E’ andata in archivio un’Olimpiade che rimarrà nella storia per le sue unicità: il rinvio per il dolente problema della pandemia, gli spalti tristemente vuoti per l’assenza del pubblico, il record di medaglie per lo sport italiano (ben 40, almeno una per tutti e 17 i giorni dei Giochi), la prima (e speriamo non unica) volta in cui i colori azzurri hanno trionfato nella finale dei 100 metri con Marcell Jacobs e nella staffetta 4x100 con Jacobs-Patta-Desalu-Tortu. Proprio questo poker d’assi rappresenta l’emblema della nuova Italia, multietnica e multiculturale, il volto di un Paese che è cambiato radicalmente negli anni: lo sport ha la capacità di lanciare massaggi straordinari in maniera trasversale, a tutti e dappertutto, e proprio per questo anche Tokyo 2020 lascerà un segno indelebile nella nostra memoria. Senza dimenticare ovviamente la splendida immagine di Gianmarco Tamberi e il qatariota Mutaz Essa Barshim abbracciati dopo l’oro conquistato ex-aequo nel salto in alto, un’impresa che ha accomunato due modi di vivere e di pensare.
UN UOMO, UN MITO. Nella mia vita ho conosciuto per motivi professionali molti dei più grandi personaggi del mondo dello sport, non solo del volley: da Roger Federer ad Alberto Tomba, da Arrigo Sacchi a Michael Schumacher, da Alex Zanardi a Dino Meneghin, tanto per citarne solo alcuni. Ma ce n’è uno che merita un posto speciale nell’Olimpo dei grandi: sto parlando di sua maestà Karch Kiraly, un autentico mito vivente che dopo aver vinto due medaglie d’oro nell’indoor con la nazionale stelle e strisce (a Seul 88 e a Barcellona 92) e un oro nel beach volley ad Atlanta 96, a Tokyo 2020 ha guidato gli Stati Uniti alla conquista del primo titolo olimpio battendo in una finale a senso unico il Brasile di Zé Roberto per 3-0 (l’ultimo set è finito 25-14!). Il tutto passando dall’oro mondiale festeggiato a Milano nel 2014 e dal titolo di miglior giocatore del secondo condiviso con il grandissimo Lorenzo Bernardi. Può bastare? Direi proprio di sì, non vi pare? Io ho avuto il privilegio di commentarlo tantissime volte, prima da giocatore e poi da allenatore (anche da vice-allenatore, a Londra 2012), e ne ho compreso la grandezza la prima volta che l’ho conosciuto: è stato in occasione di un torneo di beach volley del World Tour che lui giocava a Jesi nel lontano 1988 insieme a Steve Timmons, che poi sarebbe stato suo compagno nel Messaggero Ravenna campione d’Italia nel 1991: tra una partita e l’altra si fermava sotto l’ombrellone per studiare l’italiano. Avete capito bene… lo faceva perché sperava di venire un giorno a essere protagonista del nostro campionato, ipotesi poi concretizzatasi in due stagioni che hanno dato un impulso speciale al nostro movimento, ovvero quelle che hanno fatto seguito alla vittoria nel Mondiale di Rio del 1990. Un cervello superiore alla media, non solo una tecnica sopraffina sia in prima che in seconda linea quando giocava. Tanto è vero che quando l’ho intervistato nei primi giorni di gennaio del 1991 in occasione dell’All Star Game giocato a Modena, lui nella risposta sapeva già utilizzare le parole “ciascuno” e “ambedue”. Sono passati 30 anni ma lo ricordo come fosse oggi, visto che molti degli americani che conoscevo (e che conosco) dopo anni che erano (o sono) in Italia sanno davvero poco della nostra lingua. King Karch invece no: perché era, ed è, il numero uno assoluto. Chapeau. Primo alloro olimpico di sempre dunque nel torneo femminile per gli Stati Uniti dopo i tre titoli del maschile, argento per il Brasile e bronzo per la Serbia, che nella sfida valida per il podio ha regolato per 3-0 la Corea del Sud di Stefano Lavarini. FRANCIA CAMPIONE. Nella storia dell’Olimpiade la Francia non era mai andata oltre l’ottavo posto, ma questa volta si è superata conquistando un oro tanto inatteso, quanto meritato. E’ riuscita a salire sul gradino più alto del podio del torneo maschile a Cinque Cerchi, degna vincitrice di una finale bellissima: è finita 15-12 al termine di un tie break al cardiopalma, in cui la Russia in avvio si è portata avanti prima di infilare una serie devastante di errori che ha facilitato il compito della squadra