Nicola Grbic, un esempio da seguire

di Adelio Pistelli

03/10/2010

Nikola Grbic in palleggioNikola Grbic in palleggio
Nikola Grbic in palleggio
Esperienza, classe, intelligenza, in una parola: indispensabile. Inutile girarci attorno, Nikola Grbic lo rimpiangi se non c’è: assicura spettacolo ed è una garanzia per la squadra con la quale gioca. Chiedere conferme e trovare certezze sul trentasettenne palleggiatore serbo un po’ ovunque non è nemmeno tanto difficile. Intanto perché è nella sua nazionale da quando è diventato maggiorenne e ancora, è un protagonista del campionato italiano dalla stagione 1994-1995, senza soluzione di continuità. E dire, poi, che difficili e delicate
vicissitudini extrasportive registrate a metà degli anni novanta, hanno vietato a Grbic di presentarsi a Italia 2010, con un record che pochi potrebbero vantare: giocare per la quinta volta questa grande manifestazione.
<E stavolta sarà anche l’ultima - annuncia sorridendo – ma c’è poco da fare>. Lascerà quella maglia che ha indossato come Jugoslavia, Serbia&Montenegro, quindi Serbia. Però non mette limiti, a prescindere delle due stagioni che lo legano ancora a Cuneo, con un club. <Questa è un’altra storia – continua – con un suo seguito. Invece dovevo fermarmi dopo le Olimpiadi di Pechino, sono ancora qui, ma saranno le ultime prestazioni con la mia nazionale in un mondiale bellissimo ma troppo ciontagiagto da vicende... esterne>.
Il Brasile resta il favorito? Come sempre, per la sua continuità negli ultimi anni ma non è l’unica e
proprio per l’equilibrio a cui facevo riferimento. Ci sono squadre come l'Italia, Russia, la Bulgaria, la Serbia, in corsa con giustificate ambizioni. E' nostro obiettivo cercare di arrivare in alto come, del resto, ci succede da tempo e poi, ovviamente cercare di vincere. E sì, se sogni una vittoria hai le possibilità per centrarla perché, quando hai un grande team e noi lo siamo, un successo si costruisce anche a livello mentale che va in
sinergia con sicurezza e responsabilità. Motivazioni decisive o quasi per arrivare ad una medaglia. Pressioni? Questa pallavolo è cambiata tanto, per i giovani è più difficile sopportare situazioni fisiche tecniche e psicologiche e anche per questo motivo mi aspetto altre sorprese>.
Sarà il suo ultimo mondiale, come lo sta vivendo? <E’ una situazione particolare e mi sento onorato. E, spesso penso a mio padre Milos che ho perduto (il nome lo porta il secondo figlio di Grbic, nato ad
agosto e che fa compagnia a Matiya di 4 anni, ndr). Una figura alla quale io e mio fratello Vladimir eravamo molto legati. La concretezza di papà, il suo incondizionato e continuo supporto sono stati decisivi. Hanno regalato sicurezza, consapevolezza nella costante ricerca di miglioramenti nella vita e nello sport>.
A proposito del fratellone, grande campione, ambasciatore dello sport del vostro Paese, oggi anche vice presidente della vostra Federazione. Lei cosa farà da grande? <Molti mi danno come sicuro allenatore, non lo so ma dopo più di vent’anni passati in palestra è facile immaginare un futuro ancora con il volley. Però ancora non ci penso, nemmeno un po’>.
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