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Guida al Volley 2019
INTERVISTE


03.04.2018 -  Editoriale 3 aprile 2018 - Lorenzo Dallari

29.03.2018 -  Paolo Cozzi: Perugia č la favorita per lo scudetto! - Lorenzo Dallari

24.03.2018 -  Marco Mencarelli: sono ottimista sul futuro del volley italiano - Lorenzo Dallari

21.03.2018 -  Gianlorenzo Blengini: siamo pronti per questa estate mondiale - Lorenzo Dallari

20.03.2018 -  Editoriale 20 marzo 2018 - Lorenzo Dallari

18.03.2018 -  La Leggenda Azzurra: i protagonisti del 1998 con Bebeto - Lorenzo Dallari

14.03.2018 -  Davide Mazzanti: pronto per la nuova stagione verso il Mondiale! - Lorenzo Dallari

14.03.2018 -  Ci ha lasciato l'ex ct azzurro Bebeto

Paulo Roberto De Freitas detto Bebeto durante un time out dell'Italia
Sport in lutto. Una notizia improvvisa scuote tutto il mondo della pallavolo italiana e internazionale, all’età di 68 anni è venuto a mancare a Belo Horizonte l’ex ct azzurro Paulo Roberto de Freitas, meglio conosciuto come Bebeto. Un lutto inaspettato  che priva il volley mondiale di una delle figure che maggiormente, tra gli anni 80 e 90 hanno segnato la nostra disciplina. Nato il 16 gennaio del 1950 a Rio de Janeiro, Bebeto come giocatore di pallavolo ha vinto 11 titoli brasiliani per il Botafogo, prendendo anche parte con il Brasile ai Giochi Olimpici del 1976 a Montreal. In qualità di Ct della nazionale verdeoro il risultato più importante è stata la medaglia d’Argento ottenuta alle Olimpiadi di Los Angeles 1984. Al 1990 risale il suo approdo in Italia, alla Maxicono Parma, club con il quale ha conquistato diversi scudetti e coppe. Dopo l’era Velasco si è seduto sulla panchina della nazionale maschile vincendo: 1 World League 1997, il bronzo all’Europeo 1997 e soprattutto il titolo Mondiale del 1998, il terzo consecutivo per gli azzurri.

