Alex Bellini, la sfida che sembrava impossibile

Stefano Martini

16/05/2006

Alex Bellini, alla partenza da Genova il 18 settembreAlex Bellini, alla partenza da Genova il 18 settembre
Alex Bellini, alla partenza da Genova il 18 settembre
L’importo non era eccessivo, il rischio che non ce la facesse invece sì, ma di certo se fosse stato basso non avrebbe avuto il senso della sfida.
Quindi feci la proposta alla Direzione Generale motivando appunto la questione dei valori esaltati da questa impresa e dopo qualche giorno arrivò l’approvazione.
In questa azienda il mio lavoro è curare l’immagine e la comunicazione istituzionale, quindi la cosa mi riguardava in prima persona.
Ho incontrato il team in Luglio, ci siamo conosciuti ed abbiamo condotto la trattativa e l’accordo. Partenza il 18 di settembre.
Dieci giorni prima della partenza c’è stata una conferenza stampa a Genova, in quella occasione ho scambiato un po’ di informazioni tecniche con Alex Bellini ed il suo consulente tecnico, l’americano “Italianizzato” Roger Stewart, colui che gli ha realizzato tutta la parte elettronica, collegamento ai satelliti, sito, pannelli solari, circuiti e vari GPS.
Parlando con loro, visto anche che da più di 20 anni vado per mare in barca a vela e che da due settimane ero appena ritornato dalle Baleari con la barca di un amico, passando proprio nel golfo del Leone, sono entrato nel merito di questioni puramente nautiche, strategie e previsioni meteo. Nei giorni successivi lo scambio di idee e di informazioni con Roger si è intensificato ed alla partenza ho avuto la sensazione che qualche consiglio da velista in più era gradito.
Alex Bellini, alla partenza da Genova il 18 settembre.
Subito dopo la partenza ho inviato ad Alex, tramite una serie di sms inviati dal suo sito, che arrivavano direttamente sul suo cellulare satellitare, le previsioni meteo dei giorni successivi, uniti anche a qualche consiglio su come affrontare alcuni problemi tecnici emersi. Debbo dire che in quei momenti ebbi un dubbio: “ma non mi starò impicciando un po’ troppo degli affari degli altri? non è che la passione per il mare e per l’avventura mi hanno dato alla testa?” Lo scrissi ad Alex e a Roger e la risposta fu “ma cosa ti sei bevuto? guarda che il tuo contributo è gradito ed anche utilissimo”.

 

Immaginate la mia reazione, da un lato emozionato e dall’altro… beh, mi stavo infilando in un bel ginepraio, ma la voglia di partecipare a questa sfida era tale che non ho esitato. Alla fine mi sono trovato, per ben 7 mesi, a fare le ore piccole o ad alzarmi la mattina presto per cercare sui vari siti in giro per il mondo i dati meteo di varie fonti, immagini dai satelliti, flussi delle correnti e circolazione di basse ed alte pressioni. Il tutto, sabato, domenica e vacanze incluse.
Anche in vacanza ho dovuto faticare a trovare ogni giorno un internet-point per cercare, elaborare ed inviare le previsioni o i consigli al buon Alex che in mezzo all’oceano riceveva, le previsioni ed i consigli.
Non credevo di diventare alla tenera età di 48 anni anche meteorologo, ma la voglia di affrontare nuove sfide e di mettersi di nuovo in gioco non mi ha mai abbandonato, è quasi una linfa della quale mi nutro, della quale ho bisogno.