di Philipp Blain, il bravissimo tecnico transalpino che adesso resterà ad allenare in Giappone lasciando la panchina per gli Europei a Bernardinho. Trascinati da un fantastico Earvin Ngapeth, i Blues hanno centrato il risultato più importante della loro storia confermando la qualità di un gioco da sempre studiato per la cura dei dettagli, la forza della ricezione e una straordinaria correlazione muro-difesa. La Russia, favorita alla vigilia, ha sbagliato troppo in battuta e in attacco: anche l’azione che ha chiuso la finale è stata una palla schiacciata fuori, per l’esattezza un diagonale da zona 2 di quel fenomeno di Maksim Mikhaylov, forse troppo dimenticato durante il quinto e decisivo set. Un applauso infinito alla Francia, degna olimpionica, e una standing ovation per l’Argentina, terza contro ogni pronostico ma con una determinazione mentale che deve essere studiata: dopo aver giustiziato l’Italia nei quarti di finale, ha perso in semifinale 3-0 la semifinale con i futuri campioni ma si è subito ripresa battendo 3-2 il Brasile nel match che valeva il bronzo dopo essersi trovata sotto 2-1. Una grande soddisfazione per Luciano de Cecco, semplicemente strepitoso, e anche per Facundo Conte, che dopo 33 anni ha riportato un altro bronzo in famiglia dopo che papà Hugo l’aveva conquistato a Seul nel 1988. DELUSIONE AZZURRA. In questo entusiasmante contesto a Cinque Cerchi, resta comunque aperta la ferita della pallavolo, con la doppia eliminazione nei quarti di finale per la nazionale maschile e per quella femminile ad opera rispettivamente dell’Argentina e della Serbia. Per il nostro amato sport dunque un doppio sesto posto e purtroppo nessuna medaglia, come è successo nella scherma e nel nuoto, altre discipline che storicamente hanno sempre regalato tanti sorrisi pregiati all’Italia, visto che neppure Paolo Nicolai e Daniele Lupo ce l’hanno fatta a bissare l’impresa di Rio 2016 dovendosi arrendere (con dignità) ai qatarioti Ahmed Tijan e Cherif Younousse sempre nei quarti di finale. L’amarezza e la delusione sono ancora fortissime, sia per le ragazze di Mazzanti che per il ragazzi di Blengini, il cui destino appare diverso assai: Davide prosegue il suo cammino in azzurro e dal 18 agosto giocherà l’Europeo più o meno con il medesimo nucleo presente in Giappone, Chicco ha detto addio alla nazionale per dedicarsi full time alla Lube Civitanova lasciando il posto a Fefè De Giorgi, cui sarà affidato il non facile compito di rifondare la nazionale del futuro dopo averla ringiovanita. Juantorena e Colaci hanno già dato l’addio, qualcun altro potrebbe essere sacrificato dal neo ct, che potrebbe gettare nella mischia fin dall’imminente Europeo qualche giovane più che promettente (Davide Gardini?). Si inizia il primo settembre per finire domenica 19, con l’Italia inserita nel girone B insieme a Bielorussia, Bulgaria, Montenegro, Repubblica Ceca e Slovenia. Bisogna ritrovare la retta via dando un forte impulso a tutto il movimento maschile, e soprattutto bisogna tornare a vincere, visto che l’ultimo successo risale all’Europeo di Roma del 2005. Sì, ben 16 anni fa, avete capito bene. I motivi sono tanti o forse pochi, questo poco conta. L’errore più grande dopo il flop di Tokyo 2020 sarebbe quello di minimizzare questi risultati negativi e non fare una necessaria e seria autocritica da parte di tutti, Federazione in primis. Bisogna vincere nel breve periodo, non pensare sempre a programmare il futuro. Lo sport di vertice vive soprattutto di oggi, non di domani. L’Olimpiade giapponese ce l’ha confermato in maniera ineccepibile.
WORK SHOP AL PAVESI. Dopo un anno di assenza torna finalmente in presenza l’attesissimo corso per allenatori organizzato al Centro Pavesi di Milano. Nelle vesti di docenti domenica 19 settembre ci saranno due straordinari tecnici, ovvero i due campioni d’Europa: Nikola Grbic, nuovo allenatore di Perugia, e Daniele Santarelli, confermatissimo a Conegliano dopo un poker straordinario di successi. Per tutte le informazioni bisogna rivolgersi al Comitato Regionale Lombardo. Affrettatevi, perché la capienza sarà limitata a 250 persone.
Buona pallavolo e buona vita a tutti!