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Busto let’s go
Busto let’s go
di Luciano Pedullà
30/01/2012
Alla fine ha vinto Busto, meritatamente! Il successo della Coppa Italia da parte delle varesine dirette da Parisi ha l’aria di un preludio in un crescendo che ormai dura da venti gare e che sembra destinato a portare altre soddisfazioni. La gara conclusiva è stata un assolo di una formazione che ha messo in mostra una solista di grande livello, Helena Havelkova, che ha firmato personalmente la partita con una prestazione da grande campionessa. La finale, sfortunatamente per il pubblico presente, non ha avuto molta storia: Busto ha esercitato una grande pressione con rapide battute, azzeccata disposizione a muro e difesa sempre presente, soprattutto quando diventava insperato il recupero della palla, situazione, quest’ultima, che caratterizza particolarmente il gioco delle varesine e alla quale viene reso merito dalle vittorie fino ad ora ottenute. Piacenza ha accusato la grande partita disputata la sera prima nella quale aveva effettuato scelte tattiche precise che erano state ripagate con l’accesso ad una importantissima finale; le emiliane, che neanche dieci mesi fa si leccavano le ferite per una retrocessione definita solo all’ultima giornata, adesso sono ad un breve passo le Coppe Europee, brava Piacenza! Le gare di semifinale non sono state uno spettacolo tecnico di alto livello ma dal punto di vista tattico, invece, hanno offerto spunti interessanti e pregevoli. Nella prima gara del week end modenese, le padrone di casa hanno messo in seria difficoltà la formazione bustocca grazie anche a un buon sistema di battuta, efficace o corta, e muro che ha imbrigliato il gioco avversario spesso non capace a trovare situazioni alternative a quelle che fino a questa parte della stagione avevano garantito regolarità di rendimento alla squadra lombarda. Lloyd ha faticato a servire buoni palloni per Marcon e Dall’Ora ed anche Havelkova, a tratti durante la gara, è parsa nervosa o poco concentrata. Modena, da par suo con l’arrivo di Ognjenovic ha trovato in Harmotto un’arma in più, molto ben servita dalla palleggiatrice Serba, e che alla fine conterà ventiquattro punti, migliore realizzatrice della formazione allenata da Cuccarini. Alla fine però il muro delle ospiti ha fatto la differenza, soprattutto nei momenti clou della gara, e le stesse Dall’Ora e Lloyd risulteranno per Busto le migliori in campo in questo fondamentale. La seconda semifinale avrebbe dovuto essere più equilibrata ma così non è stato. L’attacco della formazione marchigiana è rimasto in balia della correlazione difensiva piacentina ben disposta dal tecnico Marchesi, e neppure l’entrata, nelle fila di Urbino dalla fine del secondo set, di Djerisilo, comunque in evidente difficoltà a giocare dopo l’assenza per più di un mese dai campi di gioco, è servita a migliorare l’efficacia in prima linea della formazione di Salvagni. In finale poi, come già detto, il dominio di Busto che ha tenuto in mano il risultato in ogni momento della partita. Brava Busto, salita agli onori della ribalta, del pubblico e dei successi con una politica dei piccoli passi, dove Forte e Aldera sono stati i principali protagonisti della rinascita di una società sull’orlo del baratro. L’hanno fatto scegliendo come tecnico un condottiero, silenzioso ma strenuo, sostenendolo nei momenti più difficili e assemblandogli una formazione come fa un sarto con un vestito: su misura. Hanno operato nell’allestimento della squadra con grande oculatezza, tecnica ed economica; hanno avvicinato un pubblico folto, caloroso, civile originale, oltre che competente. Poi è arrivato il lavoro dello staff e delle ragazze che hanno iniziato a credere negli obiettivi di questa stagione già dopo la sconfitta che Villa Cortese aveva inferto loro nella semifinale della scorsa stagione in gara quattro. Da allora mai più un passo falso e ora ogni sogno diventa lecito. Let’s go Busto!
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