Il volley

World League 2004: Finale Italia-BrasileWorld League 2004: Finale Italia-Brasile
World League 2004: Finale Italia-Brasile
La pallavolo è un virus che si inocula nel dna e dal quale non si guarisce più.

A me piace definire in questo modo uno sport che sa regalare emozioni uniche, che ha nella sua peculiarità – l’assenza del contatto fisico - l’obbligo di abbinare la forza pura all’intelligenza. 

Senza dimenticare il fatto che si può declinare al maschile e al femminile indistintamente, trovando continuità anche durante il periodo estivo grazie al beach volley, summa del divertimento e dello spettacolo. 

In Italia questo sport è ormai divenuto uno dei più popolari ed apprezzati, per la disponibilità dei suoi protagonisti e per la correttezza del suo pubblico, in costante aumento negli anni. Con valori positivi ormai universalmente riconosciuti. 

Le tante vittorie della nazionale hanno dato un impulso considerevole all’intero movimento, grazie a quei meravigliosi anni 90 che hanno significato l’indubbio salto di qualità rispetto al periodo in cui era fenomeno circoscritto a qualche regione come l’Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto, la Sicilia e poco più. Dall’ottobre del 1989, primo indimenticabile oro europeo alla Globe Arena di Stoccolma, a oggi la pallavolo ha vissuto un’evoluzione incredibile, entrando nell’immaginario collettivo e conquistando nel contempo consensi e simpatie, in virtù delle tante vittorie – su tutte le tre consecutive al Mondiale – e anche delle sconfitte, in primo luogo quelle olimpiche, dignitose tanto quante intrise di amarezza. Senza dimenticare ovviamente l’alloro iridato delle azzurre, incredibilmente sul tetto del Mondo a Berlino nel 2002. 

Oggi questo sport è maturo, pur con ancora ampi margini di miglioramento innanzi a sé. Ma ha pure l’obbligo di assicurarsi linfa vitale per il futuro, e pertanto di non dimenticare la base. La punta dell’iceberg è di indubbia qualità, grazie a un campionato che non conosce eguali al mondo, ma non si può allentare la presa per assicurarsi il necessario ricambio generazionale. 

Questo deve essere l’impegno di quanti hanno a cuore questo sport meraviglioso, nessuno escluso. 
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