Talento

di Luciano Pedullà

08/05/2011

Talento
Cos’è il talento? Ancora adesso ai corsi per allenatori e a quelli di aggiornamento mi fanno spesso questa domanda per la quale io ho sempre avuto le mie personali idee. Marco Aurelio Motta è un talento? Certamente ha dato un grande impulso alla pallavolo italiana e la maggior parte degli addetti al lavoro del volley di casa nostra se ne sono dimenticati troppo velocemente. La squadra cadette della Turchia ha vinto il campionato europeo casalingo femminile battendo in finale la Nazionale Italiana con un netto tre a zero che non permette repliche. Motta è stato messo in naftalina e abiurato da parte della categoria degli allenatori italiani che non hanno dato credito alla sua metodologia e ai suoi progetti pallavolistici. Eppure il tecnico brasiliano vanta un imponente albo d’oro con la vittoria dei primi mondiali con la nazionale giovanile brasiliana, alcune stagioni con la selezione del suo paese e l’esperienza in Turchia all’Eczacibasi. Ho avuto il piacere di conoscerlo, nella sua poco riconosciuta esperienza italiana, e stimato per la sua disponibilità al colloquio per spiegare il significato del suo lavoro, corretto nella sua sensibilità verso chi voleva imparare che fosse giocatrice o tecnico andato ad ammirarlo. Da lui è iniziato in Italia il percorso del Piano Altezza, quello cioè che ha portato ai successi della generazione dei fenomeni nel femminile che tanto adesso, giustamente, portiamo sul palmo della mano. Motta ha saputo continuare il suo lavoro in silenzio e, approdato quest’anno in Turchia, ha raggiunto al primo impegno un importante risultato. Il suo talento è lo studio della pallavolo, della propria squadra prima che dell’avversario, dell’allenamento semplice ma ripetuto per tante ore e grande intensità in palestra. Complimenti per questo successo. Quali sono le giocatrici di talento? Lo sono Lucia e Caterina Bosetti? All’età di sedici anni già in serie A1 le sorelle, figlie d’arte, hanno impresso un marchio sulle nazionali giovanili italiane, magari non sempre vincendo, come in questo Europeo dove la nazionale Italiana si assestata sul secondo gradino del podio, ma spesso dando un impronta al gioco delle azzurre. Nella finale con la Turchia Caterina è stata top scorer della gara, premiata come best receiver della manifestazione, e nelle gare precedenti ha portato le azzurre ad accarezzare il sogno, ancora una volta non raggiunto: peccato ragazze, peccato Luca! Il segreto di queste due giovani, e di altre come loro, ancora poche, è il lavoro in palestra, sotto la incessante cura di mamma Franca e papà Giuseppe, innumerevoli ore a curare bagher, attacco tecnica fondamentale, andando sempre su tutti i palloni in difesa. Il loro talento si chiama preparazione, programmazione, passione; non è nel Dna, si coltiva rimanendo in un ambiente evoluto per la cultura specifica in cui si vuole crescere. Il talento è l’attività che la passione ci aiuta ad affrontare alacremente tutti i giorni in palestra, che ci fa rientrare ogni volta all’allenamento come se fosse il primo che facciamo, con la stessa emozione, con uguale abnegazione. La pallavolo italiana deve tornare a credere al valore dell’impegno costante in palestra per costruire i talenti che potranno riportare nella nostra nazione altri mondiali successi. Complimenti infine anche a Elena Perinelli e Chiara Scacchetti, anche loro menzionate per la loro qualità individuale in attacco e palleggio.
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