A fine anno 2005, Alex era già, anzi ancora, nel Mediterraneo e sul forum del suo sito, detto anche “il muro” si moltiplicavano apprezzamenti positivi ed anche quelli negativi.
Dei messaggi negativi ne ricordo uno in particolare: “ma perché gli sponsor, invece di dare i soldi ad un pazzo che vuole fare una cosa così inutile ed impossibile non ne danno un po’ per azioni di beneficenza”.
A dire la verità questa cosa mi colpì e mi ha fatto riflettere, prima o poi mi dovevo dare questa risposta. E’ vero che Findomestic già fa una serie di donazioni e contribuisce a varie operazioni sociali, ed anche i dipendenti, personalmente fanno molte cose di propria iniziativa. Ma a me non bastava, rimanevo come in stallo, volevo trasformare questo ostacolo in una opportunità. Il ragionamento era da manuale ma la soluzione sui manuali non c’è.
L’occasione si è presentata alla finale della Super Coppa di Volley Femminile, nella quale Findomestic Banca è main sponsor, quando mi fu chiesto se volevamo aderire ad una operazione no profit a favore della ONLUS Nuovi Orizzonti, un’associazione che si occupa di emarginati di tutti i generi, non solo in Italia ma anche in Brasile. Brasile? l’idea fu come un lampo: Alex Bellini ambasciatore di solidarietà che porterà dall’Italia al Brasile l’importo che riusciremo a raccogliere. Quando ne parlai ad Alex accettò con grande gioia, una bella motivazione in più per farcela.
Tra i promotori di questa operazione figurava anche il Segretariato Sociale RAI che nel mese di marzo ha promosso l’iniziativa in alcune sue trasmissioni.
Nel mese di febbraio l’operazione di beneficenza è stata presentata con una conferenza stampa proprio nella sede RAI di viale Mazzini a Roma.
TIM ha messo a disposizione un numero apposito, predisposto per questo tipo di operazioni, sms solidali, che permetteva fino al 5 di aprile di inviare un contributo del valore di 1 Euro. In questo modo abbiamo raccolto 14.700 Euro. Oltre a questo sistema esiste ancora oggi anche la possibilità di fare versamenti in posta o per bonifico agli indirizzi segnalati sul sito di Alex Bellini. Come molte altre associazioni simili, Nuovi Orizzonti si occupa anche di adozioni a distanza. Alex nel frattempo ne ha passate di tutti i colori, i 4 o 5 mesi previsti alla fine sono diventati più di sette. Gli ostacoli e le difficoltà incontrate sono state veramente tante, impreviste e in continua successione. Il Mediterraneo, la prima tappa, che sembrava la più corta, il preludio al grande balzo nell’oceano, alla fine è stato un vero labirinto di burrasche e correnti che hanno messo a vera prova la voglia di continuare, e non solo per Alex.

Il golfo del Leone lo ha messo subito in riga: 11 giorni costretto a rimanere chiuso nel piccolo abitacolo, mentre fuori c’erano 70, 80kmh di vento ed onde alte 7, 8 e 10 metri.
Per 5 volte la barca si è capovolta, con lui chiuso dentro che, se in quel momento non era legato alle cinture di sicurezza, rimbalzava nel piccolo abitacolo sbattendo ogni parte del corpo contro apparecchiature elettroniche, piani di appoggio o, come è successo, con la testa sulla plafoniera della luce che stava sul tettuccio, ovviamente distruggendola. Ma per fortuna la sua barca, Rosa d'Atacama II, costruita per questo tipo di imprese dal cantiere nautico inglese Rowsell & Adkin su progetto di Phil Morrison, tornava ogni volta nella sua posizione normale.
Poi le correnti lo hanno costretto a fare per quasi due volte il giro di Ibiza. Sulla costa spagnola, vicino a Malaga, ha rischiato veramente grosso, ha perso l’ancora ed il mare lo spingeva sugli scogli. A Gibilterra la temperatura era di 6 gradi ed il riscaldamento, su di una barca a remi, non c’è. Poi il passaggio dello stretto di Gibilterra, la sosta forzata a Tangeri, fermato dalla Guardia Nazionale, quasi come un clandestino italiano in Marocco, sembra quasi una farsa. Quando è ripartito, dopo alcune ore, nella notte, il vento forte ed il mare grosso lo hanno risputato a Tarifa, sulla costa Spagnola, un incubo.

