Diego Mosna e l'Under 23 di Lega a Monte Bondone

di Adelio Pistelli

21/06/2011

Diego MosnaDiego Mosna
Diego Mosna
Monte Bondone: quando il volley va in montagna. Dopo la prima esperienza della scorsa estate, la Lega Pallavolo ha rilanciato, riportando sulle montagne di Trento, la sua selezione Under 23. E’ da queste parti che lo staff tecnico, guidato stavolta da Flavio Gulinelli (nel 2010 toccò ad Alberto Giuliani inaugurare il progetto Lega), porta avanti un lavoro certosino con ventotto atleti provenienti da tutta Italia. Una preparazione, curata nei dettagli dalla sveglia al tramonto, iniziata ai primi di giugno e che finirà il prossimo 9 luglio. “Siamo solo al secondo anno ma possiamo tranquillamente affermare che è già tradizione consolidata”. La considerazione è di Diego Mosna, presidente della Lega e ‘numero uno’ della squadra di Trento, alias perfetto padrone di casa.
“E come la scorsa stagione – prosegue il massimo dirigente - anche in questa occasione c’è grande partecipazione, c’è qualità, determinazione, voglia di fare e di continuare a crescere. E’ un appuntamento interessante che serve in un periodo di stop agonistico. La nostra iniziativa va vista nell’ottica di lavoro e coesione con due punti precisi: lavorare sulla continua crescita tecnica ed il mantenimento della forma fisica”.
Sembra rovesciato il filone logico organizzativo. Una volta era soprattutto la Fipav a dover guardare ai tanti giovani, seguire la loro crescita, salvaguardare un potenziale patrimonio. Oggi tutto ciò sembra appartenere alla Lega. “In questo momento abbiamo una Federazione degli Eventi ed una Lega dei giovani italiani. Nessuna polemica, per carità solo una precisazione su un dato di fatto. Quando il consiglio d’amministrazione del consorzio della società di serie A, ha iniziato a pensare a questo progetto, lo ha fatto parlando anche con i dirigenti della federazione romana, ovviamente. Poi siamo andati avanti per la nostra strada consapevoli di aver individuato il filone giusto per lavorare su materiale sempre più importante per il nostro movimento. E questa seconda esperienza con tanti giovani, alcuni dei quali erano qui anche la scorsa stagione, sta confermando ancora e meglio le nostre aspettative”.
Un capo tecnico, cinque assistenti (Luca Monti, Paolo Montagnani, Diego Flisi, Matteo De Cecco, Andrea Burattini), due preparatori Walter Rizzo e Pasquale Piraino), due fisioterapisti (Maciey Palka e Daniele Dalssas), un team manager (Gabriele Pirruccio): uno staff di prim’ordine.
“Assolutamente, un gruppo affiatato. Poi sottorete con i ragazzi ci sono allenatori molto preparati, motivati soprattutto per la grande passione per questo sport. Sento spesso l’amministratore delegato Massimo Righi che mi relaziona sui quanto accade, però quando posso vengo sempre volentieri a seguire un po’ di allenamenti. E noto solo e sempre la professionalità dello staff ed il tanto costante seguito dei ragazzi. Volendo stilare un veloce consuntivo, diventa facile dire che anche in questa occasione s’è centrato l’obiettivo di massima. Bene così”.
Una parentesi: siamo a Trento e diventa scontato guardare a quanto è accaduto nella stagione appena conclusa… “Capisco cosa vuol dire. Sì, è stata un’annata molto bella difficilmente ripetibile. Cinque titoli, tre con la prima squadra (Mondiale per club, Champions, scudetto ndr) più i due scudetti con le squadre giovanili. Meraviglioso”.
Però a casa Trento c’è anche chi perde, verso presidente?
“E’ vero, inutile girarci attorno: come palleggiatore non vado. Ultimamente sono andato sottorete per uno dei diversi appuntamenti che ci diamo tra amici: è andata malissimo. Però sa cosa le dico: meglio perdere così, tanto ho chi vince” .
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