Progetto Etiopia Oltre la Rete

22/11/2018

Progetto Etiopia Oltre la Rete
Oltre la Rete, progetto sportivo di cooperazione internazionalerealizzato da Scuola di Pallavolo Anderlini in collaborazione con MOXA (Modena per gli altri - Onlus) e la ONG Parma per gli altri.
Proposto in due areerurali dell’altopiano centromeridionale dell’Etiopia:
• distretto di Loma nella zona del Dawro Konta con 3000 bambini coinvolti;
• area di Shellala nella zona di Hadiya con 1500 bambini coinvolti.
 
Etiopia – Missione di Shallala, 10-20 novembre 2018
Partecipanti:
Alessandro Chiossi – Ideatore del progetto
Rodolfo “Giobbe” Giovenzana – Coordinatore e Responsabile progetto Oltre la Rete x Scuola di Pallavolo Anderlini
Susanna Benedetti – Tecnico della Scuola di Pallavolo Anderlini
Riccardo De Dominicis - Tecnico della Officina Volley Terni (Anderlini Network)
 
Dal diario di viaggio di Riccardo De Dominicis (Direttore Tecnico di Officina Volley Terni, Società dell’AnderliniNetwork)
 
Partiamo, quasi sei ore di volo e siamo ad Addis Ababa e non Abeba.
Il responsabile in Etiopia, Mr. Zerihun ci attende con un fuoristradae dopo una breve colazione si parte: ci attendono 300 km di strada africana.
Paesaggi, volti, animali, comunità si avvicendano lungo la strada: storie millenarie, colori stupendi, visi bellissimi.
Impieghiamo circa 8 ore per raggiungere la nostra meta: Shallala, su un altopiano ad oltre 2000 metri sul livello del mare.
Un piccolo villaggio dove una missione di suore offre assistenza sanitaria e non solo.
Un villaggio africano che si estende tra la vegetazione per chilometri e chilometri.
Ci offrono un letto,un bagno e del cibo: silenziose e sorridenti ci accudiranno per tutta la settimana.
Stanchi ci prepariamo ad una notte di riposo.
È domenica: il villaggio é in festa, camminiamo un po’ e poi andiamo a messa.
Uomini seduti da una parte, donne dell'altra: bambini davanti e adulti dietro, tutti in una dignitosa compostezza partecipano cantando alla loro messa, pregano e sperano un futuro migliore.
Pomeriggio prove tecniche: inventario dei materiali, prova montaggio dei campi e a fine giornata gonfiamo i palloni.
Èsera: scriviamo il programma del giorno dopo e ci corichiamo.
Lunedì,  si inizia.
Andiamo a scuola: classi colorate e festanti ci aspettano, sono tanti, sorridenti e felici di avere lo "straniero" tra loro, iamo la loro novità, il loro sorriso, e per qualche giorno la loro gioia.
Tutti quei palloni gialli lì in terra stanno a significare che oggi è un giorno speciale.
Cinque ore di lezione con classi di 60,70 e anche più ragazzi e ragazze, ci eravamo preparati bene e tutto fila liscio, si divertono, ridono, urlano ed era questo il nostro scopo: i loro professori ci aiutano, guardano, collaborano e solo come lo sport sa fare si fondono con noi.
È sera: siamo stanchi ma c è mercato e siccome c è una volta alla settimana, andiamo, colori, odore, umanità e miseria si fondono insieme: ci mischiamo a loro cercando di mimetizzarci…è difficile; lo straniero è inconfondibile e così abbiamo tanta gente che ci cammina dietro.
È martedì, comincia un nuovo giorno, nuove speranze, nuove emozioni, nuovi vortici.
Lasciamo ai prof l'organizzazione del lavoro e noi li aiutiamo incoraggiandoli, sono bravi, hanno i loro ritmi, la loro storia, la loro millenaria cultura.
Sono orgogliosi e fanno: i nostri occhi si incrociano e scatta sempre un ok di approvazione.
Finisce la giornata e ci dedichiamo ad un oretta di cammino tra la vegetazione, case, animali,orti, alberi e umanità si fondono in un panorama di luce particolare.
Scattiamo foto a più non posso, e seguiti da bambini festanti, dimentichiamo i nostri anni, i nostri pensieri, le nostre occidentali responsabilità e ci mettiamo a fare i giullari.
Scende la luce, e la sera ci attende.
Giorni simili, si ripetono scandendo il ritmo della lentezza dell'orologio biologico.
Alla scuola stiamo facendo un buon lavoro, con insegnanti ed alunni.
Tra di noi c è empatia, è nata una chimica che non era scontato nascesse.
Per la prima volta non mi sento al di sopra di una persona più bisognosa di me: sono riuscito a scendere dallo scalino e a mischiarmi con il tutto che mi circonda: capre, asini, bambini, donne, uomini, mucche, piante.
Esco al mattino senza dovermi ricordare di prendere i soldi, i documenti o le chiavi della macchina, non ho nulla ma ho la libertà: i soldi sono i sorrisi e le strette di mano, i documenti il mio viso e la mia anima, la macchina i miei piedi.
Arriviamo a venerdi: è il giorno dei saluti.
Non è facile e a raccontarlo si pecca di buonismo.
Umanità è anche piangere, e come diceva Mauro Rostagno il pianto é il sorriso con le lacrime, e  noi stiamo ridendo piangendo.
Roberto De Dominicis
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