Il volley trionfa in provincia

03/06/2008

Rosalba della Sparkling in attaccoRosalba della Sparkling in attacco
Rosalba della Sparkling in attacco
Lo stavamo dicendo da diverso tempo e adesso è finalmente ufficiale: Milano è scomparsa per la quarta volta in 20 anni dalle scene del grande volley. Un primato di cui non andare fieri per la città della Madonnina, questo è evidente, senza volere attribuire colpe specifiche al Gonzaga, alla Mediolanum, all’Asystel e alla Sparkling: situazioni troppo differenti tra loro, tempi troppo diversi, proprietari troppo distanti uno dall’altro come tipologia e portafoglio.

VOLLEY SPORT DI PROVINCIA. Quello che conta sono i fatti, e i fatti dicono che ancora una volta la metropoli lombarda, la capitale economica d’Italia, il centro vitale del Paese, la sede faraonica del prossimo Expo, non riesce a mantenere/non si merita/non vuole la pallavolo di vertice. Chi afferma il contrario, per qualsivoglia motivo, sa di affermare il falso. Troppo distanti le istituzioni (nonostante le belle parole e le tante promesse di qualcuno), troppo assenti le forze economiche, troppo difficile l’impiantistica, troppo alti i costi gestione: in questa città, nella quale lavoro mio malgrado da oltre 20 anni ma che non mi è mai entrata nel cuore e nell’anima, non riesce a tenere in vita una squadra di volley (per il momento parliamo della squadra maschile, in attesa di vedere cosa farà quella femminile: in bocca al lupo ai dirigenti che dovranno cercare di nuovo la promozione dopo un sogno svanito proprio sul più bello). Il solito ritornello, ormai ricorrente da una vita, è tornato prepotentemente d’attualità: il nostro sport è per la piccola, sana provincia italiana, non per i grandi centri. Ovunque è stato un flop a più riprese: Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Milano. Qualche fiammata e poi il nulla, l’obbligo a chiudere baracca e burattini, vanificando le illusioni di tanti. Okay, giuro che non dirò mai più che la pallavolo non può vivere senza le città più importanti. Può vivere eccome. E anche il prossimo anno la serie A1 vivrà alla grande a Cuneo, Macerata, Piacenza, Treviso, Taranto (o giù di lì), Trento (campione d’Italia), Vibo Valentia, Montichiari, Modena, Perugia. Senza dimenticare Pineto degli Abruzzi, che ha acquistato il titolo da Milano (la Lega ha dato il proprio placet all’operazione) e Forlì, che ha vinto uno spareggio mozzafiato a Verona.

SCONSIGLIATO AI DEBOLI DI CUORE. E’ finito 15-13 al quinto set il terzo atto della supersfida tra Verona e Forlì, con la squadra di Piero Molducci pazza di gioia per un’impresa titanica. Entusiasmo alle stelle per la società romagnola, che torna sul massimo palcoscenico dopo un lungo periodo animata dalla ferma intenzione di restarvi a lungo, delusione enorme per la compagine scaligera e per gli oltre 5.500 tifosi accorsi al PalaOlimpia. Un vero peccato per la Marmi Lanza, società seria e bene organizzata, costretta a riprendersi da una sberla che metterebbe ko anche il Mike Tyson dei bei tempi (tra l’altro non può neppure tuffarsi sull’operazione Milano, come aveva ipotizzato in un primo momento, per la non coincidenza dei tempi: il termine è scaduto prima dell’ultima partita dei play off promozione). La prima, pronta risposta? Confermare per i prossimi tre anni Alberto Giuliani in panchina.

