Marco Bonitta e una panchina che non c'è

di Adelio Pistelli

08/11/2009

 Marco Bonitta Marco Bonitta
Marco Bonitta
Ha passato nove anni con la nazionale femminile (suo lo storico mondiale vinto a Berlino 2002); altre sei stagioni è stato seduto su panchine di club. Ma adesso? "Adesso sono sempre nel mondo dello sport, magari faccio altro, di riflesso sono nella sfera pallavolo ma sempre e comunque aggiornato, pronto a ripartire".
Il quarantaseienne ravennate Marco Bonitta, insomma sembra vivere questa situazione di <precario del volley> senza particolari pressioni. "Certo e non farò nessuna preclusione: mi spiego. Quando decisi di guardare solo al settore maschile fu una scelta affrettata. Se capiterà una nuova opportunità professionali, non mi fermerò a guardare da che sponda arriverà. Sono pronto per rientrare un progetto, qualsiasi sia l’eventuale novità tecnica".
E’ attualmente impegnato altrove, ma una panchina le manca e tanto, vero? "Come potrei dire il contrario, si, mi manca. Diciamo che vivo l’attualità con la consapevolezza di positive prospettive e tutto ciò che sta accadendo intorno è solo preziosa anteprima a ciò che accadrà sicuramente da qui al prossimo futuro".
E’ sempre aggiornato, diceva quindi avrà una sua idea anche sul problema giovani che, nel maschile, è decisamente delicato. "Ci siamo cullati troppo nel recente passato. Non solo su vittorie che arrivavano comunque ma anche perché, alla fine, dieci-quindici ragazzi per la nazionale ci sono sempre stati. Invece il livello si stava gradualmente abbassando e non ce ne rendevamo conto e anche per questo motivo s’è perso l’ attimo fuggente per iniziare a seminare. E e quando c’è stato da raccogliere, il prodotto è sotto gli occhi di tutti. E’ significativo quanto è stato fatto nel femminile. Il problema era aggregare. E se per le donne era diventato tassativo perché si rischiava di perdere tante risorse, al maschile era importante fare qualcosa per bloccare i pochi talentuosi degli ultimi tempi".
"Adesso c’è il Blu College, progetto interessante ma purtroppo non tutti i giovani migliori sono presenti
– chiude Bonitta - e credo che questa innovazione sia ancora troppo poco. Penso allora ad aggregazioni regionali, a gruppi interregionali per l’idea di qualche club importante e capire insieme dove e quando poter intervenire concretamente".
Sigla.com - Internet Partner