Te la do io l’America

di Luciano Pedullà

15/11/2011

Giovanni GuidettiGiovanni Guidetti
Giovanni Guidetti
Dopo due meritati giorni di riposo, nel corso dei quali tutte le squadre si sono trasferite a Tokio, si gioca da mercoledì l’ultima parte di un’estenuante World Cup. L’Italia, praticamente già qualificata alle Olimpiadi di Londra, mancandole aritmeticamente tre punti, per conquistare uno dei tre posti disponibili, che potrebbe guadagnarli grazie alla vittoria del’ultima partita con il fanalino di coda del Kenia, dovrà difendere la prima posizione con due delle squadre che hanno fin’ora espresso con regolarità il miglior gioco della manifestazione, ovviamente assieme all’azzurre. La Germania, ben diretta da Guidetti ha impressionato per la crescita tecnica e di gioco dimostrata nei mesi successivi al Grand Prix; merito sicuramente di Angelina Grun che, dopo un periodo dedicato al Beach Volley è ritornata al suo primo amore, l’indoor, e con lui a rivestire la maglia della nazionale già dagli europei. In zona quattro, in diagonale con lei sono apparse in grande miglioramento le prestazioni di Brinker mentre il posto di zona due è occupato da Kozuch, conoscenza del pubblico italiano per avere vestito la maglia di Sassuolo e Novara. D’altronde quasi tutte le tedesche che calcano il campo hanno preso parte al campionato italiano: come dimenticare le ottime performance di Furst con Pesaro e Bergamo e la bella stagione di Ssuschke a Cesena? Unica giocatrice a non essere mai uscita dal campionato nazionale è il libero Tzscherlich, che rappresenta tra l’altro l’unione tra il pre e il post Guidetti della squadra teutonica. La regia è affidata a Weiss, molto irregolare nella distribuzione e nella precisione. A lei sono attribuite le prestazioni meno felici ma spesso dà un contributo fondamentale nelle gare più importanti anche grazie a un servizio molto efficace. La squadra tedesca è molto brava nel lavoro tecnico e tattico di difesa mentre diventa prevedibile nel gioco e nelle uscite di attacco, appena la ricezione non riesce ad avere la massima brillantezza. La sfida con l’Italia dovrebbe vivere sulla capacità da parte delle azzurre di indirizzare il gioco della formazione di Guidetti favorendo le traiettorie d’attacco meno gestibili dalle schiacciatrici tedesche che, in linea di massima sono quelle giocate in parallela, per le zone quattro e la fast, e verso la zona cinque per i centrali e gli attacchi di seconda linea. Sfida da non perdere quella con le americane, gara che potrebbe decidere la squadra che uscirà vincitrice dalla manifestazione giapponese. La formazione ottimamente diretta dal neo zelandese McCutcheon, campione olimpico con la squadra nazionale maschile Usa, vanta due delle migliori schiacciatrici del panorama mondiale, Destinee Hooker, famosa in Italia non solo per le sue gesta pallavolistica ma anche per essere letteralmente fuggita ingiustificatamente a metà campionato da Pesaro, dove stava giocando la stagione scorsa; l’opposta americana ha una capacità di salto che le permette, quando si coordina, di andare ad attaccare la palla da zona due e quattro ad altezze e con traiettorie difficilmente difendibili anche per la velocità con le quali arrivano verso il campo avversario. L’altra attaccante di mirabile elevazione è Akinradewo, brava sui primi tempi davanti ma capace anche di una fast giocata a un’altezza difficilmente contrastabile da qualunque muro. Sulla sua diagonale Bown, alternatasi molto con Scott, due delle pietre miliari della pallavolo americana già in campo contro l’Italia quando le azzurre vinsero i mondiali nel 2002. Con loro c’era pure la giovane Tom, ora grande punto di riferimento della formazione a stelle strisce, vero manuale tecnico della pallavolo in formato … umano. Anche Larson, l’altra schiacciatrice ha caratteristiche tecniche spiccate ma, se messa sotto pressione può diventare fallosa in ricezione e costituire l’anello debole in campo. In seconda linea il libero Davis, neo acquisto di Piacenza, ordinata soprattutto in difesa pur non vantando una gestualità tecnica particolare. La squadra è ottimamente diretta da Berg, palleggiatrice di Villa Cortese, ma che ha giocato anche a Pesaro e Novara, regista che quando ha la palla vicino a rete è capace a farla viaggiare a una velocità invidiabile da molti specialisti del ruolo della pallavolo maschile. Il derby tra lei e Lo Bianco sarà fantastico da ammirare e risolutivo per le sorti della gara. Chiuderemo con il Kenia campione d’Africa ma che alla World Cup non ha conquistato la vittoria nemmeno con l’Algeria. La formazione diretta da Paul Bitok è composta quasi interamente da giocatrici militanti nel Kenia Prisons formazione presente al Mondiale per Club a Doha: Wania in palleggio, Khisa e Khadambi le centrali, Makuto e Moim le schiacciatrici e Maiyo opposta con compiti di ricezione e seconda linea, miglior talento della squadra, e Tarus libero potrebbe essere la squadra che dovrebbe affrontare l’Italia nell’ultima gara. Poi, ci auguriamo, l’apoteosi finale.
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