ROMA CHE FA? In tutto ‘sto casino, è poco chiara anche la posizione di Massimo Mezzaroma, stra-deluso dalle istituzioni, dalla sensibilità degli altri imprenditori capitolini, dal rapporto con la controparte cestistica della Capitale, che ha la gestione del palazzetto di Viale Tiziano e non fa tanto per aiutarlo. Il presidente della società romana mi ha chiamato l’altro giorno, molto deluso (lui solitamente così entusiasta) per confermarmi che se la situazione non cambierà a breve si sposterà da un’altra parte, attratto da situazioni sicuramente molto più interessanti anche dal punto di vista logistico. Dove? Questo conta poco. Quello che conta è che l’alternativa sia rappresentata da città di provincia, e qui il discorso torna al solito punto. Ovviamente le grandi città sono fantastiche per le operazioni a spot (VolleyLand, All Star Game, finali di Coppa Italia), ma non in grado di supportare la routine dei campionati.

LA SORPRESA PADOVA. Altra telefonata importante che ho ricevuto in settimana è stata quella di Maurizio Sartorati, presidente di Padova. Persona che stimo in maniera incondizionata per la sua serietà e il suo spessore, umano prima che imprenditoriale (e questo la dice lunga su quello che penso di lui, visto che ha un’azienda super…). Ebbene, mi ha stupito quando mi ha detto che ha rischiato seriamente di chiudere la squadra per mancanza di fondi adeguati: il numero uno patavino, abituato a improvvisarsi equilibrista per far tornare i conti e chiudere il bilancio, persona di rara serietà nel mantenere gli impegni presi, è stato sul punto di issare bandiera bianca. E se lui continua a faticare oltremodo nel reperire risorse non spropositate, in una città ricca come Padova, capisco come sia difficile fare pallavolo ad alto livello e come qualcuno rischi di dare forfait. Teniamoci dunque ben stretti i vari padri-padroni del volley, coccoliamoceli, facciamo loro un monumento, perché senza di loro bisogna dire addio alla serie A1 (parlo di loro, ma il discorso vale anche per la serie A2 e per tutto il movimento femminile).

MENZIONE D’ONORE. Se la meritano tutti i patron, con tutti i loro pregi e i loro difetti: Marcello Gabana (Montichiari), Maurizio Sartorati (Padova), Valter Lannutti (Cuneo), Giuliano Grani (nuovo proprietario di Modena), Guido Molinaroli (Piacenza), Diego Mosna (Trento), Fabio Giulianelli (Macerata), Massimo Mezzaroma (Roma), Antonio Bongiovanni (Taranto), Claudio Sciurpa (Perugia), Gilberto Benetton (Treviso), Giovanni Gavelli (Forlì), Pippo Callipo (Vibo Valentia). Grazie di cuore, a nome di tutti gli appassionati di pallavolo.

PECHINO ARRIVIAMO. Chiudo con la nazionale maschile, che ha iniziato con il fiatone il torneo di qualificazione olimpica ma adesso ha trovato il ritmo giusto per staccare il biglietto per la Cina: contro il Giappone nella giornata inaugurale ha annullato la bellezza di 11 palle match ai padroni di casa (si gioca a Tokyo), ma poi alla fine ce l’ha fatta, mettendo in luce due debuttanti doc come Martino e Birarelli. Bravo Andrea Anastasi a gettarli nella mischia, bravi loro a meritarsi la fiducia riposta in loro. Di partite ce ne sono ancora molte, ma l’Italia è più vicina che lontana dalla rassegna a Cinque Cerchi (dove, lo ribadisco, ci sarà da divertirsi e non poco per gli azzurri…).

Buona pallavolo a tutti!

P.s.
Il nuovo governo ha tolto 124 milioni allo sport, e di mezzo ci andranno anche i prossimi Mondiali di pallavolo del 2010. Il presidente federale Carlo Magri si è però detto tranquillo: se non si preoccupa lui, siamo sereni anche noi.

P.S. Sta per arrivare il periodo di dichiarazione dei redditi per tutti: sarebbe gradita la vostra sensibilità nei confronti della Casa della Luce e del Sorriso di Modena, di cui potete vedere il link in questa home page. Versare il 5 per mille è molto facile: basta firmare e indicare come numero 94097010360. Grazie a nome di chi soffre. 
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