Poi finalmente giù, lungo l’Africa, sulla costa atlantica del Marocco, verso le Canarie, con poco cibo, ormai, e tanto mare ancora da attraversare. Ma quella che ormai sembrava essere una via in discesa, si è trasformata in un nuovo incubo, là dove normalmente la corrente ed i venti dovevano essere tranquilli e favorevoli, in conseguenza anche degli stravolgimenti meteorologici del pianeta degli ultimi anni, c’era vento forte che lo riportava a nord, mare forza 5 e 6, onde alte di nuovo, e di nuovo chiuso dentro, questa volta con il caldo e l’umido. 18 giorni di vero inferno ed io a cercare di sostenerlo, come poi non lo sapevo neanche io. In qualche modo ce l’ha fatta, ancora meno cibo e razioni sempre più piccole.

Giù lungo la costa quindi, questa volta però mi sono imposto, “o stai vicino alla costa o tu alle isole di Capo Verde non ci arrivi”. Questa volta mi ha dato retta, a fatica le ha passate, razioni ancora più assottigliate, 1 liofilizzato e due barrette al giorno ed un giorno alla settimana, digiuno. Finalmente una serie di giorni positivi, 30, 40 ed anche 50 miglia al giorno, record!
Del cibo non ne voleva parlare: “per favore non parliamone più, già è dura per me, se ne parlo anche è peggio!”

Nel bel mezzo dell’Atlantico mi arriva una telefonata dal suo manager, Marco Fojanini, quello che mi aveva contattato all’inizio: “abbiamo una emergenza, Alex non ha più cibo, rema ancora tre giorni, poi si metterà alla deriva, sperando di incontrare una nave”.
Sono passato dalla rabbia, al cosa fare nel giro di pochi secondi. Ma se ci avesse avvertito prima, avremmo avuto tempo per pensare a qualcosa, negli ultimi 20 giorni ha incontrato una sola nave, due giorni prima, e tra l’altro a momenti lo investe pure! Nonostante la barca di Alex abbia il suo riflettore radar, la grande nave da crociera non lo aveva visto. Arrabbiarsi non serviva a niente, per tutto il giorno ho cercato su internet qualcosa che mi facesse ricondurre a rotte di navi nell’oceano, ma non sono riuscito a trovare niente di buono. Roger, più esperto di me su internet, mi promette di farlo lui nel tardo pomeriggio e in serata: BINGO! Ha trovato un sito norvegese, www.sailwx.info, che raccoglie i dati meteorologici da una serie di barche in giro per il mondo e su questo sito c’è una mappa che ti mostra queste barche dove sono, la velocità e la rotta: ce ne è proprio una, la Star America, che tra due giorni gli passa davanti. La società di navigazione norvegese è stata di una gentilezza unica, in poche ore Alex parlava tramite il suo satellitare con il comandante della nave, Mr. Eduardo Baga-an, che non finiremo mai di ringraziare. Dopo due giorni si sono incontrati nella nebbia ed un cargo di 169 metri per 26 di larghezza si è fermato ad assistere una piccola imbarcazione di soli sette metri e mezzo, a remi.

Rifornimento per 40 giorni e via giù di nuovo. Le famose correnti, che dalle Isole di Capoverde dovevano accompagnare Alex fino in Brasile, gli si sono riversate contro, poche miglia al giorno ed in direzione sbagliata.

