Pujol guida la Francia contro l'Italia dopo la grande paura

di Adelio Pistelli

16/06/2011

Pierre Pujol Pierre Pujol
Pierre Pujol
"Sto bene, anzi benissimo. Adesso quello che mi manca, soprattutto che ci manca, è una vittoria importante".
Pierre Pujol sorride. Il ventisettenne palleggiatore della Francia è seduto in un divano dell'hotel CapoTaormina. Sono le 17,30, aspetta i compagni per raggiungere Messina, per l'ultimo allenamento prima della sfida di World League contro l'Italia. Si gioca domani sera (alle 20), Pujol spera nel colpaccio. "E' troppo necessario, a questo punto. Ci serve per ritrovare morale e guardare avanti con più ottimismo e fiducia".
La Francia è miseramente ultima nel girone con gli azzurri (decisamente primi) su Cuba e Corea. E per la doppia sfida siciliana (sabato sera si replica a Catania) nel clan dei "cugini" c'è voglia di rivalsa. "Sarà dura, durissima ma la gara di Messina (dove è previsto l'ennesimo pienone, ndr) è troppo importante. Dobbiamo provare a rovesciare almeno un po' il nostro attuale momento. Ci serve".
Che Francia è?
"Una squadra nuova, con alcuni giocatori al vero e proprio esordio. Una selezione che, ovviamente, sente la mancanza di personaggi importanti che avrebbero potuto aiutarci nella crescita. Un nome? Antiga, per esempio. Poi, siamo senza Samica, infortunato ma stiamo comunque giocando sempre meglio. E' chiaro: una vittoria sarebbe l'ideale per sbloccarci dopo tante amarezze. Le due sconfitte iniziali di World League contro l'Italia potevano anche starci. Forse una terza con Cuba ma poi, dovevamo vincere, soprattutto con la Corea. Invece siamo qui a cercare di rialzarci, con addosso però tanta determinazione, sapendo di avere le possibilità per riuscirci".
Parla a ruota libera e diventa ancor più determinato quando entriamo nel problema fisico (fortunatamente risolto) che lo aveva bloccato agli inizi di febbraio scorso. Palleggiava a Treviso, il braccio destro, la mano gradualmente non rispondevano più: s'è dovuto fermare. "Ho avuto tanta paura. I primi contatti, prima con un medico in Veneto, poi in Francia mi avevano dato per spacciato: non giocherai più, mi dissero. Potete capire il mio stato d'animo. Ma non mi sono arreso. Ho parlato con Geric che ha avuto il mio problema, come Paparoni, come Birarelli. Ho saputo e ammirato la grande forza del centrale azzurro nel voler rientrare dopo tre anni di assenza. Ho capito la forza d'animo, il carattere di chi aveva subito l'infortunio come il mio. Poi, a Modena quindi a Parigi, la svolta: trovata la cura ed eccomi qui. Da un paio di mesi sono tornato a palleggiare, mi manca il ritmo ma è tutto superato".
Il rammarico più grande?
"Forse il problema, a Treviso, non è stato capito subito e continuando a giocare abbiamo peggiorato la situazione".
Ed eccolo di nuovo sottorete, come fosse la prima volta. Come accadeva, in Sicilia (a Ragusa) dieci anni fa, all'esordio con la nazionale francese e, proprio contro l'Italvolley. "Ricordo bene, eravamo anche un'altra squadra. Che emozioni. Però non dobbiamo abbatterci. Stiamo lavorando in prospettiva nella consapevolezza di attraversare un momento difficile ma siamo un gruppo buono, con tanta voglia di far bene. Via, a testa alta sapendo che qualcosa di buono accadrà sicuramente".
Lavorate pensando alle qualificazioni olimpiche, giusto?
"Certo ma anche con uno sguardo interessato ai prossimi Europei dove sono in palio già posizioni importanti in prospettiva Londra 2012. Le prime tre vanno alla Coppa del Mondo di novembre, che assegna subito la qualificazione. E' vero, al momento e vista la nostra situazione, è un panorama difficile ma viviamo una gara alla volta. Poi vedremo".
E da fine settembre, intanto, Pujol torna a giocare con un club?
"Sì, andrò in Polonia e so che mi divertirò. Il peggio è passato davvero". 
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