After Hours, la SuperLega di notte: temi e ospiti dell’ultima puntata

19/05/2026

After Hours, la SuperLega di notte
Righi, Sirci, Fanini, Zlatanov, Lini, De Giorgi, Anzani e Michieletto ospiti della ventinovesima puntata di After Hours

Il poker di Perugia, fresca vincitrice della Champions League, che ha così archiviato una stagione memorabile. I sorrisi di Piacenza e Milano, che avevano iniziato costruire l’en-plein tutto italiano in Europa con le vittorie in CEV e Challenge Cup, e quello di Verona, vincitrice a gennaio della Del Monte® Coppa Italia. L’addio in bellezza di Massimo Colaci, MVP sia in Finale Scudetto che in Champions. E poi uno sguardo alla Volleyball Nations League ed Campionato Europeo in Italia che attendono la Nazionale, fra nostalgia e speranze.

Sorrisi e rimpianti della stagione passata, ma anche uno sguardo sull’estate azzurra nella 30esima puntata della sesta stagione di After Hours, la SuperLega di notte, in onda ogni domenica alle 21.30 in esclusiva, gratuitamente, sulla piattaforma DAZN e in differita sul canale YouTube di Lega Pallavolo Serie A.

Ospiti della trentesima e ultima puntata dell’edizione 2025-2026 sono stati Massimo Righi(Presidente Lega Pallavolo Serie A), Gino Sirci (Presidente Sir Susa Scai Perugia), Stefano Fanini (Presidente Rana Verona), Hristo Zlatanov (Direttore Generale Gas Sales Bluenergy Piacenza), Fabio Lini (Direttore Generale e Sportivo Allianz Milano), Ferdinando De Giorgi (Commissario Tecnico Nazionale Italiana), Simone Anzani (Valsa Group Modena), Alessandro Michieletto (Itas Trentino).

LE DICHIARAZIONI

Massimo Righi (Presidente Lega Pallavolo Serie A)

Massimo Righi

Un movimento in salute – Il movimento si è confermato in grande salute e per il secondo anno consecutivo abbiamo battuto il record di pubblico. La pallavolo piace tanto, è uno sport che sta trovando sempre più una sua dimensione a livello nazionale, anche se devo dire che la copertura riservata al trionfo europeo di Perugia, da parte di molti media, non è stata quella che auspicavamo. Si è trattato sì di un week-end pieno di sport, ma si sperava in qualcosa di più. Sono contento del poker europeo e non solo dei club italiani: abbiamo vinto tre coppe europee e il Mondiale per Club – con Piacenza, Milano e Perugia con due vittorie – a dimostrazione che siamo sempre un movimento di grande valore.

Dove si può crescere – Mi piacerebbe si cresca in maniera più veloce. Ricopro questo ruolo da ormai 27 anni, non abbiamo mai smesso di crescere, però una crescita del 10% non l’abbiamo mai avuta. Questo è un po’ il mio cruccio, vediamo se avremo la forza nei prossimi anni di fare step di crescita più grandi.

Sirci: passione, competenza e umiltà – Sirci è un grande imprenditore. Questi successi non nascono per caso, ha portato una filosofia aziendale all’interno della società, coniugandola con una grande passione. È così anche nel mondo del lavoro per progetti industriali di successo. Nello sport è indispensabile, lui ha contagiato tutti, però non c’è nessun momento di superficialità nella conduzione della società da parte di tutti i suoi collaboratori. Il grande merito che ha avuto Sirci è stato quello di costruire un percorso con pazienza. Ricordo le prime volte che veniva in Lega Pallavolo Serie A quando era stato promosso dalla Serie B, si è approcciato con grandissima umiltà, nonostante fosse già un imprenditore di grande successo. Questa sua umiltà l’ha portato a costruire un percorso che sta iniziando a potersi definire quasi irripetibile perché tutti i successi ottenuti in nove anni di attività di alto livello sono veramente un unicum nel panorama dello sport italiano.

Gli infortuni – Il gran numero di infortuni non è legato al numero crescente di partite. Noi facciamo di tutto per non mettere a repentaglio la salute dei nostri giocatori, perché sono il nostro patrimonio, la nostra ricchezza, la ricchezza dei tifosi e dei presidenti; quindi, faremo di tutto per continuare a far sì che lo spettacolo sia di altissimo livello e che gli infortunati siano sempre di meno.