Dopo10-12 giorni ormai avanzava a fatica. Le correnti rischiavano di farlo finire in un flusso che lo avrebbe portato inesorabilmente verso Cuba o i Caraibi e magari chissà dopo quanto tempo. Le mie indicazioni a quel punto sono state categoriche, stai entrando nella corrente nord equatoriale che scorre con forza verso il Mar dei Caraibi, o scendi a sud o in Brasile non ci arrivi più
Vento, onde e corrente contro, Alex dice che non riesce ad avanzare, e le provviste che dovevano servire per 40 giorni sono già esaurite, da quattro giorni. Di nuovo resto di marmo, a 20 miglia a sud c’è un piccolo, minuscolo, arcipelago, quello di San Pietro e Paolo: l’isola più grande è di 150mt per 50, il resto scoglietti, sull’isoletta c’è un rifugio per ricercatori, chissà se in questo momento abitato o no. Navi in transito non ce n’è, unica soluzione raggiungere quest’isoletta, chissà se in quel momento abitata. Una notte d’inferno, avanzava a mezzo miglio all’ora contro tutti gli elementi possibili, vento, onde e corrente.
Ho passato la notte tra il venerdì e il sabato a seguire la sua posizione dal mio cellulare, sul quale ho installato un software che mi fornisce la sua posizione, e con un gps nell’altra mano: meno 20 miglia, meno 19, meno 18, e così fino alle 10 di mattina, fino ad un miglio dall’isoletta, poi niente. Niente segnale, non rispondeva al telefono. Roger ed io abbiamo ipotizzato di tutto, nel dubbio abbiamo allertato Marco Fojanini che prendesse contatti con la Marina Militare Brasiliana per una eventuale richiesta di soccorso. Finalmente alle 12,00 arriva la telefonata di Roger, sta bene è arrivato, ha trovato dei pescatori.

Sull’isoletta c’era una ricercatrice della Marina Brasiliana che ha avvertito la base di Fernando de Noronha.
Dopo due giorni arrivavano i rifornimenti sull’isola e la Marina Militare Brasiliana, che già da tempo conosceva l’esistenza dell’impresa, desiderava avere l’onore di rifornire Alex con tutto ciò di cui aveva bisogno.
Tre giorni di riposo, per lui ed anche per Roger e me che sinceramente eravamo un po’ provati. Per due giorni mi sono messo in aspettativa da Alex, niente previsioni e niente messaggi “Ci sentiamo lunedì”.
Adesso è storia di questi giorni, la corrente poi si è messa quasi a favore, il vento ed il mare ancora no, ma Alex non si è arreso e a fatica doveva guadagnare ancora poche miglia a sud e grazie anche a qualche espediente tecnico che gli ho suggerito ce l’ha fatta.
Ormai sono diventato un esperto di previsioni, magari non sapevo che tempo faceva a Firenze ma vi posso dire quante nuvole passavano tre gradi e quarantuno primi sotto l’Equatore al trentaseiesimo meridiano Ovest, dove Alex si trovava il 28 Aprile del 2006 alle 6 di mattina, alle 12 o alle 18 di sera.
L’arrivo a Fortaleza doveva essere preceduto da una manovra di avvicinamento che assomigliava all’atterraggio di uno shuttle. Lungo la costa ci sono forti correnti che scorrono verso Nord Ovest, doveva essere come montare su di un tapis roulant largo più di 100 miglia. Alex lo doveva attraversare e fare in modo di arrivare dall’altra parte prima che Fortaleza gli scorresse davanti come i cavallini alle giostre. Per fare in modo che ci potesse riuscire gli avevo fatto una rotta di approccio che lo portava vicino alla costa con più di 200mg di anticipo, allungando di qualche giorno l’arrivo ma in sicurezza.
Ovviamente tutto quello che poteva succedere di negativo è successo, l’approccio programmato non è stato possibile, Alex ha combattuto contro la corrente che scorre lungo la costa, anche a due nodi, 3,8 kmh, e vi giuro che per uno che va a remi con 800kg di barca da portarsi dietro con la sola forza delle braccia non è poco.
Ma la sua tenacia si vede sempre nei momenti più duri, e con qualche sms, a volte cattivo, a volte incoraggiante, ce l’ha fatta.
Nella notte tra venerdì 5 e sabato 6 maggio, ho inviato da casa l’ultimo aggiornamento sulle previsioni meteo, correnti e venti, da quel momento ero affidato al mio cellulare e ad un gps palmare. Sabato sera ho raggiunto Fortaleza, purtroppo Roger non è potuto venire con me, problemi di visto sul suo passaporto americano. Appena atterrato ho acceso il cellulare e mi sono collegato al sistema di rilevazione satellitare, Purplefinder, per inserire le coordinate della posizione di Alex sul mio gps, tutto ok, è riuscito a fare ancora qualche miglio a sud, quindi ce la può fare, è quasi fatta.
Ad attendermi c’era il resto del team, Marco Fojanini, organizzatore e manager dell’impresa, Silvano Piana, proprietario della Grafoplast, primo sponsor, il padre di Alex, Nino, e solo all’arrivo ho scoperto di aver fatto il viaggio insieme ad altri amici di Alex.
Il mattino seguente abbiamo reperito un barcone che ci ha portato incontro ad Alex, che ormai era a 20 miglia da Fortaleza, che avanzava a 2,19mg all’ora, in gergo nautico si dice 2,19 nodi.
Il barcone era grande, un po’ vecchiotto, forse un po’ troppo, ma di meglio non si trovava, dopo due ore eravamo ancora davanti alla punta sud est della baia, fuori un bel mare forza 5 alzava delle belle onde che in certi momenti non permettevano di avanzare. Intanto Alex, con vento e mare in poppa, anche se con grande difficoltà, avanzava dritto verso di noi.
Alle 13,30 circa lo abbiamo avvistato. Il momento è stato pieno di emozione, non mi sembrava vero, dopo più di sette mesi di mare, di imprevisti, di rischi, di condizioni proibitive, di notti passate su internet o al telefono con Roger, per trovare soluzioni a situazioni impossibili, era lì davanti a noi che remava tranquillo, o almeno sembrava.

