Ciclo mestruale e performance sportive

Dr Cristani Alessandro Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Modena

25/01/2010

Ciclo mestruale e performance sportive
Negli ultimi 30 anni il numero delle donne che partecipano a competizioni sportive è enormemente aumentato (1) tanto che l’importanza del movimento sportivo femminile ha finito per superare, in alcuni Paesi come l’Italia, quello maschile; conseguentemente l’attenzione e la cura per ottenere e mantenere una condizione psico-fisica ottimale delle atlete si è molto accentuata, tanto da mettere sotto osservazione e discussione la condizione sociale di provenienza, la famiglia, il rapporto di coppia, i figli. Inoltre i premi in denaro, in alcuni sport (tennis), hanno ottenuto l’eguaglianza con quelli maschili e l’interesse degli sponsor e dei media, anche in Italia, è in continuo aumento, sollecitato non solo dalle capacità sportive di alcune campionesse (nuoto) e di alcune squadre (pallavolo), ma anche dagli aspetti legati alla loro femminilità.
In questo contesto di attenta vigilanza da parte degli staff tecnici sul benessere delle assistite, molto meno o per nulla si parla della fisiologica “perdita” a cui va incontro l’atleta donna nell’adempimento dell’attività sportiva: il ciclo mestruale (dal latino mensis = mese).
Questo è costituito dall’insieme dei fattori che portano la donna fertile all’ovulazione e si ripete, con cadenza mensile, tra la pubertà e la menopasusa. L’intero ciclo è sotto il controllo (tramite ormoni) di due ghiandole (ipofisi ed ipotalamo) ed è comunemente diviso in due fasi di 14 giorni ciascuna: la prima, detta proliferativa o follicolare e la seconda detta secretiva o luteale (2). La durata del ciclo è il periodo che intercorre tra l’inizio di 2 sanguinamenti mestruali successivi (mediamente è di 28±3 giorni) mentre la mestruazione dura circa 4±2 giorni. Alla fine del ciclo, se l’ovulo non è stato fecondato, si verifica un vasospasmo intenso delle arteriole spirali che portano il sangue all’endometrio uterino, seguito da necrosi ischemica, desquamazione endometriale e sanguinamento per via vaginale. L’inizio del sanguinamento segna il primo giorno del ciclo; la perdita media di sangue durante la mestruazione è di 35 ml, ma tra i 10 e gli 80 ml viene considerata normale.

Per le atlete un semplice disagio o un impedimento ad esprimere al meglio le proprie capacità agonistiche per un lasso di tempo non breve (circa una settimana al mese), considerato che può manifestarsi una sintomatologia dolorosa importante anche nella fase pre-ciclo?

Lo studio della letteratura più recente permette di rispondere alla domanda; inizio con l’ individuare due problematiche correlazioni tra ciclo mestruale e performance, che prendo in considerazione a partire dalla più nota e discussa:

a) la cosidetta “anemia da sports” è più significativamente presente nelle atlete?. Innanzitutto, questa condizione va distinta dalla emodiluizione (evento favorevole ottenuto in risposta ad un buon allenamento) e quindi inquadrata, se tale, (Emoglobina < 12 mg\mL) come carenziale (valutazione della sideremia, della transferrina, della ferritina). Tra le numerose cause di anemia nell’atleta (emolisi meccanica, microperdite intestinali, basso introito di ferro con l’alimentazione, abbondante sudorazione... etc) le mestruazioni non sono da ritenere tra le cause maggiori della deficienza di ferro nelle atlete (3) e della eventuale secondaria anemia carenziale. Un’ unica voce in letteratura (4) sostiene il contrario: lo studio condotto su atlete di resistenza e con adeguata assunzione di ferro, riferisce che la causa principale della carenza di ferro registrata in alcune era da attribuire alle perdite avvenute con il ciclo. Un riscontro, a nostro avviso, sicuramente inusuale anche perchè, con l’aumento dei carichi di lavoro, non è infrequente rilevare una riduzione sia della frequenza che della perdita ematica con le mestruazioni, fino ad arrivare alla loro scomparsa.

b) si ritiene che le fasi del ciclo mestruale possano influenzare il bilancio energetico totale, la quota metabolica a riposo (RMR) e l’immagazzinamento del glicogeno: alcuni studi, infatti, riportano che i valori di RMR sono più bassi durante la fase follicolare (inizio) e più alti durante la fase luteale (fine). Tuttavia altre ricerche mettono ciò in discussione; questo risulta essere un settore assai difficile da esplorare in quanto per ogni individuo i fattori che influenzano il bilancio energetico sono numerosi ( sesso, età, scelte dietetiche, livello di stress...etc) e quindi non è agevole isolarne uno (il ciclo) in un contesto così esteso. Quindi, per ora, non vi è alcuna certezza su questi aspetti metabolici.