Gino Sirci (Presidente Sir Susa Scai Perugia)

Gino Sirci insieme a Wassim Ben Tara

Champions League e… tutti a Ibiza! –  Durante la grande festa negli spogliatoi, visto che è stata una bellissima annata, ho promesso un viaggio a Ibiza per tutti i giocatori. Quando l’ho annunciato dai tavoli dello spogliatoio, è scoppiata mezz’ora di bagordi. Poi in pizzeria abbiamo fatto le quattro e mezza…

“Perugia regna” – Ora mi piace usare lo slogan “Perugia regna”. Quando mi ha intervistato Polsat, con un brillantissimo anchorman che parla italiano, io ho chiesto: “Come si dice in polacco Perugia regna?”. Così l’ho ripetuto tre volte e sono tutti impazziti. La frase “Perugia regna da Lisbona a Vladivostok” era nata in passato come omaggio al nostro pubblico, che anche in occasione della Final Four di Torino si è confermato grande, anche se i costi dei biglietti hanno portato molta gente a rinunciare.

La vittoria più bella – Quella di domenica è sicuramente la vittoria più bella, la più importante, perché vincere due Coppe dei Campioni consecutive non è una cosa comune. Pochissime squadre l’hanno fatto. Quest’anno abbiamo completato il grande slam, vincendo Mondiale per Club, Scudetto, Supercoppa e, appunto, Champions League.. Può capitare di sentirsi appagati dopo una grande vittoria, come quella dello Scudetto, e si rischia di fare passi falsi.

La Finale – Abbiamo visto quanto è stato difficile il primo set, in cui ci ha sorpreso la pericolosità dello Zawiercie che è una grande squadra. Ma i nostri ragazzi non ci hanno tradito, l’hanno presa davvero sul serio. Encomiabile il loro impegno, sono rimasto sbalordito perché abbiamo collezionato vittorie per 3-0. È straordinaria la nettezza, la superiorità con cui abbiamo prevalso sui nostri avversari. E devo dire che questa continuità, nonostante i successi in corso d’opera, è davvero interessante.

L’equilibrio fra personalità forti – È semplicissimo trovare un equilibrio fra personalità diverse: basta lasciare che le persone le esprimano. Intanto, bisogna avere a che fare con grandi professionisti, che sanno come si sta in una squadra. Le personalità devono essere lasciate libere di esprimersi nel modo più naturale. Io so stare zitto, so gioire, ballare e divertirmi. Da noi si sta bene perché c’è libertà di espressione del proprio carattere.

Il finale perfetto di Colaci – È talmente fatto bene a livello caratteriale, che mi son detto: “Ma questo qui, adesso che smette, non posso lasciarlo scappare”. Voleva fare il procuratore… ma la sua casa è qui. È un ragazzo profondo, forbito, intelligente, ha una profondità encomiabile. Quando siamo andati con la coppa nella mixed zone, gli ho detto: “Hai visto che grandi onori ti hanno riservato? Quale libero è stato mai eletto MVP del torneo?”. Lui con le lacrime agli occhi ha risposto: “Si, è vero, sono commosso”. Una bellissima persona come lui non può lasciare Perugia.

Stefano Fanini (Presidente Rana Verona) 

Stefano Fanini

Trofei e orgoglio – Siamo stati quelli che hanno impedito il poker quest’anno a Perugia, per noi è un motivo d’orgoglio aver vinto un trofeo contro una squadra così importante a livello europeo e mondiale. Complimenti a Sirci per quello che ha creato. A Verona la nostra squadra ha generato entusiasmo e attaccamento in città. Abbiamo un pubblico straordinario: in Regular Season è stato il più numeroso, nei Play Off siamo stati secondi dietro Perugia, credo per una poche decine di persone. Numeri che la dicono lunga sulla voglia di pallavolo che c’è a Verona. A questo contribuiscono i giocatori che abbiamo: Keita, Mozic, quest’anno Darlan e Christenson. Giocatori di primissimo livello che riescono a creare quell’empatia e quella novità delle quali c’è bisogno, per avvicinare la gente, in piazze come Verona che hanno meno storia e tradizione pallavolistica di altre. Sono orgogliosissimo di quello che hanno fatto i ragazzi e lo staff tecnico, in primis il nostro coach Fabio Soli quest’anno che ha portato equilibrio e ci ha consentito di vincere qualcosa di incredibile.

