La festa è finita

di Luciano Pedullà

01/05/2011

La delusione delle giocatrici di PiacenzaLa delusione delle giocatrici di Piacenza
La delusione delle giocatrici di Piacenza
Piacenza è retrocessa: peccato! Dispiace che questa società non abbia la possibilità di disputare un'altra stagione in A1; l’aspetto che ha sempre dato il gruppo emiliano, per chi come me l’ha vista da fuori ma conoscendo comunque l’ambiente della pallavolo, è quello di persone oneste, corrette nei programmi e nelle promesse, attente a non fare il passo più lungo della gamba e che forse per questo motivo hanno dovuto pagare dazio, rispetto a chi questo ragionamento troppo spesso non l’ha fatto. Questa società ha puntato su gente giovane, sul marchio italiano, iniziando la stagione con una sola straniera in campo, dando fiducia, in seguito alla brava Scarabelli e soltanto quando ha scoperto che gli infortuni potevano minare il cammino della squadra, tornare sul mercato e ripescare Beier. Anche la scelta di affidarsi al tecnico Chiappafreddo meritava un miglior risultato finale, per un allenatore che in questi anni ha lavorato con umiltà e che in passato, con cavalleria, lasciò lo scettro del comando al suo maestro Caprara per poi seguirlo con la romanticità che ormai si nega allo sport di livello. Mi capita spesso di parlare di giovani, giocatrici e allenatori, lo faccio perché credo che solo attraverso il lavoro con la base possa crescere la pallavolo italiana e mantenersi negli ambiti tecnici che merita. Abbiamo bisogno di giocatrici giovani che lavorano in palestra e che spingano per trovare il posto in squadra ma che possano avere allenatori che glielo permettano di fare sostenendole. Questo aumenta la competitività e le titolari devono continuare a migliorare la propria qualificazione se vogliono mantenere il posto in campo. Dobbiamo anche avere tecnici che stiano in palestra, dedichino tanto tempo alla cura dei fondamentali, quelli di seconda linea, più difficili e complessi da imparare, più noiosi da insegnare, ma anche i più redditizi nella coralità del gioco. C’è anche la necessità di trovare società che lavorino con pazienza per ottenere i risultati o quanto meno che credano nella programmazione e che alla luce di questa permettano agli allenatori di gestire con vera serenità pluriennale il lavoro quotidiano. Purtroppo questo accade sempre meno ed è sempre più presente il modello che porta le dirigenze a cercare di ottenere il risultato in modo immediato: si spera di ottenerlo ingaggiando giocatrici di alta esperienza, investendo molti soldi, magari a vuoto perché alla fine dell’anno vince solo una squadra. Poi gli sponsor si sentono traditi, abbandonano i progetti e ai dirigenti non rimane la possibilità di proseguire nel cammino intrapreso; ci provano, per trovare durante la stagione le risorse che permettano di mantenere le promesse fatte ad atlete e staff, ma molte volte non ci riescono, e la storia della squadra inizia a essere quella di una strada senza ritorno. Mi ha colpito molto quanto scritto dal grande amico, ma soprattutto dall’incredibile intenditore della pallavolo che è Lorenzo Dallari, a proposito delle società sopravvissute in A1 dal 2005: credo che attualmente il movimento pallavolistico femminile fa grande fatica a sopportare il carrozzone che gli viaggia attorno, soprattutto quando l’economia del nostro paese non concede più a grandi benefattori di contribuire allo strapotere di questa disciplina sportiva attraverso l’ingaggio di incredibili talenti stranieri. Allora dobbiamo pensare di farlo con il nostro lavoro, con il sacrificio, che poi tale non è perché io in palestra mi diverto sempre molto, delle ore passate alla cura di un fondamentale e di una giocatrice che solamente dopo anni di mortificazioni reciproche vediamo realizzata secondo quanto credevamo e speravamo. Per questo mi dispiace che Piacenza sia retrocessa. Sono contento invece che la squadra di Radogna abbia guadagnato l’accesso agli ottavi dei play off: pochi possono sapere la fatica fatta da questo gruppo di giocatrici in questi mesi e il tecnico barese, il grande vecchio, quindi saggio, ha grossi meriti su questo risultato. Da domani parleremo di play off.
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