VIVERE DA CAMPIONE. Preghiera al beato Giovanni Paolo II, Papa e sportivo

di Don Alessio Albertini, Segretario Commissione Sport Diocesi di Milano

27/04/2011

Giovanni Paolo IIGiovanni Paolo II
Giovanni Paolo II
Beatissimo Padre, Giovanni Paolo II, guarda ancora con simpatia dal Paradiso tutti gli sportivi e lo sport nelle sue varie forme e continua a suscitare la stima della Chiesa per questa nobile attività umana.
Tu conosci l’importanza che assume oggi la pratica sportiva perché, con un linguaggio da tutti comprensibile, può favorire l’affermarsi nei giovani di valori importanti e profondi, quali la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, la condivisione, la solidarietà. Proprio per tale motivo, in questi ultimi anni essa è andata sempre più sviluppandosi come uno dei fenomeni tipici della modernità, quasi un “segno dei tempi” capace di interpretare nuove esigenze e nuove attese dell’umanità.
Nei tuoi numerosi interventi, ci hai sempre insegnato che lo sport è un’attività che implica ben più del movimento fisico: richiede l’uso dell’intelligenza e la disciplina della volontà. Rivela la meravigliosa struttura della persona umana creata da Dio come unità di corpo e di spirito. Non è mera potenza fisica ed efficienza muscolare, ma ha anche un’anima.
Allora, ti preghiamo: aiuta ogni atleta a ricordare quel momento in cui Dio Creatore ha dato origine alla persona umana, il capolavoro della sua opera creatrice, e lo ha dotato di talenti straordinari perché impari a superare se stesso e a tendere verso quel traguardo che trascende l’esperienza del tempo per aprirsi all’assoluto di Dio.
Tu, che hai dato buona testimonianza nel tuo ministero, incoraggia i campioni dello sport, tanto apprezzati dalle folle, ad essere, oltre che grandi atleti, anche egregi campioni nella vita, capaci di distinguersi nella ricerca dei veri valori che rendono l’uomo grande come persona umana, cioè lo rendono più uomo.
Sappiano riconoscere sempre la loro grande responsabilità sociale e così possano davvero essere, non solo professionisti amati e stimati, ma anche testimoni attendibili di rettitudine, di amicizia e di umanità. Non è solamente il campione dello stadio, ma l’uomo nella completezza della sua persona che deve diventare un modello per milioni di giovani, i quali hanno bisogno di “leader” e non di “idoli”.
Abbiamo più che mai necessità di uomini che sappiano comunicare il gusto dell’arduo, il senso della disciplina, il coraggio dell’onestà e la gioia dell’altruismo.
Ti affidiamo, Papa Santo, i tanti ragazzi che praticano sport perché imparino a distinguersi per lealtà nella competizione e onestà, dominio del proprio fisico e dei propri riflessi, rispetto della persona e perfezione spirituale, consapevolezza dei limiti delle proprie capacità, accettazione di regole precise, rispetto dell’avversario, senso di solidarietà e altruismo.
Riconoscano che questi valori, acquisiti oggi attraverso lo sport, li accompagneranno sempre, anche quando il corpo non risponderà più alle esigenze del gioco, ma la “partita” della vita richiederà ugualmente il loro impegno di uomini.
In un mondo in cui talvolta è dato constatare la presenza dolorosa di giovani stanchi, segnati dalla tristezza e da esperienze negative, ti preghiamo, Santo Padre, per tutti i dirigenti, tecnici e medici perché possano essere amici saggi, guide esperte e allenatori non solo sui campi sportivi, ma anche sulle vie che conducono ai traguardi degli autentici valori della vita.
Siano sempre fautori del vero spirito sportivo, senza lasciarsi travolgere dall’ossessione del successo, né soggiogare dalle dure leggi della produzione e del consumo o da considerazioni puramente utilitaristiche ed edonistiche.
Fa che da ogni stadio si alzi un messaggio di speranza: anche lo sport può contribuire a costruire la pace!
Tra gli atleti è presente una sorta di fratellanza universale, un rispetto sincero per tutte le persone e un vivo apprezzamento delle doti e capacità altrui. Gli atleti continuino ad amare la sfida e l’eccitazione di una gara importante, ma vissuta in un clima di amicizia così che, invece di creare rivalità e litigi, aumentino il rispetto reciproco e la stima, per stabilire fraterne relazioni tra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di stirpi diverse.
Lo sport impari a non vivere per se stesso, correndo così il rischio di erigersi a idolo vano e dannoso per la massa dei tifosi.
Invochiamo una sana cultura dello sport capace di impedire quella nota rincorsa spasmodica rivolta soltanto ad ottenere dei risultati, affinchè torni ad essere gioco, festa e gioia di vivere.
Chiediamo che venga riscattato dagli eccessi del tecnicismo e della produttività mediante il recupero della sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia, di favorire il dialogo e l’apertura degli uni verso gli altri.
Lo sport seguito dagli spalti diventi segno emblematico per tutta la società e preludio di quella nuova era in cui i popoli “non leveranno più la spada l’un con l’altro”.
Illumina e benedici, o Beatissimo Padre, i responsabili, dirigenti, appassionati di sport e atleti, perché possano ritrovare un nuovo slancio creativo e propulsivo che porti lo sport fuori dalla crisi che troppe volte lo attanaglia.
Caro e amato Giovanni Paolo II, continua dal Paradiso a sussurrare nelle orecchie dello sport che questo messaggio non vada mai dimenticato. Amen
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