Una stagione indimenticabile – Ci è dispiaciuto uscire in Semifinale Play Off, non è stato l’epilogo che volevamo. In Semifinale con Civitanova avremmo potuto fare di più, ma questo nulla toglie a quello che abbiamo fatto durante la stagione. Piacenza e Perugia sono abituate ai trofei, per noi la Coppa Italia è stato il primo, qualcosa di veramente entusiasmante. Abbiamo fatto la storia, con tanti piccoli traguardi. Siamo arrivati primi nel girone d’andata, secondi nella Regular Season, abbiamo conquistato la Finale di Supercoppa che abbiamo perso contro Perugia, la quale ha dimostrato di essere una squadra quasi imbattibile. E poi è arrivata la qualificazione alla Champions League, la prima volta nella storia di Verona: sarà un qualcosa di incredibile.

La prossima stagione – Abbiamo fatto valutazioni per tempo sui giocatori sulla prossima stagione, su aspetti che dall’interno si vedono più che dall’esterno. Avremo una squadra per alcuni aspetti un po’ più equilibrata, con meno escandescenze, ma sono convinto che sarà un’ottima squadra. A Verona cerchiamo soprattutto giocatori che siano vogliosi di far parte del nostro progetto, costruito nel 2021. Quando ci proponiamo e quando un giocatore si propone, cerchiamo di fargli capire il progetto a medio-lungo termine per far veleggiare Verona tra le prime posizioni, pur sapendo quante squadre forti ci siano in Italia e quanto l’Italia domini in Europa e nel mondo. Sappiamo che è molto difficile, però abbiamo costruito una squadra che ci potrà dare ancora tante soddisfazioni.

Hristo Zlatanov (Direttore Generale Gas Sales Bluenergy Piacenza)

Hristo Zlatanov

La ciliegina di Piacenza – La CEV Cup è stata la ciliegina sulla torta di una stagione molto positiva. Tutti cercano di vincere, ma in pochi ci riescono. È stata una stagione veramente importante, per quanto molto difficile dal punto di vista dell’infermeria perché siamo stati martoriati. Sono contento per i ragazzi e soprattutto per lo staff tecnico perché siamo finalmente riusciti a coronare un progetto: qua viviamo di progetti, ma i progetti prima o poi devono essere anche concretizzati. Quest’anno ce l’abbiamo fatta, sono veramente orgoglioso di questo. Sono veramente contento anche per Gianfranco Curti: erano anni che non lo vedevamo in palestra e ci ha riempito di gioia e di orgoglio averlo rivisto. La famiglia Curti ci crede dall’inizio e noi siamo lì giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, a crederci. Non voglio neanche pensare cosa poteva essere questa stagione senza gli infortuni, perché siamo contenti e felici così.

Lavorare con Dante Boninfante – È molto più facile di quello che possa sembrare. È veramente bello – forse perché siamo amici – potersi confrontare, parlare, chiacchierare tranquillamente, magari davanti a un bicchiere di vino a cena, parlando del più e del meno e anche di cose concrete, del proprio club o della propria squadra. È bello e costruttivo, senza prendere le questioni sul personale, ma cercando tra amici di risolvere un problema o di capire come fare meglio e andare avanti. Sono contento per Boninfante e per Papi, per la loro professionalità come Direttore Generale, ma nelle vesti di amico sono ancor più contento perché c’è questa simbiosi, un modo corretto di confrontarsi.

Dalla start up al progetto green – Io rifarei tutto quello che ho fatto, perché faceva parte di un progetto, di un’idea di sviluppo di un club, di un piano industriale. Quei primi cinque anni sono poi diventati sei a causa del Covid. Tutti gli step di un club, di una neo-costituenda, sono necessari per realizzare qualcosa. C’è la start up – per noi nel 2018 quando siamo partiti vincendo la Coppa Italia e ottenendo la promozione – poi c’è la fase della credibilità, il consolidamento, l’appeal e il progetto green, la fase attuale. Ho sentito dire che ci sono stati degli errori, ma per me è stata fatta esperienza, sono stati step fatti con un’idea, cercando di sviluppare un progetto, per far crescere un club.