Una serata tranquilla in famiglia dopo una giornata impegnativa. Din: arriva un messaggio. Poi.. din din din din, ne arrivano a decine prima ancora che riesca ad aprire il primo. Ma cosa è successo? La risposta è triste. È morto il grande Bebeto! Non voglio crederci… Poi rileggo, apro altri whatsapp, sms, social. Non può essere uno scherzo. Anzi, è uno scherzo, ma del destino. Purtroppo è la realtà, il destino stavolta è stato beffardo, e il mio cuore diventa triste, molto triste. Lo dico a mia moglie con il magone in gola. Eravamo amici, e gli ho voluto bene. Davvero. Non solo perché era simpatico, scanzonato, divertente, apparentemente leggero nell’affrontare la vita. In realtà era persona di incredibile intelligenza, spumeggiante e sorprendente come la sua pallavolo-champagne. Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa, quando era il ct della Seleçao. E ho capito bene chi era dopo una conferenza stampa al Mondiale del 1990: il suo Brasile aveva appena perso la partita della vita, arrendendosi 15-13 nella in semifinale del Mondiale giocato al Maracanazinho e poi vinto dall’Italia. Ci siamo parlati qualche minuto a quattr’occhi, fuori dagli schemi, era molto triste ma lucido, e già stava pensando a pochi giorni dopo, quando sarebbe venuto in Italia per allenare la Maxicono Parma. Lì tutti hanno capito quanto straordinario fosse questo allenatore, chiamato a sostituire Montali dopo la conquista del Grande Slam: la sua squadra ha regalato una pallavolo indimenticabile, fatta di mille varianti tattiche, di soluzioni innovative dalla seconda linea, e l’anno dopo ha vinto uno scudetto inatteso contro titani come Treviso, Milano e Ravenna facendo giocare Giretto e Corsano contro Kiraly e Timmons, Cantagalli e Bernardi, Zorzi e Lucchetta. Un grande, in tutti i sensi. Affiorano nella mia mente tantissimi ricordi che mi legano a lui, tanti momenti condivisi, le pizzate infinite a parlare di pallavolo (pagate da me ovviamente…), la chiacchierata telefonica in diretta tv il giorno in cui avevo capito che sarebbe diventato il ct dell’Italia raccogliendo la pesante eredita' di Velasco, la lunga notte passata insieme a lui e a suo figlio Riccardo a parlare all’Hotel Porro di Salsomaggiore Terme la sera prima di partire alla volta di Eindhoven per il suo primo Europeo da allenatore azzurro nel 1997, la trasferta a Mestre per vedere un All Star Game e il mio implorare la polizia che lo aveva fermato fuori dall’autostrada e lui non aveva con sé i documenti dell’auto della Fipav, la cena nel terrazzo di casa mia quando abitavo a Reggio Emilia e la carne che ho bruciato sul barbecue costringendolo a mangiare una mozzarella, il meraviglioso titolo iridato conquistato con l’Italia a Tokyo nel 1998, il suo ritorno a casa senza neppure passare da Roma per i noti disaccordi con la Federazione che non ne aveva rispettato il ruolo. Gli ho voluto bene e lo dico senza parole di circostanza: lui lo sapeva, e quando tornava in Italia per salutare gli amici di Parma sapevo dove trovarlo: chiamavo Matteo Ferrari e rispondeva lui, si impossessava anche del suo cellulare. E’ venuto a trovarmi spesso, anche un giorno quando ero ancora in tv e la sua ospitata a Sky Sport 24 ha rappresentato un lampo di sole in un pomeriggio plumbeo di notizie: aveva contagiato tutti con la sua allegria, con le sue battute, con i suoi aneddoti. Mi ha fatto due grandi regali il Bebo, e questo ha confermato con i fatti il legame che si era creato tra due amici che potevano frequentarsi poco ma che erano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Il primo è stato quando gli ho chiesto una testimonianza sul Mondiale vinto per “La leggenda azzurra”, il libro che ho scritto sulla storia della nazionale maschile: lui che non aveva mai voluto tornare più su quell’argomento rifuggendo ogni intervista, mi ha mandato pagine di rara intensità e sincerità, togliendosi ovviamente anche qualche sassolino dalle scarpe. Era giusto così, e l’ho ringraziato infinitamente per quel suo gesto di affetto e di stima nei miei confronti. Ma la sorpresa più grande l’ha riservata nel gennaio 2016 a me e a tutti gli amici che avevo radunato a Modena per festeggiare la nazionale maschile: mai avrei creduto potesse venire, e invece quel giorno mi ha chiamato da Londra dicendomi che stava per prendere un treno per l’Emilia e che per nulla al mondo avrebbe voluto perdersi quel momento che ha condiviso con i personaggi più importanti della storia del nostro sport sedendo a lungo a fianco di Bruno, ospite d’onore e suo pupillo. Mi sono commosso, e quella sera gli ho fatto dire tutto quello che voleva: non un’intervista ma un monologo durato 15 minuti, bellissimi, veri, indimenticabili. Obrigado Bebo, rimarrai sempre dentro di me. Sono onorato di essere tuo amico per sempre. Lorenzo [segue...]
14.03.2018 -  Il saluto a Bebeto di Stefano Lavarini

Bebeto con Stefano Lavarini
Davvero suggestivo il saluto riservato a Bebeto sul suo profilo Facebook da Stefano Lavarini, ex allenatore della Foppapedretti Bergamo e adesso allenatore del Minas (è il primo tecnico italiano a sedere sulla panchina di una squadra di pallavolo femminile brasiliana). Oggi Stefano si è recato alla camera ardente di Belo Horizonte per dare l'ultimo saluto al grande Paulo Roberto de Freitas, per tutti Bebeto. Ha incontrato tanti vecchi compagni squadra di Bebeto, tanti suoi ex giocatori ed amici, tra questi Andrè Heller, per anni centrale della nazionale verdeoro vincitutto. La salma di Bebeto è volata a Rio de Janeiro dove nei prossimi giorni si svolgerà il funerale.
Questo il post di Stefano Lavarini.
Tra quattro giorni ci sarà gara due dei quarti. Molto probabilmente dopo la partita avrei potuto godermi un'altra chiacchierata, o cinque minuti in un angolo sulle tribune, o due ore alla Jacinta con qualche birra. Non sarà così. E' inutile ripetere cosa hai rappresentato per la pallavolo mondiale, lo sanno tutti. Né posso dire di aver conosciuto profondamente l'uomo. Io posso solo ripensare all'orgoglio che ho provato il giorno in cui hai voluto conoscermi, mentre tornavo a casa tronfio. Finito il pranzo ci avevano lasciati soli, e siamo rimasti seduti al ristorante per due ore. Nonostante tu avessi degli impegni istituzionali importanti, approfittavi del tuo status per rimandare l'appuntamento con il tuo autista a più riprese, perché ti divertiva quella sorta di confessione o esame. Mi hai studiato un po', ma poi ho percepito che mi stavi concedendo la tua benedizione. [segue...]
13.03.2018 -  Editoriale 13 marzo 2018 - Lorenzo Dallari

 
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