile. Così, tanto per giocare. Poi il campo - come sempre - darà i suoi verdetti inappellabili e forse anche sorprendenti. Sottolineando fin da subito che sono in tanti a sognare lo scudetto, non celando le proprie ambizioni dopo campagne-acquisti altisonanti.
BRAVI, BENE, BIS. Determinata Trento, che dopo il primo scudetto vorrebbe anche la prima Champions League. Allungata inevitabilmente la panchina per i tanti impegni europei, il nucleo dei titolari è rimasto quello portante, con Vissotto al posto di Nikolov e Riad al posto di Jeroncic. Obiettivo: ripetere l’impresa storica. Arrembante Treviso, cha ha cambiato solo il palleggiatore: via Pujol (tornato in Francia, al Cannes) e dentro il funambolico Ricardo, una scommessa che Renan sa di poter vincere. Obiettivo: lo scudetto. Pugnace Cuneo, rinforzatasi con i tricolori Jeroncic e Nikolov, che dovrà garantire punti su punti alla solida squadra di Prandi. Obiettivo: almeno la finale. Solida Macerata, che ha in pratica cambiato solo Paparoni con il giovin talento Martino, migliorando non poco il peso offensivo. Fefè De Giorgi dovrà lavorare su un gruppo che sarà impegnato su più fronti, tra campionato e Champions. Obiettivo: almeno la finale. Spumeggiante Piacenza, che ha messo qualche pedina su un’intelaiatura collaudata: i volti nuovi sono quelli di Falasca, Insalata, Rak, Durante, una scommessa nel ruolo di libero. Non nuovo invece per i tifosi biancorossi Leo Marshall, tornato a casa. Obiettivo: almeno la finale. Volitiva Perugia, attivissima su più fronti: il presidente Sciurpa ha chiuso con Bovolenta, Botti, Felizardo, Kovacevic e Savani, gran colpo. Obiettivo: almeno la finale.
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30.06.2008 -
Roma e Bologna in A2 uomini, Giani nella Hall of fame - di Lorenzo Dallari
Pensieri in libertà di mezza estate, con il volley-mercato che sta raggiungendo la temperatura che sta caratterizzando queste afose giornate di inizio luglio. Le società per fortuna paiono vive e vegete, almeno stando alle tantissime operazioni che stanno andando in porto: speriamo solo che la prossima stagione sia più tranquilla da punto di vista economico/finanziario rispetto a quella da poco archiviata con la chiusura di Milano e la minacciata chiusura di Roma.
GIANGIO GRANDE TRA I GRANDI. Un abbraccio forte forte al grande, unico Andrea Giani, inserito con merito indubbio nella Hall of Fame, secondo italiano di sempre dopo Andrea Gardini (senza dimenticare ovviamente Julio Velasco). La motivazione del mio amico Doug Beal è ineccepibile: “A un grande giocatore che ha fatto della duttilità il suo punto di forza nell’epoca della specializzazione”. Congratulazioni sincere al Giangio a nome di tutti quelli che gli hanno voluto bene e amano questo meraviglioso sport che ha saputo interpretare in maniera sopraffina.
CAPITALE SALVA IN EXTREMIS. Proprio sul filo di lana il presidente Massimo Mezzaroma ha sciolto le riserve e ha iscritto la sua squadra alla serie A2, scegliendo Ermanno Piacentini per la panchina e optando per una squadra molto “romana”, con qualche giovane e in più la coppia Tofoli-Osvaldo Hernandez.
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20.06.2008 -
Ruben Acosta lascia la presidenza Fivb - di Lorenzo Dallari
Devo ammetterlo: sono sinceramente sorpreso. Non mi sarei mai aspettato che Ruben Acosta avrebbe annunciato le dimissioni da presidente della Fivb dopo l’Olimpiade di Pechino, non avrei mai creduto che avrebbe tenuto fede a quanto anticipato prima del Congresso Mondiale in Dubai. E invece mi sono sbagliato.
UN IMPERO LUNGO 24 ANNI. Il presidentissimo messicano e’ stato eletto presidente della Federazione Internazionale nel 1984, in occasione dell’Olimpiade di Los Angeles, succedendo al francese Paul Libaud, numero uno del movimento mondiale dal primo giorno di fondazione della Fivb, nel lontano 1947. Quello di Acosta e’ stato un vero e proprio regno, in pratica incontrastato, durante il quale ha fatto crescere la pallavolo nel mondo intero, dando dignita’ a questo sport: dobbiamo riconoscergli grandi capacita’ manageriali, incredibili doti decisionali, un fiuto quasi unico, il coraggio di osare e di cambiare: la battuta dai nove metri di fondo campo, l’invenzione del libero nel 1997 (dal primo gennaio 2009 ne avremo finalmente due a referto, con 14 giocatori iscritti), il tocco di piede e soprattutto il rally point system nel 1998: tante novita’ che hanno fatto arricciare il naso ai puristi del volley ma che si sono rivelate vincenti. Senza dimenticare la World League ideata nel 1990 e il Grand Prix, nato poco dopo, l’ingresso del beach volley nel novero delle discipline olimpiche a partire da Atlanta 1996. Devo riconoscere di essere stato quasi sempre d’accordo con le sue idee, potendomi anche confrontare piu’ volte con lui e con la signora Malu’, assai piu’ di una moglie: una mente pensante in continua evoluzione, un talento politico pazzesco, probabilmente la miglior dirigente del panorama sportivo internazionale.
