Allenare in Russia?

di Roberto Santilli

07/01/2013

Roberto SantilliRoberto Santilli
Roberto Santilli
Quando vivi all’estero ti abitui a pensare che “Casa” è dove torni, non dove vivi. Fa una bella differenza. Vuol dire essenzialmente: adattati caro mio, qui lo straniero sei tu!
Vivere in Russia poi vuol dire che queste differenze sono più grandi di qualsiasi altro posto in europa. Facciamo una lista? Attenzione però ogni problema ne cela altri assai più grandi.
ALFABETO E LINGUA – non è tanto l’alfabeto che dopo un pò diventa familiare quanto la lingua seconda per difficoltà forse solo a quella polacca (ah che caso!). Ma la comunicazione, e lo sappiamo bene noi popoli latini, non è solo lingua. È soprattutto apertura e voglia di relazione. Diciamo che non è un popolo che fa del body language e dell’inglese dei capisaldi comunicativi. Ovviamente, per chi non può permettersi un traduttore in staff, queste difficoltà in palestra le ritrova tutte. Ho visto un famoso allenatore straniero (di cui non farò il nome) saltare e gesticolare in mezzo al campo come una marionetta; una scena comica e patetica al tempo stesso.
IL CLIMA – anche questo è più un problema relazionale che logistico. Infatti il freddo non si sente se non decidi di andare a fare una passeggiata in centro a -20°. Così i russi si rintanano in bar e ristoranti dove è facile incontrarsi e stratificare la società in ricchi, benestanti e poveri. Ognuno trova i suoi spazi. Anche qui, il problema più grande non si vede, infatti è la mancanza del sole e della luce incide assai di più delle temperature.
IL COMUNISMO – molte sono le eredità che ha lasciato. In termini sociali, una nazione impreparata ad essere gettata nelle mani delle regole di mercato. Umanamente ha lasciato un popolo abituato a rispondere e non a domandare. E questo si sente moltissimo nella gestione degli atleti, soprattutto quelli della vecchia generazione.
MOSCA E LA RUSSIA – come dicono tutte le guide, Mosca non è la Russia e la Russia non è Mosca. Questa bellissima città dove vivo ormai da 3 anni ha le dinamiche della grande metropoli. Grandi business, grande immigrazione, grande traffico. Una città bellissima e gigantesca dove però convivono quotidianamente quasi 20 milioni di persone tra abitanti e pendolari e malgrado grandi vie di comunicazione e una efficiente rete metropolitana la vita e gli spostamenti possono diventare durissimi. Per non parlare delle trasferte che tra ore di volo e fusi orari (spesso giochiamo con squadre con lo stesso fuso di Pechino) portano via anche 4 giorni. Insomma come si dice qui in Russia tutto é Balshoj.
ALLENARE I RUSSI – Venire ad allenare in Russia credo sia il sogno di ogni allenatore della mia generazione. Quelli cresciuti con le imprese di Zaytzev e Savin negli occhi, per intenderci. Quasi un paradosso, pensare di venire qui ad insegnare cose a chi per decenni ha dominato la PV. Ma il mondo cambia, e lo fa ad una gran velocità. Questo lo impari presto allenando all’estero. E allora ti accorgi di come giovani e meno giovani abbiano voglia di imparare cose raccontate da chi viene da lontano. Si chiama esterofilia, ne siamo stati vittime per anni, ora ne siamo i portavoce. Esportiamo cultura sportiva, un modo come un altro per incontrare il mondo fuori dai nostri confini. Dasvidania
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