Il coraggio di osare

09/08/2008

Tai AgueroTai Aguero
Tai Aguero
Conosco Tai Aguero da tantissimi anni. Prima l'ho ammirata dominare un'infinita' di manifestazioni internazionali, l'ho vista vincere in pratica da sola insieme a Regla Torres l'Olimpiade australiana nel 2000, poi l'ho conosciuta bene una volta che ha deciso di lasciare definitivamente il suo Paese per girare pagina, per vivere una vita nuova, lontano da tutto e da tutti, in primis dagli affetti famigliari. Scelta rispettabile in quanto oltremodo dolorosa, condivisibile da qualcuno e rinnagabile per qualcun altro, ma comunque coraggiosa. Dall'ormai lontando 2001, allorquando lascio' nottetempo il Torneo di Monterux per raggiungere Perugia e la sua nuova esistenza pallavolistica e umana, Tai ha vinto tantissimo con il club umbro, ha ripreso a sorridere, si e' fatta amare, e si e' sposata con un italiano, conosciuto ovviamente grazie alla pallavolo. Forse non avrebbe potuto essere diversamente, e cosi' e' stato. Con la sua dolce meta' se ne e' andata prima a Novara e poi in Turchia, e grazie al matrimonio ha potuto godere di un nuovo status, quella di nostra connazionale. A tutti gli effetti, tanto da meritarsi la convocazione in azzurro dal suo vecchio maestro perugino Massimo Barbolini, quando il ct modenese l'ha chiamata a vestire la maglia della nazionale italiana. Scelta ovviamente molto difficile, ancora una volta, ma ponderata a lungo: alla fine la risposta e' stata affermativa, e grazie anche a quella decisione l'Italia e' diventata per tutti la squadra da battere, la numero uno: prima campione d'Europa e poi - addirittura imbattuta - dominatrice dell'ultima Coppa del Mondo. Con Tai sempre sugli scudi, come del resto e' inevitabile: lei oggi e' la numero uno al mondo, una gigante capace di fare sempre la differenza, una fuoriclasse che sa fare tutto e benissimo, una campionessa nel cuore e nella mente prima che nel corpo da superatleta, che non disdegna pure le sfide con uomini che spesso batte. Il destino, beffardo, questa volta le ha giocato un brutto scherzo. A lei che gia' non aveva potuto raggiungere il padre morente, ne' aveva potuto tornare a Cuba per il funerale dedicando poi a lui le vittorie in azzurro, questa volta e' stato negato di riabbracciare per l'ultima volta la madre che stava per essere strappata alla vita da una violenta broncopolmonite. Lei ci ha provato, ha lasciato in fretta e furia Pechino, ha chiesto e ottenuto l'aiuto della Federazione e della diplomazia, ma non ha potuto arrivare al capezzale dell'amata mamma per dinieghi assurdi. Una storia fuori dal tempo, in piena rassegna olimpica, nel periodo in cui si consacrano i valori dello sport e dell'uomo, che per una beffarda coincidenza vede sempre piu' spesso diritti infranti, come insegnano la storia del Tibet, quella della Georgia e quella della Aguero. Tai, con il volto rigato di lacrime e con il cuore spezzato, e' tornata in Cina per giocare la sua prima Olimpiade con l'Italia, e possibilmente per vincerla, per poi dedicarla ovviamente alla mamma. Non riesco nemmeno a immaginare quello che puo' pensare, a quanto lavoro psicologico attende ora il ct che meglio di chiunque altro la conosce, a quanto dovranno essere brave e sensibili le sue compagne nel farle dimenticare questo dramma peraltro indimenticabile. Posso solo dire che le sono vicino, e l'ho ribadito anche in diretta su Radio 24, come del resto le sono vicini tutti quelli anche amano lo sport e in particolar modo la pallavolo. Perche' Tai non se lo meritava, perche' Tai forse paga la sola colpa di aver accettato di vestire un'altra maglia nazionale come se volesse - ma cosi non e' - rinnegare il suo passato: e questo non e' giusto. Ero gia' convinto che le azzurre - che all'esordio hanno piegato autoritariamente la Russia Campione del Mondo senza Tai - avrebbero vinto la medaglia d'oro a Pechino, adesso ne sono stra-certo, perche' lassu' in cielo da oggi hanno una tifosa speciale. 
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