Italvolley tra sorrisi e stranezze

di Adelio Pistelli

26/05/2010

Andrea AnastasiAndrea Anastasi
Andrea Anastasi
Sorrisi e complotti, un film già visto. Ma in questa occasione non è necessario scomodare le celluline grigie di Poirot per scoprire il gran finale. Stavolta il giallo è più semplice ma ha comunque la sua complessità per come si snoda, per quali contraccolpi regala. Nel mirino e, ancora sottotraccia (sorrisi e complotti, appunto) Andrea Anastasi, il tecnico della nazionale azzurra maschile.
La brutta disavventura in Turchia dell’Italvolley a caccia della qualificazione per gli Europei 2011 ha ridato fiato a qualche ‘trombone’ che aveva già suonato sul finire dello scorso anno quando gli azzurri erano tornati
a casa (sempre dalla Turchia) con un modestissimo decimo posto europeo. C’erano state prime richieste di radicali interventi sulla panchina, grazie (si fa per dire) ad alcuni ‘tromboni’ pronti a cambiare spartito, a prescindere da programmi già delineati e concordati. Insieme.
E, sebbene siano tutti disposti a giurare il contrario, alla vigilia delle tre partite di Gioia del Colle contro Bielorussia, Romania e Turchia che diranno tante altre verità sul cammino dell’Italvolley, ecco tornare a galla sorrisi (da parte di chi apparentemente si dimostra amico del tecnico azzurro) e complotti che (da dietro l’angolo), rilanciano il radicale e necessario (per loro) cambiamento.
IL PRESIDENTE - E’ vero e ufficialmente, al momento parla solo il presidente Carlo Magri. Il numero uno della Fipav ha giustamente voglia di capire, vuole dare una risposta alle domande che si sta facendo (e che gli stanno facendo) dopo la debacle di Ankara. Magri è innamorato dell’Italia, ha stima di Anastasi, sta rilanciando al mittente (come ha fatto lo scorso anno) messaggi dei soliti ‘tromboni’ ma è evidente che il presidente è il primo, dopo aver parlato telefonicamente con Anastasi, a voler guardare dritto negli occhi del
suo allenatore per intravedere spiegazioni, a chiedere precise delucidazioni.
LE ACCUSE – Contro il tecnico azzurre le ‘solite’ accuse: gestisce la nazionale a suo modo, porta avanti il lavoro solo a stretto contatto con il suo staff, ha preso ultime decisioni (prima il libero Bari poi l’esclusione di
Martino) per i più inspiegabili. Poi, la squadra sottorete lamenta poca continuità tecnica e agonistica, c’è il rischio spareggio di settembre (in pieno clima mundial) pr guadagnare gli Europei. Morale: a quattro mesi dalla grande kermesse intercontinentale che si disputerà in Italia, mondiale, vero grande obiettivo da quando Anastasi è tornato sulla panchina dell’Italvolley, per qualche ‘trombone’ è arrivato il momento di cambiare musica.
LE DIFESE – La prima: Anastasi è solo con il suo fedele staff e con l’inseparabile team manager Gavazzi. Già dalla scorsa stagione e ultimamente più che mai, ritiro azzurro sempre orfano di un dirigente e, assenza sempre più prolungata da parte di chi, in passato, era assidua ‘spalla’ del coach e condivideva con lui problematiche di ogni tipo. Vero, sottorete non vanno i federali ma invece di inviare in maniera carbonara il ‘soliti’ disfattisti messaggi contro il tecnico, sarebbe cosa buona e giusta mettersi qualche volta insieme attorno ad un tavolo per discutere, confrontarsi. Magari anche con toni accesi ma l’arma del dialogo è, da sempre, il miglior spartiacque. Ma poi: avrebbe senso, a quattro mesi dal mondiale, cambiare ‘spartito’? La musica, alla fine, sarebbe sempre la stessa perché i giocatori sono gli stessi. E ancora: che ripercussioni ci sarebbero a livello di immagine? Il dibattito è aperto, se volete ma intanto, andiamo a vedere le qualificazioni europee e presto sapremo.
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