Poche urla, tanta ammirazione, quasi increduli, lo abbiamo avvicinato, ma non troppo, le onde rendevano la cosa molto rischiosa. Siamo riusciti a lanciargli solo un po’ di pane ed una radio vhf per restare in contatto, la sua ormai non funzionava più.
Su richiesta del Governatore abbiamo rimandato al martedì pomeriggio l’arrivo ufficiale, quindi Alex è stato ospitato nella base militare della capitaneria di porto, a 2 miglia dalla spiaggia dove era previsto l’arrivo, lontano da occhi indiscreti e soprattutto da giornalisti e telecamere.
La sera abbiamo festeggiato quindi in privato, davanti ad un bel piatto di spaghetti, sorvegliati e accuditi dalla marina di Fortaleza e ripassando con il nostro eroe i momenti più importanti del viaggio.
Una situazione un po’ anomala, ma ci siamo adattati ed abbiamo rispettato la richiesta del Governatore di questo paese, che ci ha dimostrato molta attenzione e disponibilità, e nei confronti del quale l’Italia ha avuto sempre buoni rapporti.
Nel frattempo dall’Italia si moltiplicavano i dubbi e le richieste di spiegazioni: è arrivato o non è arrivato? Qualcuno ha addirittura scritto che era lui a non voler scendere dalla barca, in preda a chissà quale reazione psicologica.
Alex stava benissimo, non vedeva l’ora di concludere l’avventura ed anche se doveva pazientare ancora un po’ sapeva che ne valeva la pena e soprattutto voleva rispettare il paese ospitante.
Martedì pomeriggio era tutto pronto, o quasi, i brasiliani sono un popolo tranquillo e non conoscono termini quali: stress o puntualità.
Alle 16,00 via dal molo della capitaneria, con una imbarcazione lo abbiamo seguito fino sulla spiaggia, e con telecamera e macchina fotografica abbiamo documentato il tutto.
Davanti alla spiaggia lo spettacolo era fantastico, fuochi d’artificio, sirene spiegate delle barche della capitaneria e sul bagnasciuga una folla di gente intorno al Governatore.

