Non abbassiamo stipendi e alziamo le coppe

di Luciano Pedullà

01/04/2011

Non abbassiamo stipendi e alziamo le coppe
Urbino ci regala tre set di grande livello agonistico e va a vincere in Russia gara uno della Coppa Cev, avvicinandosi al suo primo trofeo grazie ad una partita giocata, contro Krasnodar, con estrema dovizia tattica. Il muro della formazione marchigiana ha toccato e vinto in molte azioni di gioco dimostrando una buona preparazione alla partita. Merito dell’attenzione delle giocatrici, ma grande anche la bravura del tecnico Salvagni, che evidentemente ha preparato la partita con grande acume. La scuola italiana prepara tecnici da prima linea e i risultati si vedono tutti i giorni. Le formazioni che stanno dominando la stagione italiana in A1 e A2 vantano allenatori che si sono formati, anche attraverso apprendistato umile e lungo, nel lavoro di base di questo sport; anche in Europa hanno grande considerazione e spesso i tecnici della federazione italiana conducono ed hanno portato al successo nazionali estere e club, Guidetti, Miceli e Chiappini, tanto per citarne alcuni. Non sempre, però, uguale considerazione c’è riconosciuta a casa nostra (“nemo profeta in patria”), da una dirigenza che spesso pecca di miopia e che si affida a scelte consigliate più da mestieranti che dal buon senso. Salvagni ha fatto la gavetta, passando da squadre di secondo piano a formazioni che hanno faticato per mantenere impegni economici e di programmazione ma ha resistito più per il piacere dell’attività che svolge, ma anche per il dovere della sua professionalità. Quest’analisi si collega facilmente al discorso che, nella scorsa settimana, ha tenuto banco nelle pagine dei giornali e nei comunicati della Lega, dopo che il caso Castellana è rimbalzato o, forse stato fatto rimbalzare, come una patata bollente. La proposta di Nesic, stimato tecnico Serbo cresciuto anche lui attraverso la pallavolo del bel paese, di abbassare gli stipendi ma per averli certi, subito ripresa con veemenza dalla Lega Femminile, mi trova in assoluto disaccordo. Gli stipendi devono essere proporzionati alla professionalità e alla competenza della persona, devono dare al miglior allenatore la stessa considerazione che viene data alle giocatrici di primo livello. Altro discorso è il professionismo della pallavolo femminile, probabilmente utopistico in questa situazione, che potrebbe prendere forma se la struttura delle società potesse modellarsi secondo gli esempi che ci arrivano dall’estero, come dalla Turchia o Giappone. Attualmente però non mi risulta che sia un problema di ingaggi in quanto le formazione che in questa stagione stanno pagando gli ingaggi più elevati, hanno sempre onorato rispettosamente gli impegni presi, anche nei tempi agonisticamente e strutturalmente più difficili. Ce ne sono tante, serie, organizzate nelle quali spesso la dirigenza ha saputo sobbarcarsi l’onere dei debiti per rialzare le sorti della propria società. Penso a Cislago a Michele Forte e ai suoi collaboratori che dopo anni di pesante calvario raccolgono con merito la semina faticosa del passato. Busto sta vivendo un'altra stagione da protagonista: giovedì ha strappato solo un punto a Novara, ma si sta esprimendo ancora una volta compagine valida per la contesa finale. Ha sorriso anche Modena, dimostrando che ha le carte in regola per la permanenza in A1 e trascinando nella bagarre finale Castellana, oltre che Piacenza, Perugia e una Pavia al lumicino. Nel week end la giornata vedrà solo tre gare, una al sabato e due la domenica, ma soprattutto la partita di ritorno tra Urbino e Krasnodar con la speranza che l’Italia possa fregiarsi di un ennesimo titolo.
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