Il più grande spettacolo

di Luciano Pedullà

02/11/2011

Un attacco di Aguero nella World Cup 2007Un attacco di Aguero nella World Cup 2007
Un attacco di Aguero nella World Cup 2007
L’emozione sale: il 4 novembre inizierà la Women World Cup, probabilmente la più importante manifestazione dell’anno in corso. Sono dodici le squadre che si affrontano in Giappone, mancano solo Cuba e Russia, che hanno fallito la qualificazione, poi il meglio della pallavolo mondiale sarà presente per conquistare in quattordici giorni di battaglia sportiva i primi tre posti per l’Olimpiade di Londra del 2012. La World Cup si disputa con la formula del Round Robin itinerante, che passerà per sei città attraversando da nord a sud tutto il Giappone. Da Hiroshima a Sapporo per circa 2000 km, le squadre dovranno cambiare tre o quattro sedi, aggiungendo allo stress delle partite quello degli spostamenti, nei pochi giorni di riposo. E’ un’avventura faticosa ma affascinante che vede l’Italia vincitrice dell’ultima edizione; Cuba si è affermata quattro volte, la Cina tre e poi una volta a testa U.R.S.S., Giappone e Italia appunto. Proprio queste ultime due squadre apriranno il loro calendario incontrandosi venerdì, alle 10,30 ora italiana, in una gara già molto importante anche se non decisiva. La Nazionale del Sol Levante si sta preparando da aprile per quest’obiettivo, passando dalla vittoria al Montreux Volley Masters, primo successo della squadra asiatica in questo torneo, al quinto posto nel Grand Prix e al secondo nei Campionati Asiatici vinti dalla Cina. Subentrato a Yanagimoto nel 2009, il tecnico Manabe, che ha vinto due titoli nazionali quando palleggiava per il suo club e uno da allenatore, non ha inteso fare grandi rivoluzioni: fuori Sugyama e Takahashi portacolori del Nec Red Rockets, il telaio della squadra è stato confermato. La palleggiatrice è Yoshie Takeshita 159 cm di concentrato di tecnica; non si contano più le manifestazioni nelle quali la piccola grande alzatrice ha ricevuto il premio come best setter. E’ curioso poi notare come da tanti anni lei ed Eleonora Lo Bianco incrociano le spade: era il 1997 quando le due giocatrici si incontrarono ufficialmente in una manifestazione, nella semifinale dei Mondiali Juniores in Polonia; nell’altra si incontravano Feng della Cina contro la Russia di Gamova, poi vincitrice in finale sull’Italia allenata da Giuseppe Bosetti, il più grande allenatore italiano dei giovani. Da allora Takeshita ha vestito 281 la maglia nipponica mentre Lo Bianco festeggerà le 500 presenze proprio contro il Giappone. Il gioco affidato alla regista giapponese è caratterizzato da una grande velocità, con primi tempi molto anticipati ma anche un attacco altrettanto rapido dalla seconda linea, dalla zona 6 e 1 con palle imprevedibili soprattutto per Kimura. Miracle Saorin, appellativo con il quale è chiamata dai suoi tifosi, è l’attaccante di riferimento della squadra, dal cui braccio passano la maggiore quantità di schiacciate e di punti. Non è facile fermarla, avendo lei la capacità di gestire con grande abilità tutti i colpi d’attacco, ma è preferibile lasciare un difensore in parallela, badando a scegliere bene il tempo di muro per non concederle la palla di block-out. Non altrettanto brava, ma comunque pericolosa per la velocità del suo gioco, è l’altra schiacciatrice Ishida che ha compiti più limitati sul servizio avversario. Il ruolo di opposta dovrebbe essere occupato da Shinnabe che ha giocato in quella posizione, la finale della rassegna continentale 2011, con buoni risultati in ricezione, ma, attenzione, il ritorno di Kurihara schiacciatrice di esperienza che ha arricchito il suo bagaglio tecnico giocando in Russia nella Dinamo Kazan, potrebbe essere la sorpresa del tecnico giapponese. Nonostante la presenza di Sano come Libero di grande valore, la ricezione della squadra sembra essere uno degli anelli deboli della formazione, oltre al muro anche se il contrattacco è ben supportato dalla grande difesa giapponese. Solo con un servizio tatticamente mirato, coinvolgendo le zone di conflitto tra Kimura e Sano, potrà essere limitato il gioco veloce, che viene alternato con grande acume tattico all’ala e dalle due centrali, grazie alle fast di Araki, vecchia conoscenza italiana a Bergamo, e probabilmente da Yamaguchi, universale del Seagulls Okayama società che ha ospitato la nostra nazionale nei giorni precedenti alla World Cup; a lei potrebbe spettare il compito di sostituire la brava Ai Yamamoto recentemente operata ai legamenti del ginocchio. In panchina la giovane promessa Kano, l’anno scorso a Pavia, ora in forza alla squadra turca del Besiktas, che non ha ancora recuperato però un elevato clima agonistico dopo il grave infortunio capitatole nel 2010. Le azzurre dovranno essere brave a difendere alla giapponese, toccando in modo ordinato a muro anche quando la compostezza non è garantita e sfruttando la maggiore fisicità di attacco sia delle centrali che delle schiacciatrici italiane. I precedenti alla World Cup parlano in favore del Giappone, una vittoria per l’Italia e tre per le nipponiche, ma la fiducia è che le azzurre sapranno essere lo squadrone visto quattro anni fa.
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