Bovolenta e Simon – Su Bovolenta avevamo già investito due anni fa, mi fa soltanto piacere e onore che si sia dimostrato all’altezza. Parlare di Simon non è facile, perché ci ho giocato insieme, facendo bellissime cose. L’ho rincorso qualche annetto e riuscire a contrattualizzarlo, a convincerlo a venire a Piacenza, è stata una delle chiavi del nostro percorso degli ultimi otto anni. Un po’ grazie al suo carattere, un po’ per il personaggio che è – senza dimenticare le sue qualità tecniche – siamo riusciti a crescere e a fare quello step in avanti. Possiamo solo ringraziarlo.

Fabio Lini (Direttore Generale e Direttore Sportivo Allianz Milano)

Fabio Lini

Il presidente Fusaro e Reggers – Quando Reggers è arrivato a Milano, era molto introverso, molto chiuso. Fusaro si è subito affezionato a lui, che poi ha fatto un percorso straordinario grazie allo staff tecnico, al coach, forse anche alla società che lo ha saputo coccolare nel modo giusto. E quest’anno è stato un capitano fantastico, a 23 anni. Andrà a prendersi una bella responsabilità, ma ci mancherà molto.

Cosa lascia Piazza – Lui è arrivato sette anni fa quando Giani aveva deciso di andare a Modena. Siamo stati presi un po’ in controtempo e abbiamo pensato a Roberto, ma non pensavamo che potessimo condividere un percorso così lungo e così poco travagliato. C’è stata una bellissima simbiosi lavorativa tra lo staff e i giocatori. Non c’è mai stata una polemica. Piazza è un allenatore con pregi e difetti come tutti gli allenatori, ma io sono molto orgoglioso di aver lavorato con lui. Credo che abbia contribuito alla crescita della società e anche a gestire un anno come questo, che non auguro a nessuno, in maniera non tranquilla, ma perlomeno omogenea.

Falasca e Dermaux – Ho visto dal vivo due volte quest’anno Dermaux, è un opposto con caratteristiche completamente diverse rispetto a Reggers. L’abbiamo preso quando Piazza era ancora a tutti gli effetti il nostro allenatore, poi è stato protagonista di una Champions League clamorosa, con numeri impressionanti. Ma a già ottobre-novembre, quando sapevamo che Ferre avrebbe esercitato l’opzione di riscatto, siamo andati su di lui. Dipenderà da come si troverà con i palleggiatori che avremo, con un sistema di gioco completamente diverso: sono molto curioso di vedere il coach che tipo di sistema darà alla squadra. Reggers è arrivato qua come una promessa, Dermaux viene con lo status di giocatore importante.

La scelta di Falasca – Noi avevamo Piazza che ha avuto per tutti questi anni il doppio incarico. Stavolta, abbiamo preso un allenatore che non avesse il doppio incarico e che potesse dedicarsi al 100% a una società che è diventata strutturata e organizzata. Abbiamo fatto diversi colloqui ma Falasca ha avuto un qualcosa di empatico in più. Ci è piaciuto come giocava la sua squadra a Cisterna, aveva fatto molto bene anche in Francia: sono curioso e fiducioso di apprezzare il suo lavoro in palestra.

Ferdinando De Giorgi (Commissario Tecnico Nazionale Italiana)

Ferdinando De Giorgi

Cosa ha lasciato il campionato – Come sempre il campionato italiano regala cose interessantissime, aiuta a crescere tanto i ragazzi, soprattutto i giovani. E il livello medio è sempre alto, dall’organizzazione dei club agli allenatori. È mancata un po’ Trento per varie vicissitudini. Forse c’è stato un momento che le prime sei squadre si sono un po’ staccate dalle altre due, però credo che sia stato un bel campionato.

Le tre amichevoli in sequenza – Il 20 maggio ci riuniremo tutti e inizieremo ad allenarci. I tempi sono sempre abbastanza ristretti, per cui bisognerà puntare immediatamente su cose concrete, dopo otto giorni di allenamento. In quelle amichevoli vai a cercare degli spunti sui quali devi lavorare: mi aspetto la capacità di adattamento della squadra, perché il tempo di giocare perfettamente e programmare tutto non c’è. La capacità di adattarsi è una buonissima qualità quando giochi la Nations League.

