Mauro Berruto e le "tre fasi" Italia

di Adelio Pistelli

24/07/2011

Mauro BerrutoMauro Berruto
Mauro Berruto
Tre fasi per capire, per crescere e, per a provare ad annullare uno svantaggio. L’Italvolley è ripartita ed è sotto pressione con un programma pieno zeppo di capitoli, magari diversi tra loro ma, appunto, con un primo grande obiettivo: intanto giocare i prossimi Europei da protagonista, punto di riferimento in prospettiva. “Stiamo entrando nel dettaglio, presto metteremo sotto la lente d’ingrandimento una miriade di informazioni su tre squadre europee che ci sono arrivate davanti nell’ultima World League, senza tralasciare il ‘solito’ Brasile che era e resta il team avanti a tutti. A prescindere”. Mauro Berruto rilancia. Il tecnico della nazionale ha portato i suoi azzurri a Cavalese e, tra le montagne trentine, è iniziata la prima delle tre fasi che accompagnerà l’Italvolley agli Europei di metà settembre in Austria. “Ho con me diciotto giocatori che in questo momento vanno in palestra in tre turni e vengono sottoposti a lavoro fisico, prima di una precisa preparazione sulla tecnica individuale. Con loro avremo anche riunioni dettagliate per parlare di Russia, Bulgaria e Polonia le tre che ricordavo, più la Serbia, team che ritengo possa tornare protagonista agli Europei, dopo una brutta World League. Il nostro, insomma, sarà un lavoro particolare, guardando anche agli innesti che ci sono stati nel gruppo iniziale. Successivamente quando andremo a Monza, inizieremo concretamente a mirare alla tattica, al gioco, al modo di stare in campo ripartendo anche da quanto s’è fatto proprio nell’ultima manifestazione internazionale. E da metà agosto, entreremo decisamente nel vivo con un torneo in Polonia e le tre amichevoli (due con la Repubblica Ceca e una con la Serbia, ndr) importante anteprima delle sfide europee, in Austria”.
A proposito di innesti, uno su tutti e, per una serie di motivi facilmente comprensibili è il ritorno di Simone Parodi. “Dire cosa succederà da qui a settembre è difficilissimo però Simone s’è presentato in condizioni fisiche ottimali. E’ stato bravo a seguire il dettagliato programma di riabilitazione dopo il suo grave infortunio. A Bologna negli ultimi due mesi, soprattutto e in un momento di stop delle attività, ha portato avanti la terapia con scrupolo e diligenza, voglioso di tornare quanto prima al meglio. Ho letto che aveva desiderio di ritrovare il pallone. Ne avrà la possibilità ma, ripeto, è troppo presto per dire qualcosa di preciso in prospettiva”.
E’ tornato Mastrangelo, era previsto; non c’è Fei ma era noto ai più che l’opposto avesse già optato per un prolungato riposo azzurro. Invece, ed è stata una generale sorpresa non vedere Vermiglio che sembrava dover tornare dopo la World League. “E’ una scelta precisa e legata a quanto è accaduto proprio durante la World League stessa. Vero, c’era la possibilità che Valerio potesse rientrare nuovamente nel giro azzurro ma ho preferito dare seguito a quanto fatto con Travica in un’ottica che guarda lontano, anche oltre l’Europeo. Un momento, per favore: so benissimo e riconosco in Vermiglio palleggiatore di valore mondiale. Però, proprio questa mia considerazione mi ha portato alla decisione di lasciarlo ancora a casa. Ho parlato con il giocatore, con serenità e schiettezza, ricordandogli anche che era e resta un grande azzurro sul quale fare sempre affidamento. Ma volendo puntare sul filone-Travica, non riuscivo proprio a vedere Valerio come suo secondo, cosa che avrebbe dovuto fare riportandolo nel gruppo. E non è una questione di competizione, ci tengo a ribadirlo. E’ vero, ho sempre sostenuto che nella pallavolo per alcuni ruoli come per il centrale, lo schiacciatore, la concorrenza spesso se necessaria, è solo positiva. Questa sorta di antagonismo, invece, non riguarda il palleggiatore e, lo ribadisco guardando alla scelta fatta. So il valore di Vermiglio, guardo alla crescita di Travica lavorando in un gruppo che deve diventare concretezza in un biennio, periodo corto ma carico di impegni. Nel mirino ci sono le Olimpiadi, il grande obiettivo di tutto il nostro movimento, competizione, del resto, ancora da guadagnare con qualificazioni delicate. E allora, sapendo già su quali giocatori puoi contare, mi sono preso la responsabilità di mirare con più assiduità su altri, sicuramente affidabili ma che devono ancora crescere”.
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