Per entrare nel merito della questione (ciclo\performance) è ora opportuno sentire cosa ne pensano le atlete. Per farlo ci si può rifare ad un lavoro (5) del 2006 eseguito al fine di valutare, attraverso un questionario, gli effetti del ciclo mestruale sulle performance di 241 atlete di elite (48 di teak-wondo, 36 di basket, 76 judoka e 81 pallavoliste) delle quali il 27,8% era impegnato in competizioni regionali, il 46,1% nazionali e il 26,1% internazionali.. L’età del menarca (comparsa della prima mestruazione) era compresa tra i 13,22 e 13,92 anni.
Disturbi mestruali, nel periodo di normale attività fisica, erano segnalati dal 14,5% delle atlete, consultate, percentuale che saliva al 20,7% nel periodo di allenamento intenso. Durante le competizioni l’11,6% usava farmaci per controllare i disturbi, il 36,9% accusava mestruazioni sempre dolorose, il 45,6% solo qualche volta, il 17,4% mai. Il riscontro di una attenuazione della sintomatologia dolorosa con l’allenamento o la competizione è riferito dal 63,1%.
Il 71 % delle atlete si sente bene nei primi 14 giorni del ciclo; la stessa percentuale si sente peggio nei giorni che immediatamente precedono il ciclo. Il 62% afferma che la capacità di performance non varia durante il ciclo mentre il 21% sostiene il contrario.
Pertanto il numero delle atlete che si sente bene durante e subito dopo il ciclo è significativamente maggiore del numero in cui non è così, inoltre la condizione fisica e psicologica è migliore nei primi 14 giorni che nei secondi.
Per completare l’analisi è opportuno prendere in considerazione la pillola contraccettiva: è stata una rivoluzione per le donne che fanno sport? Direi di sì in quanto, non solo garantisce dal rischio di gravidanze indesiderate, ma anche il controllo dei sintomi premestruali; il suo uso offrirebbe inoltre altri vantaggi ( aumento della densità ossea, miglioramento delle prestazioni attraverso la riduzione delle perdite) sui quali tuttavia non vi è un esteso consenso.

In conclusione: sebbene la comprensione della fisiologia femminile abbia fatto grandi passi avanti, appare tuttavia necessario che ulteriori studi scientifici prospettici, basati su accurate misurazioni ormonali, eseguite su un ampio numero di soggetti allenati, siano condotti per meglio caratterizzare le fasi del ciclo mestruale e gli eventuali effetti, a breve e lungo termine, che queste hanno sulla capacità di performance. Per ora, lo studio eseguito sulla letteratura esistente, dimostra che la capacità di performance psico-fisica da parte delle atlete NON è diminuita nel periodo mestruale; inoltre le perdite ematiche non sono tra le maggiori cause di anemia carenziale e la sintomatologia dolorosa, al ciclo correlata, si riduce con l’allenamento e la competizione.
La pillola ovarostatica costituisce, in caso di necessità, un ottimo rimedio per la piccola percentuale di atlete che accusano mestruazioni dolorose ed in qualche modo “invalidanti”.
Questo è quanto; si resta in attesa di nuove informazioni che consentano ai medici che seguono lo sport di guidare le atlete non solo verso una sempre maggiore ottimizzazione delle capacità di performance ma anche di garantire loro buona salute per tutta la vita.

BIBLIOGRAFIA

1) Warren MP, Shantha S. The female athlete. Baillieres Best Pract Res Clin Endocrinol Metab
2000;14(1):37-57
2) Harrison Principi di Medicina Interna 13° ed. McGraw Ill Libri Italia
3) Burke L, Deakin V. Clinical Sports Nutrition The McGrow-Hill companies, pag 277.
4) Malczewska J, Raczynski G. Iron status and female endurance athletes. Int J Sport Nutr Exserc
Metab 2000;10:260-76.
5) Kishali NF, Imamoglu O, Katkat D. Effects of menstrual cycle on sports performance. Int J
Neuriosci 2006;116(12):1549-63
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