Simone Anzani (Valsa Group Modena)

Simone Anzan

Servizio esasperato – Forse si sta esasperando troppo questo concetto della battuta come mezzo per decidere i set e le partite. In tante partite giocate dalla mia squadra ci sono stati 25, 26, 27 errori per squadra. La pallavolo perde di spettacolarità anche per quello, perché quando per quattro azioni di fila si registra una battuta sbagliata, non si vedono gli altri gesti tecnici che rappresentano lo spettacolo della pallavolo. Bisognerebbe rimettere equilibrio all’interno delle varie rotazioni. Questo fondamentale logicamente è importantissimo: io avevo in squadra quest’anno il miglior il miglior battitore del campionato, Buchegger, che decideva i set e le partite, quindi da un lato la battuta è importante per i risultati, dall’altro, sotto l’aspetto del gioco, forse ne perde un po’ lo spettacolo.

Nostalgia e progetti – Quando è uscita la lista della VNL e per la prima volta non c’era il mio nome, c’è stata un po’ di malinconia, un “forse potevo…”, ma è durata un istante: ho progettato tante altre cose per quest’anno. Certo, quando vedo le prime foto degli allenamenti, un po’ di ricordi e di emozioni tornano a galla, ma è stata una scelta ponderata. Loro avranno un’estate intensa perché comunque questa maledetta pallavolo non lascia un attimo di riposo e di respiro a nessuno, spero che il loro percorso sia migliore l’anno dell’anno scorso. Manca quel tassello cui siamo andati molto vicini. E poi ci sarà l’Europeo in casa, che è sempre bellissimo partecipare alla manifestazione in casa, sono sicuro che ci arriveremo nel migliore dei modi, anche Michieletto.

Il “no muro” – Molti allenatori preferiscono che il “no muro” lo chiami il centrale, altri secondo i quali lo deve chiamare la seconda linea. Ma quando sei lì sotto rete alla fine è una scelta tua: quando un attaccante parte per tirare in tribuna o per beccare il l’ultimo polpastrello, sei tu che lo vedi, la sensazione è tua. Magari la comunicazione con tutta la linea di muro non è immediata, però tante volte ci azzecchi. Altre volte invece magari sembra che stia tirando fuori dal campo, invece ti tira sull’ultimo metro a disposizione.

Alessandro Michieletto (Itas Trentino)

Alessandro Michieletto

La normalità – Sto bene, un po’ alla volta voglio tornare alla normalità, il che vuol dire dare schiaffi a quel pallone.

Cosa l’ha sorpreso del campionato – Vedo sempre di più una battuta dominante, che può fare la differenza e indirizzare le partite. Per il resto, l’anno prossimo sarà vietato qualsiasi tipo di palla sporca e cambierà moltissimo l’attacco: ci saranno solo o colpi forti o pallonetti classici.

Le favorite per l’Europeo – Nella pallavolo moderna ogni competizione ha una storia a sé, mi aspetto sempre una sorpresa, una squadra che quel torneo gioca particolarmente bene. E quindi non mi sorprenderei se, oltre a Italia, Polonia e Bulgaria – ma anche la Francia che è comunque una delle più forti malgrado il ricambio generazionale – possano inserirsi lo stesso Belgio o la Repubblica Ceca che è arrivata quarta al Mondiale. Sono squadre che possono fare molto bene e puntare a vincere: sarà combattuto. Anche la Slovenia, con giocatori molto esperti.

La Bulgaria e la capacità di confermarsi – La difficoltà è rimanere ad alto livello, dopo aver contato sull’elemento novità. Credo che la Bulgaria sia una squadra che metterà molta pressione alle top di questi anni. Stanno sfornando tanti talenti di qualità e se sono già forti possono solo migliorare: mi ricordano l’Italia di qualche anno fa. Tutto sta nella voglia di migliorarsi, di continuare, di non sentirsi arrivati dopo una bella estate come quella dell’anno scorso. E poi hanno Blengini che li fa lavorare molto bene.

Un aggettivo per la stagione – Per me è stata tosta. Non sono mai stato fuori per così tanto tempo, dal mio lato è stata una stagione triste. Ho provato per la prima volta la sensazione di vedere da fuori i miei compagni giocare. Ero t

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