Brasile e Russia favorite, ma attenzione alle sorprese

di Andrea Zorzi

04/10/2010

I giocatori della Russia, favoriti assieme al Brasile, parola di Andrea ZorziI giocatori della Russia, favoriti assieme al Brasile, parola di Andrea Zorzi
I giocatori della Russia, favoriti assieme al Brasile, parola di Andrea Zorzi
Due Mondiali in bacheca - Rio de Janeiro 1990 e Atene 1994 - ciliegine su una torta fatta da trionfi in ogni continente sia con la nazionale sia con i club. Andrea Zorzi, opposto della “Generazione di Fenomeni” analizza il Mondiale dopo i primi tre giorni di gara e getta uno sguardo su ciò che potrebbe riservare il futuro di Italia 2010. “Il livello tecnico medio, dopo alcuni anni nei quali si è abbassato in maniera piuttosto evidente – è l’incipit della sua analisi – ha ripreso a salire. Alcune squadre come Polonia, Bulgaria e Repubblica Ceca ad esempio, hanno ritrovato l’antica competitività aggiungendosi a Italia, Cuba, Stati Uniti, Brasile e Russia per formare un gruppo di squadre tra le quali è davvero diffi cile individuare chi può essere considerato davvero superiore. Di certo Brasile e Russia, sulla carta, hanno qualcosa in più”. Un qualcosa che comunque non permette loro di considerare ipotecata la finale di Roma: “Assolutamente no – prosegue Zorzi – I sudamericani sono stati superati da Cuba nel loro girone e la Russia lo ha vinto ma rischiando qualcosa nella terza sfi da con Portorico. E’ vero che si trattava di partite a qualifi cazione acquisita, un po’ come è stato per noi con l’Iran, ma credo dimostrino comunque che bisogna stare attenti a qualsiasi avversaria”.
La previsione è dunque per partite equilibrate con un buon livello di gioco… “La nuova formula scelta permette anche alle squadre cosiddette “minori” di ritagliarsi il proprio spazio. Ci può quindi essere qualche sorpresa in più rispetto alle precedenti edizioni anche perché il gap tra queste nazioni emergenti e quelle storicamente ai vertici si sta progressivamente riducendo. Credo che l’equilibrio sarà massimo dalla terza fase in poi quando saranno davvero i particolari e un pizzico di fortuna, sempre necessaria in un Mondiale, a fare la differenza”. E magari anche il calore del pubblico, un “fattore” che però non bastò a fermare la corsa di Zorzi e compagni verso il primo titolo a Rio: “Superammo il Brasile in semifi nale in un palazzetto gremito all’inverosimile, con la mitica torcida che avrebbe condizionato chiunque. Incitavano i propri beniamini senza la minima sosta spingendoli a superarsi su ogni palla ma ottenne lo stesso effetto su di noi”. Oggi quindi Vermiglio e compagni potrebbero trovarsi, da padroni di casa, di fronte alla stessa situazione: “Giocare un Mondiale davanti ai propri tifosi è sempre un’arma a doppio taglio: da un lato c’è la pressione di dover-voler vincere a tutti i costi per regalare una soddisfazione indimenticabile a tutti; dall’altro c’è la spinta dell’entusiasmo, del tifo, della passione di decine di migliaia di tifosi nei palazzetti che ti spinge a dare il 110%. Senza dimenticare che c’è anche chi segue i Mondiali in tv”. La televisione, un punto sul quale Zorzi sottolinea, senza alcuna vena polemica ma guardando semplicemente alla realtà dei fatti, che “forse è stata data all’evento meno pubblicità di quanto meritasse. Sembra quasi un “Mondiale che c’è ma non si vede” perché, ormai è inutile negarlo, la tv ci condiziona parecchio. Se una cosa ottiene grande risalto in tv, allora “esiste” davvero. Se non è in “prima pagina” esiste chiaramente lo stesso ma passa quasi inosservata e diventa una sorta di giardinetto esclusivo di chi se ne occupa tutti i giorni o è un vero appassionato”. Zorzi specifica però che “la mia non è assolutamente una critica all’organizzazione dell’evento che è davvero perfetta sotto ogni punto di vista. Basti guardare a quanto accade qui a Milano ma, ne sono certo, anche negli altri palazzetti dove si gioca. Non c’è nulla fuori posto, la gente partecipa con grande entusiasmo, si diverte, tifa, incita e torna a casa soddisfatta per lo spettacolo gustato”. E anche perché ha visto da vicino, fatto una foto, chiesto un autografo a un mito come Andrea Zorzi: “Fa piacere essere riconosciuto anche adesso che ho smesso. Stare a contatto con la gente è sempre stata e deve essere ancora una caratteristica degli Azzurri del volley. Non siamo supereroi irraggiungibili ma ragazzi e ragazze che hanno avuto la capacità, la voglia, le qualità e un pizzico di fortuna di poter raggiungere il massimo. E’ questa “umanità” che ci deve contraddistinguere e che caratterizza anche questa generazione”. Sperando che diventi “di fenomeni” come quella di Zorzi che si rivede in… “Non è giusto fare questi paragoni. Prima di tutto perché la pallavolo è cambiata tantissimo e poi perché è giusto che ognuno sia se stesso”.
Articolo tratto da Tutto Volley Lombardia n° 5 del 30 settembre 2010
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