Alex ha cominciato ad emettere un urlo di gioia, o forse farei meglio a dire uno sfogo, veniva dal profondo di 225 giorni di dura fatica, di momenti di sconforto e di condizioni proibitive, di ostinata perseveranza nel voler raggiungere l’obiettivo.

Ultimi colpi di remo e lo scalmo di destra, il supporto che tiene il remo, è saltato, rotto, ma non è stato un problema, appoggiandolo alla meno peggio è arrivato a toccare la chiglia sulla sabbia, è sceso, ha alzato le braccia al cielo ed è corso incontro al Governatore, Lucio Alcantara, lo ha abbracciato, ha salutato la moglie e si sono scambiati le bandiere dei propri paesi.
Un gruppo di percussionisti lo aspettava in cima alla spiaggia e lo ha accompagnato lungo il percorso verso il palco della cerimonia.
Quando la banda ha suonato l’Inno di Mameli, Alex, accanto al Governatore, aveva lo sguardo fisso nel vuoto, occhi gonfi e lucidi, ed anche per me è stato un momento di grande emozione, un momento in cui ho sentito l’orgoglio di aver fatto fare una bella figura al tuo paese ed anche all’azienda che in quel momento rappresentavo.
Forse anche per me in quel momento sono finite tutte le tensioni ed il grande senso di responsabilità che in certi momenti si è fatto sentire molto forte.
Qualcuno ogni tanto sul sito diceva che dovevamo fermarlo, che sarebbe andato incontro ad una brutta fine e che la colpa sarebbe stata anche e soprattutto nostra che lo aiutavamo ad avanzare.
Ma le cose le abbiamo fatte bene e con molta attenzione ed alla fine il risultato è arrivato, ne è valsa la pena.
Il giorno successivo, siamo andati a far visita alla piccola fazenda dove opera la Onlus Nuovi orizzonti, a Quixadà, in portoghese si pronuncia “Chisciadà” 160km nell’interno. Per i brasiliani, una breve distanza.

Alex Bellini e Sandra Taranto di Nuovi Orizzonti

Alex ed io abbiamo conosciuto i bambini ospiti del centro ed i ragazzi che lavorano con Sandra Taranto, la responsabile di Nuovi Orizzonti in Brasile.
Abbiamo giocato con i bambini e non ci avrebbero voluto più mandare via, soprattutto Alex con la sua lunga barba era motivo di grande interesse e gioco.
Cena con lo staff, immersi nel silenzio della verde vallata, zanzare comprese, e rientro nella notte a Fortaleza, questa volta scansando oltre alle buche, anche, somari e mucche che vagavano in mezzo alla strada incuranti del traffico. Pericolosi e mimetizzati.
Il venerdì mattina, ultima comparsata ad una televisione, poi la cerimonia ufficiale della consegna dell’assegno di fronte alla stampa ed alla tv e con la presenza ancora una volta della moglie del Governatore e del ministro del turismo e dello sport, giusto in tempo per correre all’aeroporto e rientrare in Italia.
Dopo una breve presentazione da parte del ministro, abbiamo consegnato l’assegno simbolico di ciò che siamo riusciti a raccogliere (57.625 Euro), con gli SMS, sui campi di volley del Campionato Italiano Femminile, con le donazioni e con un contributo diretto di Findomestic Banca, di Pianeta Scommesse e di Kenwood. Serviranno a costruire un nuovo centro in Fortaleza per accogliere bambini di strada ed emarginati, che forse, senza questa folle impresa, avrebbero avuto un futuro incerto, fatto di miseria, forse di droga o forse anche di prostituzione.
Un grazie ad Alex, che ci ha dato la possibilità di usare la sua incredibile impresa, mai tentata nella storia, a tutti coloro che hanno contribuito, sia in mare che a terra e a Findomestic, che ci ha creduto ed ha versato la sua parte.
Da parte mia ringrazio ancora Alex e Roger di avermi permesso di diventare parte attiva di un’impresa, che almeno per me, resterà unica.

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