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Ruben Acosta a tutto campo
Ruben Acosta a tutto campo
di Lorenzo Dallari
06/04/2006
Ruben Acosta, il n° 1 della FIVB
Ruben Acosta, il n° 1 della FIVB
E’ il presidentissimo, da 22 anni. Eletto poco dopo l’Olimpiade di Los Angeles, comanda – indisturbato o quasi – la pallavolo internazionale. Quasi da dittatore, come in diversi gli hanno imputato nel tempo. “A dire il vero sono troppo vecchio per iniziare la mia carriera di dittatore, come soleva ripetere De Gaulle”.
Sorride Ruben Acosta. Lo conosco dal 1989, quando l’Italia ha vinto il primo, storico Europeo al Globe Arena di Stoccolma, in Svezia. E negli anni ho avuto modo di apprezzarne la lungimiranza che gli ha consentito di far diventare la Fivb una delle più belle realtà dello sport mondiale.
“In questi lunghi anni ne abbiamo davvero inventate tante… Forse non tutte sono state accolte con entusiasmo, poi abbiamo avuto ragione noi: World League, tre palloni, rally point system, libero, novità che abbiamo studiato per 4 anni prima di approvarla. Il nostro segreto consiste nel fatto che quella della pallavolo è una grande famiglia, con un’organizzazione democratica, in cui si discute di tutto”.
E’ in grandi condizioni, Acosta. Insomma, si è ripreso alla perfezione dal problema che lo ha minato nel 2003. “Mai stato meglio, mi sento benissimo. E se qualcuno dice che sono malato, è lui ad avere problemi alla testa…”. Parte all’attacco, non ha paura. Non ne ha mai avuta molta, anche quando ha fatto scelte impopolari. “Noi alla Fivb lavoriamo molto per realizzare il futuro, e pure adesso stiamo pensando al prossimo quinquennio, coltivando ottimi rapporti con Giappone, Cina, America del Sud e Italia”. Italia, ho capito bene? “Sì. Forse in passato abbiamo avuto qualche problema, ma adesso siamo in sintonia. Tanto è vero che abbiamo organizzato a Roma la finale della World League del 2004, la finale del Grand Prix del 2004 e quella del prossimo settembre. Ma soprattutto stiamo per firmare con Carlo Magri entro un mesetto il contratto per assegnare al vostro Paese l’organizzazione del Mondiale maschile del 2010, nel quale verranno coinvolte non 6 ma 10 città, per dar vita a un grande successo. L’Italia del resto è anche il Paese preferito da mia moglie, e spesso le nostre vacanze le facciamo qui”.
Salta fuori – come sempre del resto – la signora Malù, presidente-ombra della Fivb, grande dirigente, da sempre nei posti di comando a fianco del marito. Il rispetto e la stima sono reciproche da tanto tempo, da quando mi chiesero di andare a lavorare a Losanna nell’ormai lontano 1990, proposta mai concretizzata (“te l’ho fatta due volte ed è ancora valida”, ci tiene a sottolineare la presidentessa). Acqua passata, almeno per me, pur nella consapevolezza che sarebbe stata una bella esperienza in un ambiente molto stimolante.
“La pallavolo, secondo i dati del Cio, l’ultimo anno ha registrato 3.5 miliardi di telespettatori, molti di più di atletica, basket, football. Un dato impressionante che ci fa onore. Ma noi vogliamo rendere il nostro sport ancor più spettacolare, dinamico, senza interruzioni al gioco: vogliamo coinvolgere maggiormente il pubblico, con ragazzi che si uniscano ai giocatori delle due squadre, e con giocatori che parlino con la gente, a stretto contatto con che ama questo sport. La pallavolo deve andare in questa direzione. E poi stiamo pensando a ufficializzare il secondo libero per squadra. Insomma, non stiamo fermi”.
Buone nuove anche da oltre oceano. “Doug Beal sta dando vita alla Lega professionistica negli Stati Uniti, maschile e femminile: ci ha dimostrato che si può fare e questo darà grande impulso a tutto il movimento. In America del Sud abbiamo competizioni incredibile per numero e qualità, la Norceca lavora su un numero straordinario di competizioni. Prospetto nuovi trionfi in quanto al pubblico”.
Idee chiare e tanta voglia di guardare avanti, nonostante i suoi 72 anni. E’ proprio vero che il potere logora chi non ce l’ha… “E sono pronto a candidarmi ancora una volta, a Tokyo, nel mese di ottobre, prima del Mondiale giapponese”. Per la prima volta con un avversario serio, almeno così pare. Anzi, Jean Pierre Seppey – l’ex gm della Fivb - proprio a me ha detto di poter già contare sul 30% dei consensi. Ma quando lo dico ad Acosta, quasi si mette a ridere. “ E’ stato da noi cinque anni e conosce neanche il regolamento quel loco (ha detto proprio così!): non può candidarsi chi non ha fatto parte del board della Fivb, e lui era nostro dipendente. Non so se fuma o beve troppo…”.
Inutile aggiungere altro. Come sulla faccenda di Mario Goijman, l’ex presidente della Federazione Argentina che lo aveva accusato di essersi impossessato di soldi e di aver falsificato il bilancio della Fivb. “Anche quello è loco, e il tribunale di Losanna ha detto che è tutto a posto. Tre udienze per arrivare alla decisione dei giudici svizzeri di non procedere. C’è stato solo un errore amministrativo. Punto. Sono pulito e alla fine ha trionfato, come sempre, la verità”.
Saluti tra i sorrisi, con la certezza di ritrovarlo presidente almeno fino al 2040. Poi toccherà, forse, a Francesco Franchi, da poco inserito nel board.
Un ringraziamento sincero per aver accettato una chiacchierata negata a tanti. Forse in segno del nostro rapporto radicato nel tempo. Non posso parlare di amicizia, ma di rispetto reciproco sì. Arrivederci in Giappone, Presidente, anche se mi pare di aver capito che il capitolo relativo a Seppey non è ancora stato archiviato.
precedente:
Il 5 per mille alla Fipav
successivo:
La lettera della candidatura di Seppey
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