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11.06.2008 -
Roma e Milano addio! - di Lorenzo Dallari
Incredibile, malinconico, inimmaginabile. Anche se qualche avvisaglia l’avevamo avuta e ve la avevamo anche anticipata: Roma non si è iscritta al prossimo campionato maschile di serie A1, lasciando vacante il posto (probabilmente colmato da Verona, battuta nella finale dei play off promozione ad opera di Forlì). Una brutta botta per il nostro movimento, non c’è che dire. E chi afferma il contrario sa di dire una balla colossale. Con il timore che questa situazione, già vissuta più volte in passato, questa volta non abbia un futuro.
METROPOLI ADDIO. Ne stavamo parlando da tempo, il volley è lo sport della cara, sana provincia italiana. Ma mai avremmo pensato che tutto d’un colpo, come per un incantesimo malefico, avremmo perduto nel giro di un qualche giorno sia Milano che Roma, entrambe scomparse dal massimo palcoscenico nazionale. Pazzesco, non trovo altri aggettivi, anche se le motivazioni che hanno determinato questo scenario sono differenti assai. La causa non cambia comunque la realtà: il prossimo anno avremo di nuovo il volley maschile nei piccoli centri, con Taranto città più grande tra quelle coinvolte (ma la squadra del presidente Bongiovanni dovrebbe giocare a Martinafranca….).
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08.06.2008 -
Missione compiuta - di Lorenzo Dallari
Successo doveva essere e successo e’ stato, annunciato e sofferto, soprattutto contro il Giappone nella prima giornata e contro l’Argentina nell’ultimo atto del torneo di qualificazione olimpica: a Tokyo, e questo e’ quello che conta, gli azzurri hanno staccato il biglietto per l’Olimpiade di Pechino. E in Cina ci sara’ da divertirsi, potete starne certi…
COMPLIMENTI NANO. Bravo Andrea Anastasi e bravi tutti i suoi ragazzi, che hanno chiuso un torneo massacrante con un significativo e importante percorso netto: con la squadra al completo, lo avevamo detto e lo ribadisco, l’Italia e’ ben altra squadra rispetto a quella che l’obiettivo l’aveva fallito in Turchia. Potra’ sembrare banale ma questi sono i fatti. E i fatti come sempre sono inappellabili. Missione compiuta dunque, e adesso sotto con la World League per preparare nel migliore dei modi l’appuntamento piu’ importante per tutto il nostro movimento: la rassegna a Cinque Cerchi sapra’ riservare nuove soddisfazioni, perche’ di solito quando si vivono situazioni difficili si impara la lezione. Basta chiedere anche al simpatico Roberto Kubica, che l’anno scorso ha rischiato la vita in Canada sbattendo a 220 all’ora e domenica ha vinto la prima gara della sua vita proprio sul circuito intitolato all’indimenticabile e indimenticato Gilles Villeneuve. Per questo sono certo l’Italia fara’ bene a Pechino, potendo ambire al podio e – mi auguro – centrandolo.
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03.06.2008 -
Il volley trionfa in provincia - di Lorenzo Dallari
Lo stavamo dicendo da diverso tempo e adesso è finalmente ufficiale: Milano è scomparsa per la quarta volta in 20 anni dalle scene del grande volley. Un primato di cui non andare fieri per la città della Madonnina, questo è evidente, senza volere attribuire colpe specifiche al Gonzaga, alla Mediolanum, all’Asystel e alla Sparkling: situazioni troppo differenti tra loro, tempi troppo diversi, proprietari troppo distanti uno dall’altro come tipologia e portafoglio.
VOLLEY SPORT DI PROVINCIA. Quello che conta sono i fatti, e i fatti dicono che ancora una volta la metropoli lombarda, la capitale economica d’Italia, il centro vitale del Paese, la sede faraonica del prossimo Expo, non riesce a mantenere/non si merita/non vuole la pallavolo di vertice. Chi afferma il contrario, per qualsivoglia motivo, sa di affermare il falso.
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